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pubblicato: giovedì, 17 aprile, 2014

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Alberto Dell’Utri: “Mio fratello ha ragione. Mangano si è comportato da eroe”

Ex senatore Forza Italia Marcello Dell Utri

“Anche per me Mangano si è comportato da eroe”. Così Alberto Dell’Utri, fratello gemello del più famoso Marcello, due giorni fa ai microfoni de La Zanzara. In un passaggio dell’intervista con i giornalisti di Radio 24 Giuseppe Cruciani e David Parenzo, Alberto Dell’Utri ritorna sulle dichiarazioni del fratello, ex senatore Pdl, fidatissimo di Berlusconi fin dai tempi della prima Forza Italia, arrestato lo scorso sabato in un albergo di Beirut, in Libano. Marcello Dell’Utri, per cui la Cassazione, su richiesta della difesa, ha rinviato al 9 Maggio l’udienza finale del processo in cui è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, in diverse occasioni (in un’intervista nel 2008 e nel 2010 dalla Annunziata, durante la trasmissione In mezz’ora) aveva definito Vittorio Mangano, meglio noto come “lo stalliere di Arcore”,  un “eroe”.

“Mangano era uno che si è comportato da eroe – ripete Alberto Dell’Utri – poi poteva essere un delinquente o quello che era.  Mangano era al 41 bis che è un carcere terribile, dove non si può vedere la tv, leggere, incontrare parenti, parlare con nessuno”. E aggiunge: “Chi è che ha la capacità di resistere in una situazione del genere? E’ terribile. Lui è un eroe perché si è rifiutato di dire le cazzate che gli chiedevano di dire e che avrebbero voluto che lui dicesse, mentendo. Io non ne sarei stato capace” confessa.

dellutri perseguitato come berlusconi

Non nasconde, poi, l’amarezza dell’ex braccio destro di Berlusconi,  amministratore delegato di Publitalia (società del gruppo Fininvest) per la mancata candidatura al Senato, alle elezioni dello scorso febbraio, in cui Berlusconi decise di escludere dai listini bloccati nomi di spicco dell’allora Pdl, sotto inchiesta o condannati in primo grado. Fra questi “impresentabili”, fra gli altri, proprio Marcello Dell’Utri e l’ex coordinatore Pdl in Campania Nicola Cosentino. “Poteva essere candidato, almeno in nome dell’amicizia” ha concluso il fratello Alberto.

                                                                                                                                                                               Carmela Adinolfi

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