pubblicato: venerdì, 29 giugno, 2018

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Buoni fruttiferi di Poste Italiane: rimborso inferiore, come difendersi gratis

Buoni fruttiferi postali: rimborso inferiore, come difendersi gratis

Buoni fruttiferi di Poste Italiane: rimborso inferiore, come difendersi gratis.

Capita spesso di raccontare storie di sottoscrittori di buoni fruttiferi di Poste Italiane che purtroppo si vedono rimborsare un valore del buono inferiore a quanto dovuto. La recente cronaca parla spesso di casi finiti bene per i risparmiatori; con vittorie ottenute grazie al non lasciar correre la cosa. Ed è così che hanno fatto due donne di Udine, che si sono viste riconoscere rispettivamente 39 mila e 37 mila euro in più rispetto a quanto si voleva dare per il rimborso di Buoni fruttiferi trentennali. Tutto questo è stato fatto grazie all’azione di Federconsumatori Udine, l’associazione a tutela dei consumatori a cui sono appellate le due donne.

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Buoni fruttiferi di Poste Italiane: rimborso inferiore, perché?

Il problema dei Buoni trentennali è sempre il solito che andiamo ripetendo da tempo. I buoni per i quali capitano questo tipo di storie, sono spesso sottoscritti negli anni Ottanta; generalmente a ridosso di un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma senza che i risparmiatori venissero opportunamente informati. E che decretava la decurtazione degli interessi a partire da una certa data in poi; facendo perdere rilevanza a quanto scritto sul retro dei buoni. Che invero, come stabilito da più Tribunali lungo il Belpaese, è l’unico elemento da considerare per ottenere il giusto rimborso.

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Buoni fruttiferi di Poste Italiane: rimborso giusto, come ottenerlo

A nulla sono valsi i reclami indirizzati dalle due consumatrici a Poste Italiane; il Gruppo si è infatti difeso adducendo al timbro apposto sul retro dei buoni al momento dell’emissione che di fatto sanciva l’importo inferiore alla fine corrisposto.

Legittimamente insoddisfatte della risposta di Poste, le due donne si sono rivolte alla locale Federconsumatori; l’associazione ha dunque inviato due ricorsi all’Arbitro Bancario Finanziario, che ha analizzato le ragioni dell’associazione e quindi delle Poste. Per poi stabilire come Poste Italiane avesse torto e le consumatrici ragione; tanto da indurre il Gruppo a riconoscere gli importi effettivamente spettanti in base alle condizioni contrattuali stabilite sui titoli.

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Grazie al coinvolgimento di Federconsumatori e successivamente dell’Arbitro Bancario Finanziario, è stato rimborsato quanto dovuto. Rivolgersi dunque ad associazioni ed enti del genere sembra essere una via molto produttiva per recuperare il maltolto in maniera economica e anche piuttosto rapida. Non è un caso che Federconsumatori abbia invitato tutti i sottoscrittori dei Buoni cartacei emessi negli anni Ottanta che si ritrovino nella stessa situazione delle due donne sopraccitate a rivolgersi all’associazione per esaminare il titolo. E valutare così l’effettivo valore del rimborso, al fine di non ricevere importi inferiori a quanto dovuto.

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