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Pensioni, uscita anticipata: ecco come funziona Ape

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Pensioni, uscita anticipata: ecco come funziona Ape

Pensioni: dal prossimo anno possibilità di ritiro per tutti i lavoratori che avranno compiuto i 63 anni. Il nuovo trattamento previdenziale (Ape), messo a punto dal governo per consentire il pensionamento anticipato, sembra aver preso i contorni di un progetto ormai discretamente avviato, che dovrebbe avere una sperimentazione iniziale di due anni. Questo quanto affermato dal segretario confederale Uil, Domenico Proietti, a margine del confronto tenutosi ieri presso il Ministero del Lavoro tra i sindacati e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini.

Le parti hanno raggiunto un orizzonte di massima: per usufruire delle pensioni prima dei classici 66 anni e sette mesi, il lavoratore richiedente dovrà sottoscrivere un prestito, gestito ed erogato da Inps e banche, per poi restituirlo nell’arco di vent’anni, con decurtazioni sull’assegno mensile che varieranno dal 5% al 15%. All’interno della vasta platea di riferimento interessata, i nati tra il 1951 e il 1954, sussistono però alcuni approfondimenti importanti.

Pensioni e trattamenti agevolati: l’Ape in cifre

Tenendo conto del piano di previdenza anticipata prescelto, a partire dai 63 anni e dunque per un massimo di 3 anni e sette mesi, ogni lavoratore che intenderà avvalersi del sistema Ape dovrà restituire parte del prestito erogato, fino al raggiungimento dell’età pensionabile canonica, sotto forma di trattenuta sulla mensilità percepita.

Secondo i calcoli dell’Inps, per tutti gli anticipi di un anno con pensioni di riferimento superiori a 1500 euro, si dovrà rinunciare tra i 50 e i 60 euro al mese per vent’anni. Se il trattamento selezionato si concentrerà invece sulla fascia triennale, la rata di pagamento si attesterà in una forbice tra i 150 e i 200 euro.

Tuttavia, stando ai piani del governo, non tutte le categorie dei potenziali richiedenti dovranno pagare i balzelli sul prestito. Le facilitazioni previdenziali dell’Ape saranno, infatti, gratuite per i disoccupati di lungo corso e per le categorie produttive disagiate. Inoltre, la decurtazione sul margine delle pensioni dovrebbe poter essere azzerata per tutti i soggetti con un introito mensile inferiore a 1500 euro lordi (1200 netti). Discorso a parte va fatto per i lavori usuranti. Su tale tematica il dibattito tra esecutivo e parti sociali è ancora in fieri, anche se non mancano le ipotesi di sconto sulle trattenute.

Per tutti quelli che non intenderanno avvalersi del semplice prestito bancario, altra importante opzione è quella della Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita), sfruttabile sullo stesso arco cronologico di ammortamento dei venti anni, previa adesione a un fondo pensione.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, assente all’incontro, si è detto soddisfatto della mediazione ottenuta. Il titolare del Dicastero di Via Vittorio Veneto, forte altresì degli ultimi dati riguardanti l’occupazione, ha dunque ricordato che l’impianto strutturale della riforma inerente il sistema delle pensioni sarà inserito nel più ampio contesto della ventura legge di Bilancio, sottolineando così la rinnovata attenzione di palazzo Chigi per la concertazione politica: “Poiché parliamo di un contesto molto largo, credo che comunque sia importante e ragionevolmente prevedibile un apprezzamento del lavoro che abbiamo fatto e stiamo facendo proprio perché abbiamo portato questo tema dentro la legge di Bilancio e lo faremo in maniera condivisa o, comunque, a seguito di un confronto molto approfondito”.

Riccardo Piazza

ultima modifica: martedì, 13 Settembre 2016