Linea dura di Grillo e del M5S “Articolo 18 non si tocca”

Pubblicato il 25 Settembre 2014 alle 10:46 Autore: Gabriele Maestri
articolo 18 non si tocca

L’articolo 18 non si tocca” a scendere in campo per la difesa dello Statuto dei lavoratori è questa volta Beppe Grillo in persona che sul suo blog si interroga sui motivi per i quali dobbiamo mettere mano alla riforma del lavoro. “Perchè ce lo chiede l’Europa… ma l’Europa, con rispetto parlando, può andarsene a fancuxo”.

“Qualcuno ci deve ancora spiegare le ragioni per cui togliere i diritti ai lavoratori come l’abolizione dell’articolo 18 possa far ripartire l’economia. Senza certezze un lavoratore investirà di meno, la banca gli negherà un prestito”, osserva Grillo che continua: “I lavoratori si sono guadagnati diritti minimi con decenni di lotte e non li cederanno alla massoneria o alle banche che hanno distrutto intere economie con la bancarotta della finanza del 2008”. Vogliono, continua il leader M5S “chiudere i buchi della finanza internazionale con la sottrazione dei diritti sociali”. Ma, avverte Grillo, “l’articolo 18 non si tocca”.

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GRILLO “NOI CONSERVATORI?NAPOLITANO DEPUTATO DAL ’53” – “Qualcuno ci prende per il culo parlando di ‘conservatorismi’ dopo che è stato mantenuto dagli italiani a fare il politico come deputato dal 1953”. Così Beppe Grillo nel post a difesa dell’articolo 18. Si vuole “trasformare i lavoratori in schiavi. E per farlo, da noi hanno messo lì un vecchio e un bambino” con riferimento a Napolitano e Renzi.

 

L'autore: Gabriele Maestri

Gabriele Maestri (1983), laureato in Giurisprudenza, è giornalista pubblicista e collabora con varie testate occupandosi di cronaca, politica e musica. Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate presso l’Università di Roma La Sapienza e di nuovo dottorando in Scienze politiche - Studi di genere all'Università di Roma Tre (dove è stato assegnista di ricerca in Diritto pubblico comparato). E' inoltre collaboratore della cattedra di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma, dove si occupa di diritto della radiotelevisione, educazione alla cittadinanza, bioetica e diritto dei partiti, con particolare riguardo ai loro emblemi. Ha scritto i libri "I simboli della discordia. Normativa e decisioni sui contrassegni dei partiti" (Giuffrè, 2012), "Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male" (prefazione di Filippo Ceccarelli, Aracne, 2014) e, con Alberto Bertoli, "Come un uomo" (Infinito edizioni, 2015). Cura il sito www.isimbolidelladiscordia.it; collabora con TP dal 2013.
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