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pubblicato: giovedì, 13 ottobre, 2016

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Buona Scuola: salta il referendum. E i crolli continuano

Buona Scuola

Buona Scuola: salta il referendum. E i crolli continuano

Il Referendum sulla “Buona Scuola” non si farà. A dirlo la Corte di Cassazione dopo la verifica delle 530 mila firme raccolte e sottoposte dal Comitato promotore dell’iniziativa popolare per abrogare la legge 107, voluta da Renzi per riformare il sistema scolastico italiano. Poche migliaia di firme hanno impedito di raggiungere il traguardo delle cinquecentomila firme valide a sostegno dei quattro quesiti.

I promotori del Referendum in una nota guardano al bicchiere mezzo pieno: «E’ stata comunque una straordinaria esperienza di confronto e che ha dato voce a centinaia di migliaia di cittadini/e, lavoratori/trici, pensionati/e e studenti che con la loro firma hanno manifestato contrarietà per i contenuti di una legge che snatura il valore costituzionale della scuola pubblica». Continuano ricordando i disagi che la riforma del governo Renzi ha prodotto dalla riapertura delle scuole: «L’avvio dell’anno scolastico in corso ha evidenziato le contraddizioni, ha messo a nudo tutti gli aspetti, negativi, confusi e anticostituzionali della cosiddetta “Buona scuola”: contenziosi legali infiniti, cattedre vuote, alunni disabili ancora senza sostegno, uffici nel caos, tutto per l’arrogante pretesa di poter fare a meno di ogni serio confronto con il mondo della scuola, con i lavoratori, con gli studenti e chi li rappresenta».

Non solo Buona Scuola: i crolli continuano

Oltre alla riforma, su un altro versante, insegnanti e studenti devono fare i conti con il fatiscente stato dell’edilizia scolastica italiana. Una inchiesta di Repubblica quantifica in 117 il numero dei crolli avvenuti negli ultimi tre anni. L’ultimo due giorni fa a Nichelino, in provincia di Torino. Numeri sconcertanti che suffragano dati altrettanto impressionanti che accertano la mancanza del certificato di agibilità per il 94% degli edifici scolastici della Calabria e, in percentuale più bassa, nel Lazio e in Sicilia.

Il governo Renzi cerca di correre ai ripari rilanciando stanziamenti nella nuova legge di stabilità, e rimettendo sul piatto circa 39 milioni di euro a seguito della rinuncia di Comuni, Province, e Città metropolitane come annuncia il premier su Twitter, rivendicando il lavoro farro fin ora per migliorare la sicurezza delle scuole.

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