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pubblicato: martedì, 8 maggio, 2018

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Consultazioni Governo 2018: tregua o neutrale, non ci sono i numeri

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Consultazioni Governo 2018: tregua o neutrale, non ci sono i numeri

L’ultimo giro di consultazioni ha certificato una situazione di “stallo” tra le forze politiche che ha richiesto l’intervento diretto del Presidente della Repubblica. Dunque, il Colle non ha avuto altra scelta se non quella di indicare la strada di un’esecutivo “di garanzia”. In pratica, il Capo dello Stato proporrà alle Camere delle figure “istituzionali” che traghettino il paese verso le prossime elezioni. Innanzitutto, l’obiettivo è quello di placare i timori dei mercati che, dopo settimane di relativa calma, hanno cominciato a penalizzare l’economia italiana alla notizia di un probabile voto estivo. Inoltre, il Quirinale intende scongiurare la possibilità di non varare la Finanziaria per l’anno che verrà; ricorrere all’esercizio provvisorio determinerebbe, in primis, l’aumento dell’Iva al 25%.

Consultazioni Governo 2018: tregua o neutrale, non ci sono i numeri

Ora, però, bisogna chiedersi: “quante possibilità ha un governo «neutrale» di ottenere la fiducia dal Parlamento?”. Guardando ai numeri, come ha calcolato il Sole24Ore, l’unica certezza “importante” per Mattarella proviene dal Pd. D’altra parte, solo i Dem hanno aperto in modo chiaro al “governissimo”. Ora, il Partito Democratico può contare su 111 deputati e 52 senatori; a questi si possono sommare i parlamentari di +Europa (3 deputati e un senatore, cioè Emma Bonino) e Civica Popolare (4 deputati). Fornirebbero il proprio appoggio all’iniziativa del Quirinale anche i 14 deputati e i 4 senatori di Liberi e Uguali. Pare scontato il voto favorevole anche dei 4 deputati delle minoranze linguistiche e degli 8 senatori delle Autonomie. Nel gruppo Misto, compresi gli eletti all’estero, sicura solo la preferenza dei senatori Nencini e Merlo.

Nel centrodestra, ad aiutare l’iniziativa di Mattarella potrebbero intervenire i 105 deputati di Forza Italia (oltre ai 3 di Noi con l’Italia) e i 61 senatori di Berlusconi. Ora, a conti fatti il progetto del Capo dello Stato è ben lontano dal raggiungere la maggioranza sia alla Camera che al Senato. A Montecitorio dovrebbe poter contare solo su 245 favorevoli (ci vorrebbero minimo 316 voti); 131 sì a Palazzo Madama (la soglia da raggiungere è quella dei 158 voti a favore).

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