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pubblicato: domenica, 11 marzo, 2012

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Il problema della rappresentanza e del consenso

crisi della rappresentanza

E’ una frase che sto sentendo sempre più spesso da un po tutte le parti, si riferisce alla politica che ha smesso di ascoltare e di rappresentare tutti.
Si riferisce alla democrazia che non può essere, come dicevano Stuart Mill e Tocqueville, una dittatura della maggioranza tout-court, ma che deve ascoltare di più, anche le minoranze.

[ad]Ora veniamo ai fatti degli ultimi mesi, alcuni in particolare hanno attirato la mia attenzione.
2 proteste molto forti che hanno causato milioni di danni, alla comunità e alle persone coinvolte loro malgrado.
Lo sciopero selvaggio dei TIR e le proteste violente dei No Tav.

Per violenza non intendo soltanto quella dei camionisti verso chi non voleva scioperare o le pietre e gli insulti contro la polizia o contro i giornalisti, ma anche verso quei poveri cristi bloccati in autostrada o in treno per ore. Persone che si sono viste di fatto sequestrate da una protesta improvvisa e inattesa, persone che non saranno mai ascoltate da nessuno perché non gridano, perché portano sulle proprie spalle i propri problemi senza scaricarli sugli altri con azioni spettacolari per attirare l’attenzione di tutti (che tradotto vuol dire: fatte per finire in tv o sui giornali). Credo che ci sia una buona dose di narcisismo e di disgustoso egoismo in questa spettacolarizzazione della protesta ma andiamo avanti.

crisi della rappresentanza

Dicevamo quindi che c’è una crisi di rappresentanza, della politica, ovviamente, ma solo della politica?
Leggendo questo articolo viene fuori che il sindacato che dice di rappresentare l’85% dei camionisti aveva stretto un accordo col governo, l’85% mica il 51% eppure il risultato è stato che gli scioperi ci  sono stati lo stesso e per giunta selvaggi, ed hanno paralizzato l’Italia per giorni causando svariate centinaia di milioni di danni. Delle due l’una: o questo sindacato non rappresentava nessuno o in Italia bastano percentuali minime di dissenso per mandare tutto all’aria. Ci sono in questo caso anche sospetti di infiltrazioni malavitose, resta il fatto che il Governo ha fatto il suo dovere cercando e trovando un accordo condiviso con sindacati che rappresentassero quanti più lavoratori possibili e poi si è trovato impotente davanti ai blocchi delle autostrade. Nemmeno sul fronte No Tav le cose vanno meglio per il sindacato, dove la FIOM, dopo aver “sposato” il movimento No Tav fischia la CGIL (di cui fa formalmente parte) rea di essere a favore della Tav, ed è al tempo stesso divisa al suo interno. Una situazione che vista nel suo insieme ha in effetti del comico, insomma se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere o viceversa, fate voi.
Ovviamente una parte della sinistra (quella più radicale e più antagonista come FDS e SEL, ma anche spesso e volentieri IDV) si è subito schierata con la protesta (lo fanno sempre e comunque non si ricorda a memoria d’uomo una protesta di piazza che non abbia avuto il loro appoggio e la loro solidarietà, chi protesta in piazza deve per forza avere ragione, sembra quasi un “tic” il loro, un riflesso pavloviano proveniente da retaggi di antiche lotte).

Leggendo questo articolo, e quest’ altro, si capisce che la protesta No Tav non è la prima volta che si palesa e che in passato questa protesta è stata ascoltata eccome.

Ferrentino pare fosse uno dei leader della protesta portata avanti nel 2005, noi non condividiamo affatto l’etichetta di “pentito” affibbiata da “Il Giornale” perché quella particolare protesta pare che ottenne molti risultati, e che senso ha continuare a protestare dopo aver ottenuto molto di quello che si chiedeva? Per il resto l’intervista è estremamente interessante soprattutto quando cita l’opportunismo dei partiti nella vicenda, un vero e proprio “j’accuse” soprattutto verso Di Pietro, reo di sfacciato opportunismo politico.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


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