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pubblicato: martedì, 12 agosto, 2014

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Berlusconi non voleva il Milan, secondo il mago portava sfortuna

Il grande Milan di Silvio Berlusconi

Dire che Berlusconi è da sempre un fan sfegatato del Milan sembra un’ovvietà, ma quanti sanno che nel 1982 il presidente rossonero aveva avviato una trattativa per acquistare niente meno che l’Inter?

Nonostante la notizia non sia di quelle freschissime, ne parlò anche Gino Bacci ne “La storia del calcio italiano”, ora è arrivata la conferma da una fonte più che sicura. L’ex capo dell’ufficio legale della Fininvest fra gli anni settanta e ottanta, Vittorio Dotti, ha dato alla luce un’opera di proprie memorie dal titolo “L’avvocato del diavolo” dove racconta le trattative fra un Berlusconi rampante e l’allora presidente nerazzuro Ivanoe Fraizzoli. Dotti, per anni l’avvocato di riferimento di Berlusconi, conferma che il cavaliere è sempre stato un milanista di famiglia milanista e spiega i motivi che lo spinsero a voler comprare la nota rivale dei rossoneri. “”Nel 1982 Berlusconi fu preso dalla smania di comprare l’Inter – scrive Dotti – Come imprenditore televisivo aveva avuto una grande intuizione: il mondo del calcio è un immenso bacino di pubblico; ogni tifoso è un potenziale consumatore; ogni consumatore è un potenziale utente televisivo. Gli ingranaggi del pallone e quelli della tv si sarebbero sincronizzati alla perfezione, mettendo in moto una poderosa macchina da soldi. Il ragionamento filava tranne che per un particolare: “Se sei milanista – gli feci notare – perché non compri il Milan?”. E lui: “Purtroppo non posso. Il mio mago mi ha detto che mi porterebbe sfortuna”.

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Ebbene anche Berlusconi, come molti altri noti imprenditori, cercava conforto nelle parole di maghi e preveggenti prima di avviare importanti trattative. Chi sia il mago in questione non è dato saperlo, Berlusconi ne rivelò al proprio avvocato solo il nome: “Moro”. Il racconto di Dotti prosegue con la descrizione dell’udienza concessa al giovane imprenditore milanese dal presidente Fraizzoli: “Andai con lui (Silvio, ndr) a trovare il presidente nerazzurro Ivanoe Fraizzoli, un imprenditore tessile, meneghino di vecchio stampo, cortese e riservato, successore di Angelo Moratti e patron della Beneamata fin dal 1968. Aveva il suo ufficio in via Carducci dove ci accolse con una certa curiosità. Berlusconi gli parlò dei suoi progetti, voleva acquistare la squadra, era disposto a pagare bene. Fraizzoli tentennò: con due scudetti vinti in quasi 15 anni, la sua gestione non era stata esaltante. Il vecchio presidente dai capelli bianchi sentiva di aver fatto il suo tempo: di lì a pochi mesi avrebbe passato le consegne ad Ernesto Pellegrini. Vendere a Berlusconi sarebbe stata un’opzione più vantaggiosa, ma disse di no. Fu una questione di fede. Affidare l’Inter a un noto milanista era una di quelle cose che non si potevano fare. Non rientrava nella mentalità di Fraizzoli, ben diversa da quella di Silvio. Il suo consiglio finale non fu diverso dalla mia prima osservazione: ‘Berlusconi, ma perché non compera il suo Milan?”

Come andò poi la storia lo sanno tutti i tifosi: dopo quattro anni Berlusconi acquistò il Milan e ne fece le fortune per venticinque anni, fino all’incombere della crisi finanziaria e strutturale che ha investito il calcio italiano.

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