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pubblicato: giovedì, 6 settembre, 2018

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Antonello Bessi accoltellato a Vercelli, c’entra una donna?

antonello bessi

Antonello Bessi accoltellato a Vercelli, c’entra una donna?

Dopo aver escluso che dietro la morte di Antonello Bessi, 57enne ritrovato riverso in una pozza di sangue nel garage della sua villetta, si fosse celato il tentativo di rapina, gli inquirenti stanno esaminando un’altra pista, protesa verso il movente passionale. C’era, infatti, una donna con cui stava avendo un frequentazione, e forse questo potrebbe gettare luce su questo delitto ancora apparantemente senza una plausibile ricostruzione. Vedremo da quanto è emerso dal servizio della trasmissione di Pomeriggio 5 se davvero sia stata una presenza femminile a scatenare questo efferato omicidio o se possono risultare evidenti implicazioni con uan comunità etico-sprituale della Valchiusella.

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Antonello Bessi: perché il movente non poteva essere la rapina

Antonello Bessi, dopo aver chiuso i battenti della sua attività in via Paggi, a Vercelli, aveva attrezzato il proprio garage per riprendere la riparazione di biciclette, allestendo il “Cicli Sports”, come l0 aveva chiamato, proprio nella sua abitazione di via Walter Manzone, al rione Canadà. Il corpo, il 4 settembre, è stato attraversato da 12 coltellate, ma ancora non c’è traccia dell’arma del delitto. Il commissario capo Antonio Porcino ha condotto le indagini che hanno presto escluso dal ventaglio di possibilità il movente della rapina degenerata in omicidio: il negozio non aveva particolari oggetti di valore che avrebbero indotto un malintenzionato al furto, senza contare che il contenuto del portafogli di Bessi, almeno 500 euro in contanti, non è stato toccato.

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I tratti sconosciuti di Antonello Bessi si stringono intorno ad una donna e alla frequentazione di una comunità religiosa.

Senza contare che, dei suoi conoscenti e familiari, nessuno ha tracciato un profilo che sconfinasse da quello di uomo tranquillo, dedito al proprio lavoro e privo di qualunque punto d’ombra nel suo passato. Avrebbe però preso a frequentare – secondo quanto è emerso dall’intervista di Pomeriggio 5 al padre, Giuseppe Bessi – la comunità spirituale di Damanhur (ma, anche in questo caso, chi lo conosceva bene afferma che non fosse un soggetto che si sarebbe lasciato plasmare da qualcuno), balzata alle cronache proprio a seguito dell’omicidio di Antonello Bessi. Non manca chi l’ha definita una “setta”, ma chi appartiene a questa Federazione preferisce parlare di una “filosofia” di vita, improntata sull’armonioso rapporto con la natura e sulla condivisione dei propri beni.

Riguardo alla frequentazione che aveva intrapreso il meccanico 57enne, Giuseppe Bessi ha così dichiarato: «Credo sia stato un delitto passionale, che ci fosse una donna nella sua vita e magari questo ha portato a quello che è accaduto – dice parlando ai microfoni della troupe di “Pomeriggio Cinque” – Antonello si era riavvicinato alla comunità etica e spirituale di Damanhur, in Valchiusella vicino a Torino, e quasi ogni sabato partiva con una donna, per tornare la domenica sera. Per il resto era una persona tranquilla, un lavoratore, senza grilli per la testa».

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