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pubblicato: giovedì, 5 aprile, 2018

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Consultazioni Governo 2018: le 3 opzioni di Mattarella per evitare il voto

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Consultazioni Governo 2018: le 3 opzioni di Mattarella per evitare il voto

Lo spettro del ritorno alle urne si era già presentato all’indomani del 4 marzo scorso; non appena fu chiaro che il voto non aveva consegnato una maggioranza in Parlamento. In questo senso, nelle ultime settimane a tenere banco è stata la possibilità che il Movimento 5 Stelle si accordasse con un altro partito; nello specifico, con il Pd – prima – e con la Lega – dopo. È stata poi quest’ultima ipotesi a prendere quota; in particolare, dopo la convergenza tra pentastellati e Carroccio sui nomi dei Presidenti delle Camere.

Tuttavia, il dialogo sul governo – vista la sua natura “politica” più che istituzionale – si è finora rivelato difficile anche sul versante Salvini-Di Maio; i 5 stelle hanno escluso qualsiasi apparentamento con Forza Italia: bloccando, di fatto, le trattative.

Oggi, le maggiori forze politiche salgono al Colle per le consultazioni ma per quello che si sa sono ancora tutte arroccate sulla difensiva. Il Capo dello Stato preferirebbe sbloccare la situazione ed evitare il ritorno alle urne. Detto ciò, Mattarella non ha molte combinazioni a disposizione per favorire la nascita di un nuovo esecutivo.

Consultazioni Governo 2018: le 3 opzioni di Mattarella per evitare il voto

Al momento, solo Matteo Salvini sembra disposto a negoziare con tutti tranne che col Pd; in parole povere: l’unico governo possibile è quello che vede centrodestra e 5 stelle insieme; l’importante è che si parta dal programma del centrodestra e che la legislatura cominci per durare 5 anni. D’altra parte, “tutti devono cedere su qualcosa”, insomma, gli altri devono smussare le proprie rigidità; questo il succo del colloquio avvenuto stamane tra il leghista e il Presidente della Repubblica.

Dunque, vista la situazione, Mattarella sta cominciando a orientarsi verso il conferimento del pieno mandato alla coalizione di Salvini, Berlusconi e Meloni. Se i tre non riuscissero ad accordarsi sul nome del premier – improbabile – o non trovassero i numeri per governare – più probabile – solo allora si darebbe l’incarico a Di Maio. Se anche il capo politico dei 5 stelle fallisse, si tornerebbe dal centrodestra. Nel caso in cui anche il secondo tentativo della coalizione non dovesse portare a nulla il Colle opterebbe per un Governo del Presidente composto da tecnici in grado di coagulare un maggioranza parlamentare.

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