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pubblicato: martedì, 18 ottobre, 2016

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India: quando la cultura si ribella alla violenza sulle donne

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India: quando la cultura si ribella alla violenza sulle donne

L’India e, in particolare, la città di Nuova Delhi, da qualche anno, come sottolinea un rapporto dei paesi del G20, sono “maglia nera” per quanto riguarda la violenza sulle donne. Tutto ciò ha creato un risentimento popolare che ha trovato sfogo prima in alcune politiche del governo per contrastare il fenomeno e poi nella cultura letteraria e cinematografica.

India: la dinamica di una brutta piaga

Secondo una ricerca venuta fuori dal rapporto dei paesi del G20, l’India si rivela un paese ostile alla donna: la violenza si attua in tutte le sue dinamiche e in tutti i luoghi come case, scuole e posti di lavoro tanto che città come Nuova Delhi sono state dichiarate “zone franche” se si è donne. Un importante catalizzatore di tutto ciò è sicuramente una certa mentalità patriarcale che coinvolge l’intero paese, fondata sulla “schiavizzazione” della donna da parte dei membri della famiglia che si perpetua, anche sotto forma di omicidio, sin dalla nascita: negli ultimi anni si è consumato nel paese un “feticidio” di circa 12 milioni di bambine per l’unico motivo di essere state concepite. La violenza si sposta poi nei luoghi pubblici dove gli abusi sessuali ed efferatezze di ogni tipo sono all’ordine del giorno, come ormai è noto: l’apice è stato raggiunto con l’aggressione di una ragazza nel Guwahati prima di entrare in un bar con degli amici e con la violenza di gruppo ai danni di una fisioterapista di 23 anni su di un pullman nel 2012.

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India: la reazione politica e culturale

L’episodio del 2012 ha scatenato una protesta senza precedenti da parte dei movimenti per i diritti civili e dei gruppi femministi: numerose le donne che hanno riempito le piazze delle principali città indiane. La protesta è riuscita a sensibilizzare anche il governo che da quattro anni a questa parte ha adottato alcuni metodi per cercare di contrastare il fenomeno: proprio nel 2012 nasce Himmat, un’app che permette alle donne in pericolo di avvisare la polizia attraverso semplici passi da compiere su uno smartphone. Anche il mondo della cultura ha risposto a suo modo: due anni dopo l’uscita di un fumetto nel quale una supereroina riesce a divincolarsi da potenziali abusi, il regista Ram Devineni decide di girare un sequel cercando di porre l’accento sui continui attacchi con l’acido che le donne indiane subiscono quotidianamente. La protagonista dei fumetti e del sequel è Priya che dopo essere scampata a numerose violenze di gruppo ed essere stata ripudiata dalla famiglia, insieme alla sua tigre volante decide di salvare tutte le donne che sono di fronte al pericolo di un attacco con l’acido e di qualsiasi altro tipo di atto violento. Il tentativo è quello di sensibilizzare le vittime, invitandole a non temere di denunciare il fatto alla polizia poiché nonostante i dati parlino di 1500 attacchi di questo tipo ogni anno, molti non sono rapportati a causa della paura di una violenza di ritorno.

Michele Mastrulli

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