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pubblicato: martedì, 21 maggio, 2013

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Bologna referendum sulla scuola paritaria

bologna

Questa domenica a Bologna si terrà il referendum, promosso dal comitato referendario “Nuovo comitato Articolo 33”, per decidere se il Comune dovrà continuare o meno ad erogare finanziamenti alle scuole dell’infanzia paritarie.

[ad]Il referendum venne giudicato ammissibile dai garanti del Comune di Bologna lo scorso 24 luglio 2012, stabilendo però che i referendari, per poter effettivamente farlo svolgere, dovevano presentare, a suo sostegno almeno 9mila firme.

Risultato centrato dal comitato organizzatore, che lo scorso 5 dicembre ha consegnato al Comune le firme di 13.500 cittadini. Da segnalare che il referendum in questione è consultivo e, perciò, non  richiede un quorum per essere valido.

Ma perché il quesito referendario è al centro molte polemiche ed è arrivato a spaccare il centrosinistra, sia locale che nazionale, con il Partito democratico e il sindaco di Bologna Virginio Merola che parteggiano per l’opzione “B”, e il mondo della sinistra radicale (Sel, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Italia dei valori) più il Movimento 5 Stelle a sostegno dell’ipotesi “A”?

L’oggetto del referendum è il seguente: “Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia?

a) utilizzarle per le scuole comunali e statali;
b) utilizzarle per le scuole paritarie private.

Illustri esponenti della politica nazionale  si sono schierati per l’una o per l’altra ipotesi. A sostegno della conferma del finanziamento alle scuole private si trovano Maurizio Sacconi, il ministro Anna Maria Bernini e il neo-sottosegretario all’Istruzione Toccafondi a destra, mentre per il centrosinistra la senatrice bolognese Pd Francesca Puglisi e, da ultimo, un big come Romano Prodi, che dichiara: “Se, come spero, riuscirò a tornare in tempo da Addis Abeba, domenica prossima voterò sui quesiti riguardanti le scuole dell’infanzia e voterò l’opzione B. Il mio voto è motivato da una semplice ragione di buonsenso: perché bocciare un accordo che ha funzionato bene per tantissimi anni e che, tutto sommato, ha permesso, con un modesto impiego di mezzi, di ampliare almeno un pò il numero dei bambini ammessi alla scuola dell’infanzia e ha impedito dannose contrapposizioni? Ritengo che sia un accordo di interesse generale.”

Anche l’ex ministro Luigi Berlinguer (Pd), padre della riforma sulle scuole paritarie (L. 62/2000) attacca il comitato referendario, con l’accusa di aver proposto una consultazione tutta ideologica: “si corre il rischio di perdere il servizio scolastico e con esso l’uguaglianza sostanziale delle opportunità: questa sì è una violazione del diritto costituzionale all’istruzione. Perché il più grande e innovativo principio della nostra Costituzione, come mirabilmente sottolineato da Sabino Cassese nel commentario alla Costituzione, è proprio la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale (art. 3, capoverso 2). In effetti, il referendum di Bologna pone l’accento lontano dalla questione sociale della scuola, confondendo il concetto di statuale con quello di pubblico, con la conseguente rinuncia a sollecitare e a battersi per estendere al massimo il servizio e per qualificarlo sempre più”.

comitato referendario bologna articolo 33

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5 Commenti

  1. luca ha scritto:

    No al finanziamento diretto alle scuole paritarie. Si ai buoni scuola per tutte le famiglie di modo che possano decidere se mandare i loro figli in una scuola pubblica o in una privata. La concorrenza tra gli istituti e tra i professori è la chiave per aumentare la qualità e ridurre i costi dell’istruzione.

  2. lucio ha scritto:

    in tutta Europa le scuole non statali a garanzia della liberta’ di educazione sono finanziate dallo Stato.Anche nella laicissima Francia lo Stato paga gli stipendi ai docenti di queste scuole. Perche’l’Italia non vuole adeguarsi all’Europa? Perche’a Bologna si vorrebbero togliere dei modesti contributi comunali alle scuole paritarie che tra l’altro fanno risparmiare al Comune diversi milioni di euro all’anno? Se le scuole paritarie dovessero chiudere il Comune e lo Stato non sarebbero in grado di sostenere i costi per aprire nuove scuole e sostenere le spese per 1700 alunni che adesso frequentano le paritarie.

    E’ paradossale che Sel e M5S appoggino il referendum di Bologna per abolire i contributi alle scuole paritarie mentre Vendola e il Sindaco grillino di Parma finanziano loro stessi le scuole
    paritarie nella propria Regione e Comune. Evidentemente ritengono di non poterne fare a meno perche’conveniente.

  3. OlatusRooc ha scritto:

    Non dimentichiamo che tra i beneficiari di questi fondi ci sono tutti coloro che mantengono scuole private: in maggioranza i cattolici è vero, però ci sono anche scuole ebraiche, protestanti, e oggi e più spesso in futuro mussulmane.
    Secondo me tutti dovrebbero avere la maggior libertà di insegnamento possibile entro i limiti del programma scolastico e della legge.

  4. Maria Vittoria ha scritto:

    il servizio pubblico in virtù del principio di sussidiarietà può venire assicurato sia da enti pubblici che da istituzioni private, purché rispettose dei requisiti di legge e inserite nelle liste ufficiali.

  5. Maria Vittoria ha scritto:

    problemi non affrontati:

    1) i soldi pubblici ( = dei contribuenti) devono venire utilizzati in primis per assicurare i servizi obbligatori, nello specifico l’istruzione scolastica dai 6 ai 16 anni.

    2) i programmi ministeriali devono essere semplici e sintetici in modo da consentire la verifica della loro attuazione sul territorio: attualmente troppo spazio interpretativo è lasciato alle realtà locali.

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