pubblicato: venerdì, 3 Ago, 2018

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Sondaggio decreto dignità, in Veneto a rischio i rinnovi di 6 contratti a termine su 10

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Sondaggio decreto dignità, in Veneto a rischio i rinnovi di 6 contratti a termine su 10

Ieri la Camera ha dato il via libera al decreto dignità con 312 sì, 190 no e 1 astenuto. Ora il testo passa in seconda lettura al Senato.

“Abbiamo vinto il primo round, ce l’abbiamo fatta, e senza la fiducia” ha esultato il vicepremier Luigi Di Maio. Contento del risultato anche il premier Giuseppe Conte: “Si tratta di un primo importante passo in avanti per la lotta al precariato, il contrasto all’azzardo e la semplificazione fiscale” ha scritto su twitter. “Orgoglioso di guidare un Governo che lavora davvero per questo Paese”.

Nonostante i festeggiamenti dell’esecutivo, il decreto dignità continua a non piacere. Soprattutto alle imprese. Secondo un sondaggio realizzato da Assindustria Venetocentro su un campione di 307 imprenditori e direttori risorse umane delle province di Padova e Treviso, il 21,8% dei lavoratori a termine assunti dalle aziende (e il 29% di quelli in somministrazione), potrebbe non veder confermato o prorogato il proprio contratto per effetto del Decreto dignità.

Le aziende infatti ricorreranno al turnover per evitare un rischio contenziosi dovuti alle causali. Il 21,8% dei lavoratori che potrebbero rimanere a casa verranno sostituiti da nuovi addetti a termine per i quali non c’è l’obbligo di causali. La situazione, in realtà, potrebbe essere ancora più drammatica. Sei contratti a termine su dieci sono a rischio rinnovo.

Sondaggio decreto dignità, imprenditori preoccupati

“I risultati dell’indagine – ha affermato Massimo Finco, presidente di Assindustria Venetocentro – confermano la preoccupazione che ci è stata rappresentata da centinaia di aziende nelle ultime settimane. Questo provvedimento danneggia anche il lavoro, danneggia le persone che si dichiara di voler tutelare, specialmente i giovani, non solo le imprese. E avrà l’effetto di ridurre le opportunità di occupazione e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, oltre a pregiudicare l’efficienza e la competitività delle imprese, peraltro in una fase di rallentamento”.

“Le misure introdotte non paiono adeguate a cogliere l’obiettivo di ridurre la precarietà – ha aggiunto Maria Cristina Piovesana, presidente vicario di Assindustria Venetocentro -. Anzi, da un lato con la riduzione della flessibilità e della certezza del diritto per le imprese, dall’altro con l’inasprimento delle sanzioni in caso di licenziamento, vi è il rischio oggettivo di giungere a risultati opposti rispetto agli obiettivi dichiarati”.

Sondaggio decreto dignità: nota metodologica

Indagine su un campione di 307 imprenditori e direttori risorse umane delle province di Padova e Treviso.

 

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