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pubblicato: lunedì, 28 settembre, 2009

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Riforma “Università e Ricerca”: quando la politica italiana si dimostra poco coraggiosa

Riforma “Università e Ricerca”: quando la politica italiana si dimostra poco coraggiosa

Breve Premessa: ieri pomeriggio, su personale consiglio della Senatrice Magda Negri, mi sono recato a Palazzo Carignano (Torino) per assistere all’incontro con Ignazio Marino, durante la manifestazione Torino Spiritualità: tema del dibattito “Nelle mani del medico: Sanità, Fede, Etica e Diritti“. Da questo evento ho preso spunto per l’articolo che segue.

Come alcune delle lettrici e dei lettori che ci seguono, anche io durante gli anni di Università ho deciso di passare un anno all’estero tramite il progetto di scambio europeo Erasmus (in realtà, ho deciso di farne due di anni, non solo uno, ndr). Come ancora altri laureati italiani, ho deciso di conseguire il mio dottorato di ricerca (PhD) lontano dall’Italia, molto lontano. Ed infine, come molti dei miei colleghi, all’estero ci sono rimasto per proseguire la mia attività di ricercatore.

Le due domande che mi vengono poste più spesso sono 1) ti è mancata l’Italia? 2) pensi di tornare? Le mie risposte sono sempre state 1) no, mi sono mancati al limite familiari ed amici 2) dipende da cosa l’Italia mi offrirà.

Lavorare per la metà dello stipendio offerto in altri paesi lo considero un furto.

Qualunque persona in cerca di lavoro, sono certo, la penserà come me.

Quanti di voi si sono trovati nella mia stessa situazione? Penso molti, moltissimi. La successiva domanda allora che ci dovremmo porre, tutti quanti, è “Perché permettiamo che questo espatrio di ricercatrici/ricercatori continui impunemente? Quali misure la politica italiana intende adottare per risolvere il problema?”.

La recente Riforma del sistema Universitario, ufficialmente denominata “Disposizioni urgenti in materia di istruzione ed università”. Decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 204 del 1° settembre 2008, cela sin dal titolo l’inconsistenza generale del sistema politico italiano nel trattare la questione ricerca ed annessi. L’Università è la forma più alta d’istruzione, l’ultimo passo prima di entrare nel mondo del lavoro, e perciò distinguere Università ed Istruzione, piuttosto che Ricerca ed Istruzione è indicativo del malessere diffuso. Un malessere intellettuale e sociale che tocca profondamente il nostro paese, da sempre: lo si evince chiaramente da questo studio dell’Eurostat del 2008, ovvero quanto i paesi occidentali spendono in percentuale sul Prodotto Interno Lordo (PIL, GDP in inglese) in ricerca e sviluppo (Research and Development, R&D)

(per continuare la lettura cliccare su “2”)

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