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pubblicato: mercoledì, 4 aprile, 2018

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Elezioni 2018, ultime notizie: accordo di Governo centrodestra-Renzi. Le indiscrezioni

elezioni 2018, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi

Elezioni 2018, ultime notizie: accordo di Governo centrodestra-Renzi. Le indiscrezioni

Nel primo giorno di consultazioni al Quirinale, mentre i due fronti – Lega e Cinque Stelle – si dividono il palcoscenico, con Luigi Di Maio che si dice pronto per un “contratto” di governo con la Lega di Matteo Salvini oppure con il Partito Democratico, a condizione di lasciare però a casa Berlusconi da una parte o Renzi dall’altra, sembra farsi largo un terzo scenario. E in quel caso, a rimanere a casa, sarebbe proprio Di Maio.

Elezioni 2018: Governo centrodestra-Renzi?

Sfumata infatti l’ipotesi del tutti dentro, con Gentiloni premier, secondo alcune indiscrezioni che cominciano a circolare in queste ore sarebbe pronto un accordo fra il centrodestra e Matteo Renzi. Non sarebbe un Nazareno bis, perché col PD – almeno quello a guida Martina – la cosa non ha nulla a che fare: l’ex segretario Dem sarebbe disposto a dar un appoggio esterno con un certo numero di parlamentari (probabilmente non 61 come paventato fino a qualche giorno fa).

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Governo 2018: Renzi andrebbe nel Gruppo Misto?

Cui prodest? L’operazione, sempre dalle voci che si susseguono in queste ore, porterebbe Renzi a transitare prima nel Gruppo Misto del Senato dove è stato eletto. Passaggio obbligatorio in vista di dare vita, poi, ad una formazione politica tutta sua. Quindi le dichiarazioni degli ultimi giorni, la “linea dura” anti-inciuci di Renzi che tirandosi fuori ha definito “nuovo pentapartito” il dialogo cinquestelle – Lega (tanto da valergli un’accusa di “dispetto” da parte di Di Maio per non voler contribuire al “cambiamento” e al governo nascente) sarebbero pura strategia di disorientamento? Se così fosse, se lo spirito pasquale abbia veramente resuscitato l’ex segretario Dem per renderlo ancora determinante nel gioco delle poltrone, si vedrà.

Elezioni 2018: ultime notizie, quale maggioranza?

Certo è che l’escamotage potrebbe, effettivamente, risolvere buona parte dei problemi all’orizzonte del nuovo governo. Anzitutto permettendo di arginare, in qualche modo, l’empasse che vede nessuna alternativa all’aut-aut imposto a Salvini da Di Maio. In questo caso, il segretario della Lega, già di fatto indicato come premier dalla coalizione di centrodestra, potrebbe teoricamente superare lo scoglio della formazione del governo; perlomeno numericamente, in modo più agevole. Ma è probabile che la eventuale formazione renziana – che farebbe lo stesso percorso fatto da Alfano prima e Verdini poi nella scorsa legislatura – non accetti affatto il nome di Salvini come premier. E’ più probabile infatti che venga fuori un nome diverso, sempre della Lega, ma più gradito sia a Renzi, che a Berlusconi.

Guardando i numeri alla Camera il centrodestra può contare su circa 265 parlamentari. Anche volendo aggiungere una decina di parlamentari dal gruppo misto, presi dai fuoriusciti del M5S e magari da qualche parlamentare delle minoranze linguistiche, servirebbero almeno una cinquantina di renziani; e non è affatto detto che ci siano, anche per questo siamo nel campo delle pure ipotesi.

L’alternativa, ancora più complessa dal punto di vista numerico soprattutto al Senato, sarebbe l’alleanza composta dal M5S con una parte (non renziana) del PD, LeU e buona parte del gruppo misto. Tutto sta a capire, qualora il PD si spaccasse in due quale delle due parti potrebbe permettere la nascita di un nuovo governo e con chi.

Elezioni 2018: ultime notizie, a chi conviene tornare a votare?

E’ chiaro che non tutti i gruppi parlamentari hanno la stessa convenienza a creare un governo qualunque sia. I partiti che avrebbero tutto da perdere in caso di elezioni a brevissimo, sono in particolare PD, LeU e FI.

Il PD è in piena faida interna e rischierebbe di presentarsi senza un nuovo segretario legittimato da tutte le correnti. Visto il lungo processo che porterebbe a un mandato pieno per il nuovo segretario, c’è il rischio di arrivare a nuove elezioni in piena guerra interna.

LeU, che superato di poco la soglia di sbarramento, correrebbe il rischio questa volta di non passare la soglia; visti anche i sondaggi e visto che il trend delle ultime settimane prima del voto li dava in forte ribasso. Col il misero risultato ottenuto il 4 marzo, il progetto LeU avrebbe probabilmente ancora meno appeal in nuove elezioni a breve

In generale poi ci sarebbe il rischio di “voto utile”. Le elezioni finirebbero col sembrare un vero e proprio ballottaggio tra Di Maio e Salvini. Portando molti voti da partiti di sinistra verso Di Maio da un lato; e dall’altro svuoterebbero FI in favore di Salvini. Gli ultimi sondaggi testimoniano questa dinamica.

In fin dei conti a Salvini e Di Maio conviene tornare a votare al più presto per capitalizzare la situazione, a tutti gli altri no. Quale delle fazioni avrà la meglio? Conviene davvero a tutti formare a tutti i costi un governo con una maggioranza risicata a rischio disastro in caso di caduta?

Elezioni 2018: serve una maggioranza solida

L’unica maniera per avere un governo stabile è avere in mano una maggioranza ampia e solida che possa durare 5 anni. Non dimentichiamoci che nel 2019 il Quantitative Easing voluto da Draghi, che protegge l’Italia dalla speculazione, sarà probabilmente eliminato. Chi si arrischia a gestire un governo che fra un anno affronterà quasi certamente una tempesta finanziaria se non darà solide garanzie di tenuta? Vale davvero la pena rischiare la formazione di un governo di corto respiro solo per la paura di andare a votare di nuovo? Molti parlamentari appena eletti sanno benissimo che non sarebbero rieletti e si aggrapperanno con le unghie e con i denti a questa legislatura. Ma chi sarà disposto a essere il loro campione in una situazione del genere?

Molte sono le domande al momento e il rebus non sarà sciolto in fretta. Per Mattarella i prossimi saranno giorni difficili.

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