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pubblicato: mercoledì, 8 ottobre, 2014

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L’Isis a Kobane: i limiti della strategia di Obama

La città siriana di Kobane, sul confine turco, è ormai in mano all’Isis. I miliziani jihadisti avanzano. I raid aerei della coalizione internazionale guidata dagli Usa non stanno ottenendo risultati significativi. Il piano di Obama sta andando a sbattere contro limiti strategici e calcoli politici.

Nonostante i bombardamenti, infatti, l’Isis prosegue la sua offensiva e ha ormai preso Kobane, consolidando la loro posizione nel nord della Siria. Già ieri il Wall Street Journal aveva scritto che l’Isis aveva “piantato la sua bandiera nera sulla porta di ingresso della Nato, una bandiera ben visibile da dentro la Turchia”.  Nelle ultime ore i raid della coalizione internazionale si sono fatti più intensi proprio nella zona di Kobane nel tentativo di rovesciare le sorti dello scontri.

La Cnn ha raccontato che secondo diversi funzionari dell’amministrazione Obama la caduta di Kobane non rappresenterebbe però una preoccupazione per Washington. Ma Jenny Cafarella, analista militare che lavora negli Usa, la pensa diversamente: conquistare Kobane significa per l’Isis infliggere un duro colpo alla resistenza curda e consolidare la propria posizione con notevoli vantaggi strategici.

Isis 2

Photo by The US ArmyCC BY 2.0

Negli Usa sono tante le voci critiche nei confronti della strategia di Obama. Per il Wall Street Journal il presidente ha sbagliato nel non aver deciso un intervento contro Assad.

Per il Time la città di Kobane in mano all’Isis “non solo fornirebbe al gruppo nuove vie per l’approvvigionamento, ma dimostrerebbe anche che gli Usa sono lontanissimi dallo sconfiggere i miliziani. L’America non sta ottenendo alcun successo” ha commentato il Time, secondo il quale la coalizione internazionale fino a oggi non è riuscita a raggiungere risultati sensibili perché manca un coordinamento a terra sul suolo siriano.

Questo impedisce anche di poter procedere con raid aerei più mirati ed efficaci. Ed è sempre lì che si ritorna: chi deve intervenire a terra. Perché la necessità di truppe sul terreno non è mai sfuggita a nessuno.

Il presidente turco Erdoğan ha dichiarato che la città di Kobane è ormai in mano ai miliziani dell’Isis: i curdi stanno per cedere. Secondo Erdoğan i raid aerei vanno intensificati ma è comunque necessaria una operazione di terra: “Il terrore non terminerà fino a quando non collaboreremo per un’operazione di terra”.

Anche la voce dell’Iran trova posto nel coro di rimproveri: Teheran ha denunciato “la passività della comunità internazionale” che non sta facendo nulla per fornire aiuto concreto a Kobane. Ma l’Iran manda anche un messaggio alla Turchia, dicendo che è necessario “sostenere il governo siriano contro i terroristi”.

Le forze militari turche sono a un passo dalla Siria: carri armati e soldati di Ankara sono dispiegati lungo il confine, a poche centinaia di metri da Kobane. Erdoğan potrebbe decidere di procedere ma è più probabile che chieda un cambio di rotta alla coalizione internazionale. La Turchia infatti rimane sulle proprie posizioni: è pronta a un intervento armato di terra ma in cambio vuole una no fly zone in Siria e soprattutto l’impegno a rovesciare il regime di Assad. La strategia di Obama deve fare i conti con i vantaggi politici che gli alleati intendono raggiungere.

Intanto un altro paese si affianca agli Usa e agli alleati che stanno conducendo raid aerei in Siria e in Iraq: si tratta del Canada, che però ha già precisato che non invierà truppe a terra.

Immagine in evidenza: photo by DVIDSHUBCC BY 2.0


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wavettore
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Nota la stranezza di come ISIS minacci l’Europa ed il Mondo intero meno Israele che gli e’ al fianco. La mascherata continua in questo grande palcoscenico mentre il futuro di tutte le genti dipende proprio da come vengono intesi ISIS, Al Qaeda e l’Undici Settembre. Un nuovo apparato Mondiale dovrebbe investigare fino in fondo gli eventi dell’Undici Settembre. Non c’e’ bisogno di un altra Commissione USA che faccia finta di investigare e per questo ci vorrebbe una Commissione esterna. Inoltre servirebbe una seconda investigazione nei confronti del Senatore John Mc Cain dopo la rivelazione del fatto che si e’ incontrato con il fondatore di ISIS. “Questo e’ il problema. Lui (il senatore Mc Cain) si e’ incontrato con ISIS, ed ha fatto una fotografia con lui, senza sapere quello che stava succedendo a quel tempo. —Sen. Rand Paul (R-Ky.), in un intervista con il Daily Beast, il 16 Settembre. Questa fotografia e’ l'ovvia evidenza che il complotto Mondiale non e’ una teoria. Il capo di ISIS e’ quell’ Abu Bakr al-Baghdadi che e’ stato trattenuto in una prigione USA e che fu’ a colloquio con Mc Cain prima di essere stato rilasciato nel 2009. Non c’e’ dubbio che i Sionisti e le loro agenzie addette al controterrorismo abbiano ogni mezzo per assoldare mercenari di ogni Paese ed estremisti islamici facendo tutto senza dover mai mostrare la loro faccia o il loro portafoglio. Una Guerra mondiale e’ stata gia’ pianificata. Obama e’ sotto forte pressione da parte di tutti i media e dei tanti parlamentari USA al soldo di Israele (come Mc Cain) per coinvolgere le truppe Americane sul terreno contro ISIS e per iniziare questa Guerra in vece di Israele. Il presidente USA riconosce la trappola Sionista e per adesso resiste dal mandare quelle truppe. La commedia continuera’ fra le lacrime dei Farisei mentre a Gerusalemme la moschea Al Aqsa arrivera’ sul punto di cottura. Sara’ Jeb Bush, il prossimo presidente USA, a sistemare tutto con uno spettacolare atto finale.

Buona visione.

http://www.wavevolution.org/it/humanwaves.html

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  1. […] chilometri di distanza da Baghdad, infatti, lo Stato Islamico sta continuando la sua offensiva su Kobane, cittadina siriana ai confini con la […]

  2. […] dell’Isis sta mostrando tutti i limiti della strategia Obama e sta costringendo i vertici militari e politici a cercare soluzioni. Il capo di stato maggiore […]

  3. […] del  2006 e del 2010. I motivi? Difficile dirlo ma le ipotesi non mancano: altri temi (ebola e Isis per fare due nomi) potrebbero ad esempio aver catturato più e meglio […]

  4. […] destino della città resta in bilico: giorni e giorni di raid aerei da parte della coalizione internazionale guidata dagli Usa non hanno respinto indietro l’Isis, che secondo un comandante curdo citato dalla BBC controlla […]