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pubblicato: lunedì, 10 luglio, 2017

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Bitcoin e investimenti ad alto rischio: l’analogia con le materie prime

Bitcoin investimento ad alto rischio e analogia con materie prime

Bitcoin e investimenti ad alto rischio: l’analogia con le materie prime.

Nonostante il nome possa ingannare, le criptovalute come i bitcoin possono essere eguagliate alle materie prime, piuttosto che alle valute di per sé. Non esistono banche centrali che ne regolamentano l’offerta. Le strutture che si occupano della loro diffusione sono decentrate. L’offerta è inferiore alla domanda. L’emissione non è infinita, ma limitata. Quando si parla di criptovalute, inoltre, non bisogna sottovalutare una componente fondamentale: il rischio. Investire sui bitcoin può essere infatti molto rischioso.

Da quando i bitcoin nacquero su un forum a opera di un tuttora ignoto fondatore, Satoshi Nakamoto, è passato poco tempo (tecnologicamente parlando). In questo periodo la criptovaluta ha avuto pane per crescere in maniera rapida e formidabile. A oggi le criptovalute vantano una capitalizzazione complessiva di circa 50 miliardi di dollari. Stiamo parlando di un bene virtuale, lo ricordiamo. Che potrebbe essere una bolla, nonostante a riguardo vi siano diverse correnti di pensiero.

Bitcoin: investimenti ad alto rischio

In giro si sentono storie di pionieri che hanno creduto per primi nel bitcoin. Oggi quelle persone sono diventate milionarie. Tuttavia, adessonon sarebbe così sicuro investire sulle monete virtuali e diventare ricchi. La voce si è sparsa e il fenomeno ha raggiunto una portata mondiale. Oggi il bitcoin è un investimento ad alto rischio. Non che non lo fosse anche prima, ma oggi lo è di più. Troppo alto il tasso di volatilità.

Abbiamo già parlato dell’elevata crescita del valore delle criptovalute, e in particolare dei bitcoin. Un trend che però potrebbe non continuare in futuro. L’investimento nelle monete digitali prevede infatti conoscenze multidisciplinari che non sono alla portata di tutti. Tutto questo universo prevede sapienze in diversi campi. Come ad esempio la crittografia e il networking nel settore informatico. E la teoria monetaria in campo finanziario.

La forte volatilità delle criptovalute si associa dunque all’alto rischio dell’investimento. Tanto per fare un esempio, basterebbe un sospetto sull’intera struttura informatica che regge la moneta virtuale, o un difetto, a far crollare improvvisamente il valore del bitcoin. L’interesse nei confronti di queste valute elettroniche continua però a crescere. Molte banche di investimento le hanno incluse nella gamma di asset finanziari. A differenza delle valute tradizionali come Euro e Dollaro, le criptovalute sono da considerarsi più simili alle commodities.

Bitcoin e materie prime: analogie e differenze

Le criptovalute come i bitcoin o litecoin sono più simili alle materie prime come oro, argento, petrolio, diamanti e via dicendo. Come per le materie prime, inoltre, più cresce la fiducia e si consolidano gli investimenti su di esse. Il bitcoin è oggi – l’oggi delle criptovalute è l’adesso, va ricordato – forte perché è un bene rischioso. Se la sua emissione fosse illimitata come avviene per le valute normali, perderebbe l’appeal che ha e di conseguenza il valore. Inoltre, a differenza delle materie prime, l’andamento dei bitcoin dipende da molti fattori. Da qui la necessità di avere le conoscenze disparate di cui abbiamo parlato in precedenza.

Come le materie prime, però, le criptovalute non hanno un’emissione illimitata. Piuttosto vantano una diffusione non infinita. Il bitcoin non si trova certo sottoterra. Esso viene piuttosto creato attraverso algoritmi di non facile comprensione dai moderni elaboratori di calcolo. I miners – i cosiddetti minatori – sono solo digitali, ma anche con questa terminologia si può valutare la somiglianza con le materie prime. Cambia il modo di produzione. Secondo il concetto originario, inoltre, l’emissione dei bitcoin non dovrebbe superare le 21 milioni di unità. Oggi si è arrivati a 14 milioni di unità e ci si comincia già a chiedere cosa succederà quando sarà toccato quel limite. Al momento, non abbiamo ancora una risposta certa.

Sempre per continuare l’analogia con le commodities, c’è da precisare che in alcuni Paesi il bitcoin è già visto come una materia prima. Ad esempio, negli Stati Uniti la Commodity Futures Trading Commission ha riconosciuto la criptovaluta come una merce scambiabile alla pari di una materia prima.

Conclusioni

Opinioni, “regolamentazioni” e tentativi di strutturalizzazione a parte, il merito delle criptovalute è a oggi quello di aver introdotto una nuova opzione per il futuro dei mercati finanziari. Focalizzandosi soprattutto sulla possibilità di innovazione nell’economia digitale. Oltre ovviamente ad aver creato un’enorme fonte di guadagno per i primi pionieri della moneta virtuale. Oggi le cose sono cambiate, pertanto, non crediate che investire sui bitcoin sia come investire sull’oro. Il rischio è alto e le conoscenze richieste sono molte e diverse.

A oggi il bitcoin è ancora una scommessa, quindi. Investimento lo diventerà se porta i suoi frutti a chi ci crede. Ma come ben sapete, il confine tra scommessa e investimento può essere molto labile sotto certi aspetti.

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