Pubblicato il 03/01/2017

Legge elettorale, si va verso il proporzionale: primi indizi per larghe intese 2.0

autore: Alessandro Faggiano
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Legge elettorale: primi indizi per larghe intese 2.0 

L’attuale governo fotocopia guidato da Paolo Gentiloni procede a rilento. Senza Renzi, l’esecutivo evita ingerenze nei confronti del Parlamento, In questo senso, le parole del discorso al Senato del primo ministro hanno avuto un riscontro effettivo. Il governo non ha parlato di legge elettorale (nonostante una indiretta del ministro Calenda). A farlo, ci pensano gli altri, chi è pienamente legittimato a farlo. E già tra i banchi del Parlamento si comincia a parlare di proporzionale con alta soglia di sbarramento (probabilmente 5%). Il proporzionale – che porterebbe necessariamente ad alleanze a posteriori – è sostenuto vivamente dal leader di Forza Italia, il redivivo ottantenne Silvio Berlusconi.

Legge elettorale, Berlusconi: voglio il modello tedesco

Il Cavaliere ha pubblicamente ammesso di preferire la via del modello tedesco: un sistema che ha costretto il partito di maggioranza (in questo caso, la CDU di Angela Merkel) ad allearsi ora con i liberali, ora con i socialdemocratici. Berlusconi è consapevole che con un sistema maggioritario potrebbe essere relegato ai margini della vita politica. Per questo, ammicca continuamente al PD e a Matteo Renzi. Il Cavaliere definisce Renzi come “un gran comunicatore” ma che “pecca di saggezza ed esperienza”. Il messaggio è chiarissimo: Berlusconi vuole affiancare il fiorentino e sceglie il centro alla coalizione di destra. Il leader storico di Forza Italia aspetta solo l’assoluzione dalla Corte di Strasburgo e dalle vicende interne, per poter annunciare ufficialmente la sua ennesima discesa in campo.

Legge elettorale, il proporzionale piace a tutti. Ritorno alla prima Repubblica?

Dai banchi dell’NCD e dei partiti minori centristi, il coro è unanime. “Bisogna lavorare insieme e rimboccarsi le maniche” assicura Lupi. Ovvero: ‘vogliamo una grande coalizione e vogliamo essere presenti in essa’. Il progetto di Renzi di limitare il peso dei partiti minori – prediligendo la governabilità alla rappresentatività – sembra stia sfumando ogni giorno di più. In attesa del responso della Consulta sull’Italicum, la maggior parte dei partiti sembra voler puntare a un proporzionale: FI ed NCD lo hanno dichiarato apertamente negli ultimi tempi, il M5S lo afferma dagli albori. Per Lega Nord e Fratelli d’Italia, la formula elettorale è di interesse marginale: Salvini e Meloni puntano unicamente a tornare al voto quanto prima. Infine, lo stesso PD – che si arrocca, attualmente, su di un Mattarellum 2.0 – apre alla possibilità di un proporzionale con alta soglia di sbarramento. Come anticipato, il ministro Calenda rivela – al Corriere della Sera – che “la legge elettorale va disegnata tenendo presente questo scenario, che “chiamerà” probabilmente una grande coalizione”.

Tutti i maggiori partiti sembrano essere pronti a parlare di un nuovo proporzionale (nonostante si sia cominciato a parlare, in primis, sulle basi del mattarellum). Le “regole del gioco” sono condivise, almeno in linea di massima. La discussione sulla legge elettorale può essere la grande prova generale per il futuro della Repubblica. La seconda Repubblica – basata sul bipolarismo e su un sistema maggioritario – stra tramontando. Sarà un ritorno alla prima Repubblica (considerando anche l’imminente ritorno della DC, autorizzata – dopo 25 anni – a riunirsi ufficialmente) o si va verso una terza Repubblica, basata su un equilibrio tripolare?

 

 

Autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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