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pubblicato: sabato, 24 settembre, 2011

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L’ipocrisia della legge elettorale

scheda elettorale

legge elettoraleCi sono vari argomenti di cui si sente parlare continuamente gli esponenti politici negli ultimi mesi: la crisi economica, gli scandali, le intercettazioni. Di una cosa pero’ siamo certi: non si smetterà mai di parlare della legge elettorale, di come cambiarla e di come “migliorarla”. Il gioco appassiona sempre gli addetti ai lavori, un evergreen buono per tutte le stagioni da elaborare in tutte le salse.

Il combinato disposto di questo fattore col rinnovato interesse verso i referendum, finalmente rivitalizzati dopo 15 anni di agonia e abusi dello strumento, sta diventando una miscela esplosiva che scatena dichiarazioni a raffica un po’ da tutti i partiti politici. Il gioco appassiona tutti perché cambiando la legge elettorale si ha la possibilità di cambiare all’ultimo istante anche l’esito di una partita che sembrava scontata. Il primato della politica direbbe qualcuno, quel sottile gioco nel quale tutti si siedono al tavolo e propongono la loro idea sapendo bene che e’ impossibile che una nuova regola comune possa avvantaggiare tutti e che quindi qualcuno nell’accettare le nuove regole stia facendo male i calcoli. Ma come tutti i giochi di strategia pura chi ha guadagnato e chi ha perso lo si capisce solo dopo e i sondaggi politico elettorali in questi casi non sempre aiutano a capirlo con sufficiente anticipo.

La cosa bizzarra e’ che ora questa legge elettorale la vogliono cambiare tutti, ma proprio tutti…

[ad]Premesso che questa legge nata nel 2005 nacque sotto la spinta di una richiesta forte dell’UDC, di cui Cesa era segretario, verso un sistema proporzionale, e che fu frutto di un compromesso nel quale un po’ tutti trovarono buoni motivi per votarla o per non osteggiarla più di tanto malgrado le dichiarazioni di facciata (non si videro certo gli scontri di piazza che videro protagonista Pajetta nel 1953 durante l’approvazione della “legge truffa” voluta da De Gasperi, ma nemmeno una parvenza di ostruzionismo parlamentare, la legge sotto sotto faceva comodo anche al centrosinistra soprattutto per quanto riguarda le preferenze).

Ora è davvero curioso che gli esponenti degli stessi partiti, addirittura gli stessi protagonisti del 2005 rilascino dichiarazioni pesantissime verso la loro stessa creatura, ma vediamo con ordine:

1) Cesa (segretario UDC): “L’Unione di centro sta lavorando a un referendum per modificare la legge elettorale reintroducendo le preferenze e abolendo il premio di maggioranza.”

2) Alfano (segretario PDL): “Berlusconi d’accordo: Legge elettorale da cambiare. L’obiettivo, è ottenere il risultato di candidati non calati dall’alto ma spinti dal basso, per essere rappresentativi dell’intero Paese e dei singoli territori.

3) Fini (leader di FLI): “la sovranità popolare significa che gli elettori e le elettrici devono avere la libertà di scegliere non solo il premier ma anche i parlamentari”

4) Bossi (leader della Lega): “E’ possibile un accordo con le opposizioni sulla riforma della legge elettorale”

 

Insomma nessuno dei protagonisti della vicenda del “porcellum” sembra disposto a difendere ciò che ha invece voluto con forza anche a costo di operare una forzatura rispetto a prassi precedenti. Infatti quando nel 2000 l’Ulivo ipotizzo’ un cambio della legge elettorale a colpi di maggioranza lo sdegno si levo’ alto e vibrante da parte di Berlusconi allora all’opposizione. 5 anni dopo, a parti invertite lo stesso Berlusconi non solo pavento’ l’ipotesi di un cambio di legge elettorale a colpi di maggioranza ma lo mise pure in atto nel giro di pochi giorni e senza quasi resistenza. Segno di un indubitabile primato politico da parte sua, ad onta di tutti coloro che negli anni lo hanno descritto come una specie di caricatura da operetta. La ragione di quella scelta da parte di Berlusconi nasceva dal fatto che nella quota proporzionale, allora valida per l’attribuzione del 25% dei seggi totali, la coalizione di centrodestra prendeva in media circa il 5% in più di voti rispetto al risultato della quota maggioritaria. Spostando quindi il campo di battaglia tutto sul proporzionale ed eliminando la quota maggioritaria Berlusconi, anche secondo i suoi sondaggi elettorali riservati, riduceva drasticamente la forbice tra le due coalizioni. Questo avrebbe dovuto scatenare le ire del centrosinistra che si vedeva scippare o mettere in discussione una vittoria certa alle susseguenti politiche. Ira furibonda che come dicevamo Berlusconi ebbe nel 2000, ma che non si scateno’ affatto nel 2005 a parti invertite, per svariati motivi, e non solo per un carattere più malleabile e incline al compromesso al ribasso da parte degli esponenti del centrosinistra, che pure e’ diventato per moltissimi elettori un luogo comune piuttosto consolidato, una etichetta che questi ultimi faticheranno a scrollarsi di dosso anche perché in gran parte meritata.

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8 comments
giancambro
giancambro

..."sará solo di convenienza per i cretini.".... Intendevo dire: "per i piú furbi ed i piú cretini di ogni etá!...

giancambro
giancambro

Con quella legge (fresca fresca) la sinistra vinse... per soli 24.000 voti. Prodi capí che con quella legge non si andava lontano... cosí pure molti segretari dei "Partitini". Ci fu volontá di cambiarla prima che Prodi si dimettesse. Anzi, a Prodi sfiduciato molti, a sinistra, pretendevano un governo transitorio giusto per riformare la legge elettorale che si era dimostrata una boiata. Veltroni fece di tutto perché ció non avvenisse. Pretese le immediate elezioni (il furbastro tapino pensó alla goduria di un governo da lui guidato con un ricco premio di maggioranza). Come si dice a Roma... dovette attaccarsi al tram..... Oggi, con una chiara volontá degli elettori firmatari... si andrá a referendum. Qualsiasi manipolazione della legge, prima del referendum.... sará solo di convenienza per i cretini.

Mauro
Mauro

Non sono d'accordo con questa analisi per quello che riguarda le opposizioni. È certamente vero che parte dell'attuale PD di fatto non si sia opposta, ma una buona parte sì (Parisi in prima fila). E lo stesso si può dire per Di Pietro, per la sinistra, perfino Mastella si oppose se non ricordo male. È inoltre falso che la questione della legge elettorale non sia stata trattata durante la legislatura 2006-2008, infatti è diventato famoso il tentativo di Veltroni che ha, di fatto, dato il la alla fine del governo Prodi.

Alberto
Alberto

Innanzitutto sia in Germania sia in Spagna esiste la sfiducia costruttiva che permette ai governi di stare in piedi anche con maggioranze esigue e addirittura con governi di minoranza, come è prassi in Spagna. Poi entrambi hanno sistemi consolidati su due grandi partiti (in Spagna si va verso il bipartitismo) dove le coalizioni sono di due partiti al massimo. Noi abbiamo un sistema partitico più simile a quello francese precedente alla V Repubblica, che infatti era instabile. Oltretutto c'è l'aggravante del fatto che la maggior parte dei partiti italiani post-tangentopoli sono personali (PDL, UDC, IDV, Lega e SeL) e che facilmente se ne creano sempre di nuovi. Sicuramente i sistemi maggioritari non sono il meglio per la rappresentatività, ma noi abbiamo da sempre bisogno di governabilità data da maggioranze certe e omogenee, cosa che i maggioritari a doppio turno possono dare a dispetto del Mattarellum e altri pasticci all'italiana.

Gianni Balduzzi
Gianni Balduzzi

Il doppio turno alla francese lascia senza rappresentanza anche il 20% degli elettori, bella roba, l'uninominale inglese fa governare con il 35% e non garantisce che governi chi ha avuto più voti, se queste sono el alternative meglio il Porcellum. Ma in realtà vediamo che da Germania alla spanga agli altri Paesi minori impera un proporzionale con sbarramento, è così difficile adottarlo?

Diogene
Diogene

"Leggi elettorali proporzionali" intendevo.

Diogene
Diogene

Tutti i paesi europei che hanno leggi elettorali hanno le liste bloccate o, meglio, nessuno ha le preferenze. Perchè? Perché, come dovremmo ben ricordare, le preferenze sono il sistema per generare clientelismo, rendere le campagne elettorali costosissime e accrescono il rischi di corruzione. Ricordo, infine, che con il sistema di preferenze in Campania e in Lombardia i più votati furono la Carfagna e il Trota. Il punto è che in Italia i partiti non sono stati nemmeno capaci di gestire le liste bloccate: eleggendo un folto gruppo di delinquenti o voltagabbana.

Alberto
Alberto

L'elemento preoccupante di questi ultimi giorni di rinnovato interesse per la legge elettorale è che il centrodestra sembra intenzionato a inventarsi un sistema proporzionale "simil-tedesco" in salsa italiana per compiacere Casini e Bossi e allo stesso tempo per non creare troppi fastidi nel PDL da sempre di fede maggioritaria. Se si cambierà la legge, la mia paura è che ne esca fuori il solito pasticcio all'italiana per non scontentare nessuno. Inoltre credo che l'elemento peggiore di questa legge sia il premio di maggioranza, che da tutti i politologi è considerato un metodo "rozzo e primitivo" (Sartori) per garantire una maggioranza in parlamento. Infatti non fa altro che aumentare la frammentazione del voto ( si vedano le elezioni del 2006 e l'attuale proliferare di partiti in parlamento dopo il finto bipartitismo del 2008). Purtroppo credo che alla fine o ci terremo questa legge o un compresso posticcio ideato da qualche genio del duo PDL-Lega e non avremo una legge elettorale che consenta governabilità ed omogeneità delle coalizioni come il sistema francese.