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pubblicato: sabato, 6 dicembre, 2014

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“Fondiamo un gruppo Amici di Putin”: l’idea del leghista Grimoldi

Fondare un gruppo “Amici di Putin” per dire basta alle sanzioni contro la Russia, che tanto mortificano l’export italiano. L’idea, contenuta in una lettera datata 3 dicembre scorso e indirizzata a tutti i membri del parlamento, è del deputato leghista Paolo Grimoldi.

“Amici di Putin”, la lettera di Grimoldi a tutti i parlamentari

Il FattoQuotidiano.it è entrato in possesso della missiva e ha intervistato l’autore della bizzarra iniziativa, il quale ha spiegato che la fine del progetto South Stream ha rappresentato un danno per l’Italia, “sia per le mancate commesse delle nostre aziende, sia per le conseguenze sull’approvvigionamento di gas e sul costo delle bollette, su cui oggi si sentono gli effetti di una concorrenza mancata”.

Alla base dell’iniziativa, spiega Grimoldi, c’è la “volontà trasversale di deputati e senatori di uscire dall’empasse causata dall’irrigidimento delle posizioni nei confronti di Mosca”.

grimoldi

A chi gli fa notare che l’idea di battezzare un gruppo interparlamentare col nome “Amici di Putin” forse è un po’ troppo audace, Grimoldi risponde: “Noi non diciamo che Putin sia un santo. Diciamo che tutte le associazioni di categoria e tutti gli imprenditori italiani, compresi quelli vicini al premier Matteo Renzi, sostengono apertamente che le sanzioni ci danneggiano. Causando un danno economico e un danno occupazionale. Insomma, non riusciamo a capire perché dobbiamo continuare a farci del male”. Del resto, i dati della Coldiretti parlano chiaro: ad agosto, l’export del Made in Italy in Russia ha registrato perdite per 33 milioni di euro, a settembre per 96 milioni e a ottobre per 166 milioni.

“Amici di Putin”, la replica di Sel

L’iniziativa del deputato leghista non è piaciuta però a Sel. “Mi colpisce innanzitutto il nome dell’intergruppo. Perché chiamarlo ‘amici di Putin’ e non ‘amici della Russia’? – si chiede Franco Bordo, deputato in quota Sinistra Ecologia e Libertà – L’uso della comunicazione non è casuale. Non è infatti un’amicizia con il popolo russo quella che si vuole avviare, ma con il premier Putin su cui riteniamo aleggino molti dubbi. Questo mi ha colpito profondamente”.

Poi aggiunge: “Se dovesse passare questo precedente chi vieterà, ad esempio, di promuovere un rapporto di amicizia con un dittatore dell’Africa? Se l’onorevole Grimoldi vuole aprire una discussione sulle sanzioni è più che legittimo. Se vogliamo parlare di politica estera siamo pronti a farlo con serietà. Ma da un intergruppo degli ‘amici di Putin’ – conclude Bordo – vogliamo proprio stare alla larga”.

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