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pubblicato: sabato, 7 gennaio, 2017

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Elezioni Usa: il rapporto sulle interferenze russe in 5 mosse

sondaggi politici, elezioni usa, Donald Trump

Elezioni Usa: il rapporto sulle interferenze russe in 5 mosse

Il rapporto di CIA, FBI e NSA su interferenze straniere e ultime presidenziali americane è stato presentato ieri al Presidente eletto Donald Trump e il giorno precedente a Barack Obama. Per ovvie ragioni, si può leggere solo una versione sintetica di un ampio dossier “classificato” contenente informazioni molto più specifiche. Detto ciò, già si conosceva la maggior parte delle conclusioni a cui sono giunte le agenzie di intelligence federali. La scoperta più importante è il ruolo di primo piano che viene assegnato al Presidente russo Vladimir Putin.

Elezioni Usa: il rapporto sulle interferenze russe in 5 mosse

Ecco 5 punti che riassumono bene quanto ipotizzato dai servizi segreti americani:

1) Putin ha ordinato un’operazione volta a influenzare le presidenziali americane del 2016. Gli obiettivi della Russia erano quelli di minare la fiducia nel processo democratico e denigrare la Clinton. 

2) Putin e i più alti livelli del governo russo non avrebbero lavorato sin dall’inizio con il chiaro obiettivo di far eleggere Trump. Quando la vittoria della Clinton è diventata molto probabile, gli sforzi per distruggerne la credibilità sono aumentati.

3) Le interferenze straniere non hanno riguardato il processo elettorale e lo spoglio dei voti

4) Sono stati i servizi segreti russi a trasmettere materiale compromettente sui democratici a Wikileaks. Oltre che di una rete di troll sui social, la Russia si è servita dei media di Stato per amplificare gli scandali della Clinton e diffondere messaggi pro-Trump.

5) L’operazione ha avuto come obiettivo anche l’establishment repubblicano ma non con l’intensità riservata alla Clinton.

Secondo il rapporto, l’interferenza russa farebbe parte di un più ampio progetto, tuttora in corso, volto a screditare le democrazie occidentali. Inoltre, Putin avrebbe dato il via all’operazione perché sospetterebbe la Clinton di aver orchestrato le proteste contro di lui nel 2011, quando era Segretario di Stato. Quindi, l’attacco sarebbe partito principalmente per sabotare la sua elezione. Solo successivamente avrebbe assunto un connotato chiaramente favorevole a Trump anche e soprattutto in virtù delle aperture del candidato repubblicano alla strategia anti-Isis di Mosca in Medioriente.

Sarebbe stato il GRU, il maggiore servizio segreto russo, a creare l’hacker Guccifer 2.0 e il sito DCLeaks con lo scopo di diffondere le mail di John Podesta, Presidente del Comitato Elettorale della Clinton. Gli hacker russi avrebbero avuto accesso agli account dei democratici dal luglio 2015 al giugno 2016. Sempre i russi passarono il materiale a Julian Assange – il fondatore di Wikileaks nega tale ricostruzione – dopo che la pubblicazione su DCLeaks non ottenne gli effetti sperati.

L’intelligence Usa accusa anche Russia Today, Sputnik News e RT, media vicini al Cremlino, di aver partecipato consapevolmente all’operazione volta ad aumentare le possibilità di vittoria di Trump. D’altra parte, sempre secondo l’intelligence americana, i russi avevano preparato una campagna social di delegittimazione del risultato elettorale in previsione di una vittoria della Clinton.

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