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pubblicato: mercoledì, 28 maggio, 2014

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Una testimonianza dal Centrafrica: perché la diplomazia perde tempo?

centrafrica

In Africa spesso l’inconcepibile diventa realtà e in un paese dove regna il caos e il disordine sociale, vige la legge del più forte e la forza è determinata dall’avere un arma.
Muoversi è complicato, lo sanno i giornalisti, lo sanno i militari e lo sanno anche le ONG che troppo spesso si concentrano in un solo villaggio perché più raggiungibile, o perché “protetto” dai soldati stranieri, dimenticandosi completamente che questo paese è vasto e necessita di aiuti concreti ma sopratutto di stabilità.

Inutile riempire magazzini improvvisati che durante la notte sono alla mercé dei tanti sbandati che compiono scorribande ferendo, o peggio, i volontari disarmati che fanno la guardia. Sembra assurdo ma in alcuni quartieri c’è abbondanza, capita di vedere gente che rivende il proprio sacco di riso perché non ne ha bisogno, gente che si presenta alle distribuzioni con una bomba a mano perché non è nella lista dei beneficiari e pretende, gente che muore ammazzata da un colpo d’arma da fuoco perché i francesi non scherzano e non ti puoi presentare con un coltello, oppure finisci con un piede affettato perché neanche i balordi col machete non scherzano.

centrafrica misca

Insomma regna la confusione…. E i deboli? Gli ultimi? Quelli senza armi, senza risorse? Quelli che non vivono nel quartiere dove arriva il camion stracarico? Fra gli ultimi in questo momento ci sono i Bororo, un popolo di pastori nomadi di fede musulmana che da sempre si muove liberamente su vasti territori cercando nuovi pascoli per le loro mandrie.

Dopo che i Seleka sono fuggiti dal Centrafrica o si sono nascosti, i Bororo sono diventati il principale bersaglio degli anti-balaka e non solo, ed è cominciata una vera e propria caccia all’uomo. Tutti i maschi che superano i dieci anni di età, se trovati, vengono ammazzati sul posto, le donne e i bambini, talvolta, vengono risparmiati ma privati delle vacche e quindi di ogni forma di sostentamento e abbandonati nella brousse. Tuttavia molti uomini, sentendosi braccati, sono riusciti a fuggire con parte delle mandrie in Ciad e in Camerun ma hanno dovuto lasciare indietro il resto delle famiglie che ora sono ancora nella savana o protette e assistite nelle missioni. Queste persone da oltre due mesi chiedono solo di poter uscire da questo paese, e tornare alla propria vita di pastori.

centrafrica diplomazia

MISCA, UNHRC, PAM, e altre ONG sono a conoscenza della situazione da molto tempo ma di fatto questo popolo è completamente a carico delle missioni e rimane intrappolato e quotidianamente minacciato di ritorsioni. Sono qualche centinaio di persone e basterebbe una scorta e pochi camion per ricongiungerli alle proprie famiglie al di la del confine. Tante belle parole ma pochi fatti… Perchè la stracollaudata diplomazia internazionale ci mette tanto?

Raffaele Masto

 


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