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pubblicato: mercoledì, 20 agosto, 2014

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Iraq, Renzi: “Europa deve essere qui ora”

“L’Europa deve essere qui ora”. Queste le prime parole del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante l’incontro con il premier iracheno uscente Nuri Al Maliki. Arrivato a Baghdad per la sua missione lampo in Iraq, Renzi vedrà anche  il presidente Fouad Mazuum e il premier incaricato di formare il nuovo governo Haidar Al Abadi.  

Una visita breve, quasi un blitz, quella  del premier oggi in Iraq. Il Primo ministro sarà prima a Baghdad e poi nel pomeriggio a Ebril, nel Kurdistan iracheno, per fare visita ad un campo profughi. Un viaggio fuori programma, fortemente voluto da Renzi, soprattutto a seguito dell’escalation di violenze nella regione. Sempre più duri, infatti,  gli attacchi in queste ore degli jihadisti islamici dell’Isis conto i peshmerga curdi e le comunità locali. Nel mirino dei soldati del Califfato, da giorni, soprattutto la comunità degli yazidi: 50 mila i perseguitati di questo gruppo religioso, 100 mila i cristiani messi in fuga dall’inizio dell’offensiva dell’Isis.

In  contemporanea alla visita del premier, è prevista per le 12.30 di oggi l’audizione davanti alle commissioni congiunte Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato del ministro degli Esteri, Federica Mogherini, e della collega della Difesa, Roberta Pinotti. Al centro della riunione, l’invio di armi a  sostegno dei peshmerga curdi, così come deliberato nel vertice straordinario del 15 agosto scorso dai ministri degli  esteri dell’Ue a Bruxelles. Una decisione sulla quale il governo vorrebbe evitare un voto in Parlamento. In ballo c’è solo l’invio di armi e non di truppe militari. E dunque, nel caso in cui si arrivasse già in sede di commissione ad una decisione congiunta, non ci sarebbe necessità di passare dall’aula per la ratifica del provvedimento. Intanto già si sondano gli animi: Sel e M5s sono contrari al sostegno armato ai curdi. Favorevoli, invece, Pd, Udc e Scelta Civica. Ancora ignota la posizione degli azzurri di Forza Italia.

cristiani perseguitati in iraq. in italia si muovono stato e chiesa

DIPLOMAZIA – Il viaggio istituzionale del premier Renzi si prospetta come una missione diplomatica dal duplice valore simbolico. Renzi, infatti, si è recato in Iraq anche in qualità di presidente di turno del Consiglio europeo e, dunque, anche in rappresentanza dell’Unione Europea. Una mossa che, di certo, non passerà inosservata al prossimo vertice comunitario in programma per il 30 agosto, quando i capi di stato e di governo dei 28 stati membri si riuniranno per nominare, fra le altre figure, anche l’Alto rappresentante degli Affari Esteri Ue. In pole position per il ruolo la responsabile della Farnesina Federica Mogherini.

LE PAROLE DI RENZI – Renzi, intorno all’ora di pranzo, ha finalmente incontrato il presidente iracheno, Fouad Masoum. Ma è stato alla presenza del premier iracheno incaricato Haidar al-Abadi, poco prima, che l’ex sindaco di Firenze ha parlato del paese mediorientale come un luogo “dove la democrazia è messa in pericolo”. Bisogna estirpare la violenza, secondo il segretario Pd, e quest’obiettivo è possibile anche grazie alla grande coalizione che forma il neo esecutivo di Baghdad: “una grande opportunità”, conferma Renzi. Sicurezza e lotta indiscriminata al terrorismo sono stati gli argomenti principali della conversazioni tra i due premier. Ed al fine di garantire tutto ciò, “l’integrità della regione e dell’Iraq è fondamentale per la stabilità di tutta l’area”. Al contempo anche l’Unione Europea farà la sua parte. Lo promette il Presidente del Consiglio Europeo: “se qualcuno pensasse che davanti ai massacri in Iraq l’Europa volta le spalle e pensa solo allo spread ha sbagliato previsione, oppure ha sbagliato semestre”.

Carmela Adinolfi

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5 Commenti

  1. Bartolomeo Antonini ha scritto:

    l’europa non esiste, è una espressione geografico-bancaria!!!

  2. Mirko Brambiti ha scritto:

    Certo, e visto che tu oggi sei li, facci pure il favore di rimanere. Non sentiremo affatto la tua mancanza. Anzi, portati dietro tutto il resto della squadra di governo, incluso l’abusivo del colle.

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