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pubblicato: martedì, 12 maggio, 2015

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Barbara Spinelli molla Tsipras ma non il seggio: tutte le contraddizioni dell’eurodeputata

Barbara Spinelli

“Io penso che ognuno debba fare quello che sa, e io mi esercito nella scrittura, nello smascherare le falsità che vengono dette in politica. Questa cosa, bene o male, la faccio da decenni. So fare solo questo. Non so fare politica“. Così un anno e due mesi fa Barbara Spinelli, mentre annunciava la sua candidatura alle europee 2014 per la lista L’altra Europa con Tsipras, con la promessa, in caso di elezione, di cedere il seggio di Strasburgo a “qualcuno più capace”. “Non è un inganno per l’elettore, la mia candidatura”, assicurava la Spinelli: “La visibilità che ho grazie alla scrittura ora è data a tanti invisibili combattenti d’Europa“.

E ci restò parecchio male Marco Furfaro, uno degli “invisibili combattenti” della Lista Tsipras, quando la scelta della Spinelli di tenere il seggio lo escluse dall’Europarlamento, lasciando Sel senza deputati a Strasburgo – al punto da indirizzare alla giornalista una lettera aperta dai toni molto duri: “Non importa se sono, anzi, siamo, perché con me c’era un’altra persona, Eleonora (Forenza, ndr), stati trattati come carne da macello in questi giorni. Senza nessuna cura per le persone in una lista che recitava “prima le persone”. Non importa se in quasi 15 giorni non abbia ricevuto né telefonate né mail né nient’altro da Barbara Spinelli per comunicarmi ripensamenti o altro”.

Barbara Spinelli

L’addio di Barbara Spinelli alla Lista Tsipras

Sul non cambiare mai opinione, i francesi inventarono una massima illuminante. E certo la Spinelli – che in Francia vive e lavora – deve averla fatta propria, perché altrimenti non si spiega il suo recente addio alla Lista Tsipras. In una nota diffusa ieri, l’europarlamentare afferma: “L’Altra Europa nacque come progetto di superamento dei piccoli partiti di sinistra; come conquista di un elettorato deluso sia dal Pd e dal M5S sia dal voto stesso (astensionisti), dunque un elettorato non esclusivamente “di sinistra” – e come elaborazione di nuove idee su un’Unione ecologicamente vigile, solidale, capace di metter fine alle politiche di austerità e ai nazionalismi xenofobi che esse hanno scatenato. Ritengo che L’Altra Europa non sia oggi all’altezza di quel progetto“.

A questo punto uno pensa: “Ma se ritiene fallito il progetto, allora forse è il caso che si dimetta, cedendo il posto a chi nella Lista Tsipras ancora crede – come avrebbe già dovuto fare un anno fa”. E invece no. Rimarrà come indipendente nel gruppo Sinistra Unitaria Europea, Barbara Spinelli: “Non intendo contribuire in alcun modo – spiega – a un’ennesima atomizzazione della sinistra fondando o promuovendo un’ulteriore frazione politica. La mia attività sarà concentrata sulle attività parlamentari europee con attenzione particolare a quello che succede in Italia e in Grecia”.

Soffiare il seggio a un candidato, per poi affrancarsi da un cartello elettorale entrato all’Europarlamento al fotofinish (con il 4,03%) – guardandosi bene dal rinunciare alla poltrona – può sembrare però un comportamento un po’ bizzarro per una che intende scongiurare l'”ennesima atomizzazione della sinistra”: deve trattarsi sicuramente di un rimedio omeopatico.

Spinelli: “Futuro Europa dipende da questione greca”

In Italia non entrerò in nessun gruppo, se eccettuo la mia militanza nell’associazione Libertà e Giustizia”, ci tiene a sottolineare Barbara Spinelli, che aggiunge: “In Europa, continuo a essere convinta che l’Unione e l’eurozona vinceranno o si perderanno politicamente – e democraticamente – a seconda di come sarà affrontata e regolata la “questione greca”. Proseguirò le battaglie fatte in questo primo anno di legislatura in difesa dei diritti fondamentali, a cominciare dalla questione migranti. In Italia – promette – continuerò a combattere le grandi intese, l’idea di un “Partito della Nazione”, l’ortodossia delle riforme strutturali, la decostituzionalizzazione della nostra democrazia“, qualunque cosa queste ultime due vogliano dire.

E così, la giornalista che voleva solo scrivere, che si sentiva inadatta alla politica e per questo la fuggiva, finisce per entrare bene nella seconda veste tanto quanto nella prima, se è vero – come dice il Frank Underwood di House of Cards – che “nessuno scrittore sa resistere a una buona storia, così come un politico non sa trattenersi dal fare promesse che non può mantenere”.

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