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pubblicato: venerdì, 27 giugno, 2014

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Tav, M5S Piemonte “Scavo dalla Francia è un triste epilogo”

La Tav e la posizione contraria del Movimento 5 Stelle. Intervento di esponenti piemontesi del M5S: “L’ipotesi di realizzare lo scavo del tunnel di base della Torino-Lyon procedendo dal solo lato francese, come già avvenuto per i lavori della seconda canna del Frejus, rappresenta la prova e l’evidente triste epilogo di un lungo ed astuto percorso svolto da chi ha interesse a costruire quest’opera inutile, come certificato in ben due pareri della Corte dei Conti francese”. Ad affermarlo, con una nota congiunta, il senatore M5S Marco Scibona e la consigliera regionale del M5S Piemonte Francesca Frediani.

no tav piemonte movimento 5 stelle

“Triste epilogo (sempre in riferimento ai lavori della Tav) – aggiungono – per l’evidente connessione tra la supposta decisione di far partire i lavori dal territorio francese e l’accordo tra Italia e Francia ratificato nel 2012. Avevamo già denunciato l’incostituzionalità della ratifica dell’accordo del 2012 per una serie di ragioni afferenti il diritto applicabile ai lavori della sezione transfrontaliera ed, in particolare, la previsione dell’utilizzo del diritto francese anche sul territorio italiano. Con dispiacere affermiamo che avevamo ragione: iniziare i lavori dal territorio francese equivale ad applicare il diritto transalpino anche sul territorio italiano, come ben espresso dall’art. 10.2 lettera b sub (prevedente, appunto, che il diritto applicabile è quello dello Stato dove parte l’esecuzione delle opere sino alla congiunzione, anche in territorio diverso, con l’opera realizzata dall’altro Stato). E stiamo parlando sia di diritto applicabile agli appalti, con le già denunciate gravi conseguenze sul piano dell’applicazione del codice antimafia, e sia alle condizioni di lavoro e di occupazione del personale. Ma tale scelta, che già presenta il triste e vergognoso vantaggio, da parte dei sostenitori dell’opera, di evitare il controllo da parte delle Istituzioni italiane, consente loro di continuare a violare il principio della democratica partecipazione. Per anni si è volutamente, con vergognosi artifici giuridici, evitato un vero confronto tecnico, adesso si vorrebbe evitare anche il controllo, da parte degli enti territoriali e delle popolazioni, sull’avanzamento dei lavori, pronti a rilevare ogni irregolarità, nella speranza che le denunce possano avere un seguito. Inoltre si assisterebbe al definitivo tramonto dell’illusione delle ricadute positive sul territorio: promesse la cui irrealizzabilità troverebbe finalmente un alibi”.

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