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pubblicato: martedì, 19 marzo, 2013

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Uscire o non uscire dall’Euro?

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Ho sentito spesso parlare tra conoscenti, coetanei, e amici, di default, e di uscita dall’euro. Altrettanto spesso ne ho sentito parlare in termini positivi, vale a dire “piuttosto delle tasse meglio il default, così si levano tutti dai piedi”, oppure “piuttosto di farci tiranneggiare dall’Europa, meglio uscire dall’Euro”, come se Euro e Unione Europea fossero la stessa cosa, e come se un eventuale default dello Stato fosse effettivamente una cosa auspicabile.

[ad]C’è anche da dire che molto spesso ne ho sentito parlare mentre ero al bar, e si sa che il contesto del bar permette un comodo podio e una platea accomodante, dove nessuno è portato a ragionare criticamente e tutti si sentono d’accordo, o vogliono sentirsi d’accordo con l’oratore di turno.

Usciti dal bar e tornati a casa però c’è tutto lo spazio necessario per effettuare il ragionamento critico in qualche modo bandito al bar, o ivi affogato nell’aperitivo. Cosa succederebbe quindi, se davvero si prendesse la decisione di uscire dall’Euro, o si configurasse lo scenario di un’insolvenza sovrana?

Cominciamo col dire che i due scenari sono legati molto strettamente: i punti di contatto e le conseguenze di una scelta quasi sicuramente causeranno l’altra, o avranno conseguenze analoghe.

Prendiamo per comodità dunque solo lo scenario di uscita dall’Euro.

In un rigurgito di orgoglio nostalgico e di retorica staraciana, il nostro Paese prende la decisione di uscire dall’Euro sbattendo la porta. Considerato che il tempo in cui potevamo permetterci di essere ammessi senza macchia e senza paura al consesso delle altre Nazioni, o in cui gli Stati Uniti temevano l’ingresso della Regia Marina nel porto di New York dopo i fatti di Sacco e Vanzetti, sono passati, il primo effetto di un’uscita dall’Euro sarebbe il crollo verticale della nostra credibilità internazionale.

Riadottata la lira, la nostra nuova-vecchia moneta si dovrà trovare a competere non più soltanto con Sterlina, Dollaro, Yen, e Yuan, ma anche con l’Euro, isolando di fatto il nostro Paese anche dai suoi principali partner nell’import-export.

Le prime politiche commerciali adottate, molto probabilmente effetto anche di un’impostazione sul consenso interno, si baseranno sull’esportazione massiccia di beni resi competitivi attraverso il prezzo ribassato – il primo risultato della galoppante inflazione interna, generata per riempire di banconote i buchi di bilancio del nostro tessuto industriale.

La competitività delle nostre merci resiste tuttavia letteralmente fino all’esaurimento delle scorte: per la produzione di nuovi beni sarà necessario coinvolgere tutte le risorse impiegate nella filiera (gran parte della quale è internazionalizzata) e in particolare le materie prime che sfuggono al controllo di un governo autarchico e che pure permeano capillarmente tutte le economie – vale a dire i derivati del petrolio.

Fermiamoci un secondo per sottolineare un concetto basilare di economia internazionale: l’inflazione di una valuta ne abbassa il valore internazionale, facendo aumentare di conseguenza la quantità di valuta necessaria per acquistare beni extraterritoriali, cioè di fatto facendone lievitare i costi.

Uno degli effetti immediati dell’uscita dall’Euro sarebbe quindi un aumento vertiginoso dei costi della benzina e della produzione di energia, aggravando alcuni dei problemi più vicini al cittadino medio (pieno e bollette). Tra gli effetti che sono meno vicini al singolo cittadino medio, va annoverato un aumento generale dei costi di produzione in capo alle imprese e del trasporto delle merci su gomma, che nel nostro Paese si rivela ancora essenziale. L’aumento dei costi all’origine si tradurrà inevitabilmente in un aumento dei costi a carico del consumatore, ovvero dei prezzi dei beni. Aggiungiamo quindi, oltre ai numeri in crescita sui tabelloni alle pompe di benzina e sulle bollette nella casella di posta, anche un aumento dei prezzi nei supermercati.

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11 comments
paolo
paolo

e buongiorno.. sei ancora a capire la fregatura dell'euro? ben svegliato..

palomo
palomo

Puro terrorismo, certo l'uscita non sarebbe indolore....noi, fortunatamente, abbiamo il prestigioso e inimitabile made in italy, non siamo una nazione qualunque, siamo i primi nella moda, alimentazione, vini, arte, design, turismo, città artistiche invidiate da tutti, non voglio fare troppo patriotismo, ma questa è relatà L'articolo in questione ha dimenticato di dire che se uscisse l'italia dall'euro creerebbe una reazione a catena, seguirebbe la grecia, la spagna, il portogallo ecc, quindi chi ci rimetterebbe realmente da tutto ciò sarebbe la germania, e la cosa mi darebbe piacere immenso...

giovanni
giovanni

Questo articolo è puro terrorismo, intriso di luoghi comuni che non hanno alcun fondamento da un punto di vista scientifico. E' la sintesi perfetta della propaganda eurista che si basa sul principio che la moneta crea inflazione ed è quindi giusto toglierla dal controllo politico perché se no rischieremmo di finire come lo zimbawe. Se questo assunto fosse vero, mi dovrebbe spiegare, caro Ricciardi, come mai in seguito all'uscita dallo SME nel 1992, e alla conseguente svalutazione della lira nel 1993, l'inflazione in italia scese invece di aumentare. Le devo far presente, inoltre, che il prezzo della benzina è per circa il 70% composto dalle accise. Perciò se riacquisteremo il controllo della nostra moneta, potremmo controbilanciare un eventuale aumento della benzina con una diminuzione delle imposte. Concludendo, solo chi è totalmente a digiuno di economia può fare affermazioni tanto balzane come le sue, o forse la devo considerare non un semplice omonimo del Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione del governo Monti? In tal caso avrei ragione di dubitare della sua buona fede.

Guido
Guido

Vergognatevi. Questo è terrorismo misto a disinformazione. Infatti chi ha scritto questo articolo non ha nemmeno il coraggio di metterci la firma.

jean sebastien
jean sebastien

Euro e Dio Sapete qual'e' il vero successo dell'euro? Attribuire a questa moneta unica, un connotato religioso in un modo latente ,da poter poi trasmettere il dogma euro al resto del popolo. L'esempio del peccatore e' perfetto: nella religione se un fedele solleva magari un dubbio sull'esistenza di "Dio" perchè testimone di quello che accade nel mondo: guerre, bambini denutriti, malattie, cataclismi, gli viene detto che tutto cio' accade perche' non si ha abbastanza fede oppure ci meritiamo tutto questo perche' siamo comunque dei peccatori. Lo stesso vale con l'euro, a dieci anni di insuccessi economici: aumento disoccupazione, calo potere acquisto, spread, sucidi…ci viene detto che il motivo di tutto non e' colpa dell'euro, ma dal fatto che ci vuole ancora piu' fede nell'Europa e magari se l'economia va male e' colpa nostra, di noi "peccatori" che con i nostri "privilegi" di un tempo (posto fisso- pensione, vacanze) abbiamo creato il debito, in pratica abbiamo peccato e adesso dobbiamo fare penitenza, ma l'euro e' sacro e non si tocca. Quindi l’idea di lasciare l’euro, è visto come una bestemmia, se non abbiamo piu’ fede nell’euro ci sara’ una catastrofe mondiale, non ci sara’ la salvezza universale, se ci fate caso, le stesse parole dei vari profeti, i quali dicevano che senza Dio l’ umanita’ e’ perduta, il mondo finirebbe in mano a Satana, quindi una visione apocalittica sulla fine dell’ euro simile a quella di una umanità senza Dio. Ovviamente poi bisogna andare alla caccia di un nemico, per la chiesa e’ Satana, per gli euro fedeli saranno gli euroscettici o i peccatori che hanno beneficiato dei “privilegi” creando il debito, ovviamente la casta politica e’ esclusa, un po’ come nella chiesa dove una coppia gay viene bollata come portatrice di peccato, mentre la casta dei preti pedofili è esente dal giudizio, magari universale. Quindi ci troviamo in una situazione ad incastro, nel senso che più la situazione economica si deteriora e più noi popolo, siamo i colpevoli, i “peccatori” e l’euro visto come un martire si rafforza. Quindi non importa che un Paese come la Grecia venga strozzata dall’austerità,o derubata dei conti correnti come il caso Cipro, perché come spiegato prima, i greci o ciprioti sono dei “peccatori” e devono patire le pene dell’infermo, vi e’ una sorta di tribunale dell’inquisizione europeo, dove oggi le streghe sono i PIIGS. L’euro ha bisogno del debito, dei PIIGS, in modo da nascondere il suo fallimento e far ricadere le colpe ai “questi peccatori”. Stessa cosa quando avviene un devastante terremoto e troviamo qualche prete o vescovo il quale afferma che è giusto cosi’ perche’ siamo peccatori e quindi il cataclisma deriva da una punizione divina… E’ gia’ successo nella storia, il fatto di dare una connotazione religiosa ad una decisione presa dall’alto da chi governava, specialmente durante una situazione d’emergenza. Posso fare l ‘esempio dei piloti giapponesi alla fine della seconda guerra mondiale, il Giappone ormai si giocava le ultime carte e l’estremo sacrificio era appunto quello di usare piloti suicidi disposti a schiantarsi sulle navi americane, come giustificare il tutto? Quello di sacrificarsi per il divino Imperatore ed assicurarsi le porte del paradiso… Oggi nella nostra situazione di emergenza economica ci viene chiesto appunto di compiere atti di estremi sacrifici per salvare il divino ed intoccabile euro… Ricollegandomi ai Kamikaze, io ho sempre sostenuto che l’euro e’ un suicidio…

jean sebastien
jean sebastien

“Credo che che l’euro sopravviverà, perché nessuno ha interesse a buttarlo a mare. Non certo la Grecia, non certo l’italia ma, soprattutto, non certo la Germania. Perché, la Germania è, di gran lunga, il paese più potente e più forte dell’Europa grazie all’Euro. Quando mi sono laureato (nei primi anni ’60) il cambio lira-marco era 156 lire per ogni marco. Quando, con Kohl, abbiamo stretto l’ultimo accordo per l’entrata dell’Italia nell’Euro il cambio era 990 lire per ogni marco. Quindi abbiamo svalutato del 600%. E la Germania non ha mai potuto accumulare un surplus. Oggi, solo nell’ultimo anno, ha avuto un surplus di quasi duecento miliardi di Euro». Romano Prodi 2012