Banca d’Italia: possibile de-privatizzarla senza infrangere accordi comunitari?

Banca d’Italia: possibile de-privatizzarla senza infrangere accordi comunitari? La Banca d’Italia è tutt’oggi un istituto di diritto pubblico sottoposto alle leggi dello Stato italiano e segue -a differenza delle altre banche- regole di funzionamento diverse da quelle di una solita società per azioni. D’altra parte è pur vero che gli azionisti di maggioranza sono i principali istituti di credito italiani, tra questi ve ne sono 8 che necessitano di un fabbisogno finanziario per circa 13 miliardi di euro a causa della presenza nel loro attivo patrimoniale di c.d. titoli “tossici”. Tali istituti di credito -privati- che coordinano l’operato della Banca d’Italia sono soggetti all’Accordo di Basilea 2, in vigore dal 2008, che prevede come la concessione di credito alle imprese debba avvenire mediante la valutazione del rischio, basato su parametri legati alle informazioni reali sull’impresa quali: il fatturato prodotto, l’utile realizzato nel triennio precedente, l’utile potenziale futuro e il rischio di settore. L’applicazione rigida di questi criteri, soprattutto in un periodo di crisi reale come quello attuale, svantaggia le piccole e medie imprese italiane che, storicamente sottocapitalizzate, non risultano sostenibili finanziariamente e per cui potrebbero essere costrette ad uscire dal mercato. La legge 262/2005 come contrasto agli accordi, ma in... View Article