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pubblicato: giovedì, 14 giugno, 2012

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Il PS alla conquista dell’Assemblea Nazionale

assemblea nazionale francese

Il primo turno delle elezioni legislative francesi, tenutosi domenica 10 giugno 2012, ha rischiato forse di passare in sordina dopo il botto delle elezioni presidenziali del mese precedente che riconsegnavano la Francia alla gauche per la prima volta dall’era Mitterand.
[ad]Eppure il rinnovo dell’Assemblea Nazionale è un passaggio cruciale nella vita politica del Paese: l’indipendenza tra l’elezione del Presidente della Repubblica e quella dell’aula infatti consente la formazione di una maggioranza parlamentare di colore diverso rispetto al Presidente, costringendolo alla cosiddetta “coabitazione” e di fatto tarpandone le ali in termini di potere politico, slancio decisionista e possibilità di mettere in atto il suo programma.
Per quanto il fenomeno sia piuttosto raro – appena tre volte dal secondo dopoguerra ad oggi – ed i sondaggi lo indicassero come una probabilità remota in questa tornata 2012, l’importanza delle elezioni legislative francesi di quest’anno non ne deve uscire sminuita: l’ambizioso programma di Hollande, la sua sfida alla Merkel sulla direzione futura verso cui si incamminerà l’Europa ed il suo piano di riforme necessitano di un sostegno parlamentare ampio per poter essere messi in atto, sostegno parlamentare che può giungere solo da una netta affermazione, appunto, alle legislative.

Confronto elezioni legislative 2007 – elezioni legislative 2012

I dati che mettono a confronto il 2007 con il 2012 (quest’ultimo naturalmente limitato al primo turno) evidenziano la tendenza di progressivo svuotamento dell’elettorato dell’UMP già emersa con forza durante le elezioni presidenziali.
Rispetto alle consultazioni che hanno portato Hollande all’Eliseo si nota una minore concentrazione del voto intorno ai partiti maggiori, legata tanto ad un minore possibilità di richiamo al voto utile propria di questo tipo di elezione quanto ad una maggiore territorilità dell’elezione, più sensibile al carisma e al radicamento del candidato di turno che al mero simbolo del partito presente sulla scheda elettorale.

assemblea nazionale francese

Pur con queste premesse il primo dato che emerge con forza è il crollo verticale dell’UMP, che perde oltre tre milioni di voti, il 12% dei consensi e lo status di primo partito del Paese. Il partito di Nicolas Sarkozy continua la sua parabola discendente lasciando voti sia all’astensione sia ad altre formazioni di destra; l’impopolare politica dell’ex-Presidente francese miete ancora effetti negativi sul consenso al partito, che in questo primo turno riesce ad eleggere appena 9 parlamentari contro i 98 della precedente legislatura.

Il principale partito che si ritrova a beneficiare del crollo dell’UMP è naturalmente il FN di Marine Le Pen, che schizza dal 4,29% del 2007 al 13,60%, incrementando i propri consensi di oltre due milioni e mezzo di voti. Per quanto roboante rispetto a cinque anni fa, il risultato raggiunto dal FN appare un po’ in tono minore se confrontato con i dati, nettamente più alti, delle elezioni presidenziali. È proprio in casi come questo che tutte le differenze tra elezioni presidenziali e legislative emergono con forza: in assenza del carisma diretto della Le Pen, dovendo votare al contrario per notabili locali, il FN assume improvvisamente un appeal decisamente minore agli occhi dell’elettorato, pur costituendo un rifugio per moltissimi delusi dell’UMP.
Il FN, contrariamente a molte altre formazioni, non è un partito con un particolare radicamento territoriale; sebbene presenti come tutti differenti consensi in differenti regioni della Francia, non è direttamente riconducibile ad una particolare zona del Paese, non è egemone o maggioritario neppure nelle zone dove ottiene i risultati più alti. Solo così è possibile commentare il fatto che, malgrado la percentuale raggiunta, il FN non sia riuscito ad esprimere al primo turno nessun parlamentare, laddove formazioni con un risultato nazionale di gran lunga inferiore sono al contrario riuscite ad eleggere uno o più rappresentanti.

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1 comments
Franco
Franco

Non condivido affatto l'ipotesi che il candidato risultato primo al 1° turno debba essere quello avvantaggiato al ballottaggio. Occorre fare un'analisi dversa, valutando come si sono distribuiti i voti sui candidati che non hanno superato il 1° turno. Facciamo un'esempio : se il candidato del PS ha ottenuto il 40% dei voti, ma poc0 è andato a finire tra i restanti partiti della sinistra, mentre poniamo il candidato dll'UMP ha preso il 35% dei voti ma molto è andato sui restanti partiti di centro destra, ritengo più probabile la vittoria di quest'ultimo.