pubblicato: sabato, 28 gennaio, 2017

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La sinistra, il centro, il PD e la ricostruzione impossibile

PD, sinistra

Tutte le anime dal PD verso sinistra e la ricostruzione impossibile

La storia della sinistra, in Italia, si è sempre caratterizzata per la dinamicità dei suoi partiti. Non sempre, però, queste modifiche e restyling hanno rappresentato un cambio produttivo – specialmente nell’accezione elettorale -. Oggi più che mai, il centrosinistra sembra essersi irrimediabilmente rotto, nonostante i continui richiami all’unità. La ricostruzione sembra impossibile, tra correnti del PD, Si-Sel, Possibile e il recentissimo “conSenso” di D’Alema

La sinistra ‘più a sinistra’: la prima scissione, Civati e il Possibile

Il rischio di scissione interna al PD durante il periodo referandario non è stata che l’ultima di una serie di rotture inevitabili. Il primo ad uscire – in dissonanza con la svolta centrista e neoliberista che avrebbe inaugurato il giovane premier Matteo Renzi – fu Giuseppe Civati, ex candidato alla segreteria di partito. La corrente civatiana si riunisce attorno al suo leader in un partito – Possibile – fondato sull’orizzontalità e la partecipazione degli attivisti. Il leader del Possibile (attualmente il più a sinistra nello scacchiere ideologico italiano) si è espresso con asprezza, a più riprese, contro il segretario del PD, ammiccando alla stoica minoranza (in primis Bersani e Cuperlo).

La sinistra tradizionale: la seconda scissione, Fassina, Vendola e l’unione in Si-SEL

Dopo la prima scissione, fu il momento di Stefano Fassina: politico di vecchio corso, fonda il suo partito e, posteriormente, lo associa indissolubilmente al SEL di Nichi Vendola. Il partito nato dall’unione delle forze di Fassina e Vendola si colloca nello spazio di una sinistra moderata “vecchio stampo”, tradizionalista. Non a caso, Si-SEL ha creato la propria narrativa a partire dai diritti sociali, piuttosto che fondarla sui diritti civili (su cui, invece, si basava prevalentemente il SEL originario di Nichi  Vendola). Gli stessi espedienti comunicativi sono tipici di un repertorio operaio e legato alle lotte dei movimenti sociali. Il principale pomo della discordia con il PD, anche in questo caso e come per il Possibile di Civati, non può che essere la riforma del lavoro.

La sinistra classica: da Bersani al conSenso di D’Alema

E poi, per ultimo, abbiamo la sinistra “classica” per portamento e per storia degli attori in campo: una sinistra ‘stoica’ che, nonostante l’incedere del tempo, continua a ricoprire un ruolo decisivo all’interno del partito. Una fazione che richiama costantemente all’attenzione, talvolta boriosa per l’eccesso di zelo con cui punzecchia la “sinistra mediatica”, guidato dal segretario PD. La sinistra classica è tornata agli onori grazie all’ultimo minaccioso intervento di D’Alema, che intravede la possibilità di una scissione (legandola all’esito delle negoziazioni sulla legge elettorale che verrà).

La sinistra mediatica: Renzi e solo Renzi

La sinistra della maggioranza – che è anche quella più spostata verso destra rispetto a quelle citate anteriormente – è guidata in modo inequivocabile da Matteo Renzi. La personalizzazione del referendum, in realtà, non è stato altro che un riflesso della personalizzazione già avvenuta per il Partito Democratico. Il fiorentino ed ex premier rappresenta la “nuova sinistra italiana”, ovvero un centro neoliberista ma relativamente critico con le istituzioni comunitarie.

La ricostruzione passa dalla legge elettorale?

Allo stato attuale, considerando le differenze programmatiche e le inimicizie sono alla base di quest sembra più che improbabile un ricompattamento delle anime della Sx (volendo includere anche il PD). La prima “prova generale” per un riavvicinamento tra tutte le parti sarà la stesura di una nuova legge elettorale. In questo, sta al PD fare la prima possa per invitare gli altri esponenti al tavolo. Lo stesso segretario generale del Partito Democratico ha la possibilità di mettere la prima pietra della ricostruzione aspettando, poi, che Civati, Fassina, Vendola, Bersani e D’Alema facciano lo stesso.

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