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pubblicato: mercoledì, 23 gennaio, 2013

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Georgia, gli specchietti per le allodole di Ivanishvili

prigionieri politici georgia

Georgia, gli specchietti per le allodole di Ivanishvili

 

Diminuzione delle tariffe del gas e dell’energia elettrica, calo del costo della benzina, miglioramento della sanità pubblica, aumento delle pensioni, conferimento di nuovi fondi all’agricoltura, drastica riduzione della disoccupazione, importante incremento degli investimenti esteri, un milionario budget personale come garanzia. Un simile programma, succulento di proposte e digiuno di responsabilità, stimolante persino per il sazio appetito di un ipotetico elettorato norvegese, diventa arma di plebiscitario consenso in Georgia. In un Paese flagellato dai postumi sovietici, indebolito dai precari equilibri della politica internazionale e profanato dalla voracità della classe politica, semplice risulta infatti barattare utopistiche promesse in cambio di simpatie elettorali.

prigionieri politici georgiaIeri, Bidzina Ivanishvili, neo-Premier georgiano ed uomo più ricco del Paese, oltreché vincitore dalla contesa parlamentare di ottobre, ha dimostrato la sua abilità nell’interpretare un sin troppo facile copione. Oggi, a tre mesi dalla sua elezione, il saldo di cotal ingannevole spregiudicatezza, sottraendo entusiasmi popolari ed addizionando meno esaltanti logiche politiche, gli presenta un salato conto: la coabitazione. Essa, temibile nemica dei governi parlamentari in assetti istituzionali semi-presidenziali, giocando le sue sadiche carte, non ha certamente nascosto però l’asso dell’imprevedibilità. Il leader di Sogno Georgiano, contrariamente a larga parte del suo elettorato, conosceva infatti perfettamente, sin dal momento della sua candidatura, di dover convivere, in caso di successo elettorale, sino alla tornata presidenziale dell’ottobre 2013 con il rivale sconfitto e attuale Presidente della Repubblica, Mikheil Saakashvili. Il propagandistico coraggio del suo “Sogno” riformatore, convinto di poter ottenere una larga maggioranza di consensi, non si è però lasciato intimorire da simil eventual scenario. Un rischio premiato. Nonostante l’odierna coabitazione, infatti, Ivanishvili può oggi contare su una maggioranza sufficientemente ampia, capace di superare i veti costituzionali posti dal Presidente. Riforme al sicuro dunque. O così ci si augurava.

[ad]In realtà, i primi mesi di mandato, lontanamente memori delle euforie elettorali, hanno mostrato un procedere governativo rallentato e tentennante. Le poche riforme promosse, sostanzialmente inerenti l’operare dell’amministrazione pubblica (riduzione delle ingerenze governative, parziale allentamento delle briglie sull’imprenditoria e gestione più responsabile degli apparati deputati alla sicurezza), hanno infatti trovato unica eccezione nell’approvazione del discusso provvedimento riguardante l’amnistia a 190 “prigionieri politici” e a 3000 carcerati. Questo, propagandistica sineddoche del percorso di rottura rispetto all’autoritarismo dell’ultimo Saakashvili, ha cercato di sedare i crescenti malcontenti, esito delle illusioni elettorali, conferendo al nuovo corso governativo un’apparente aura di cambiamento.

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