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pubblicato: giovedì, 13 settembre, 2018

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Flat Tax e Reddito di cittadinanza 2019: quando arrivano e a chi convengono

Reddito di cittadinanza e flat tax: i punti negativi

Il periodo della legge di bilancio può essere stressante e i ministri per l’economia lo sanno bene. Non fa eccezione Giovanni Tria, che deve fare i conti con una maggioranza che chiede a gran voce due cose impossibili (“flat tax” e “reddito di cittadinanza”). E le vuole anche subito.

“Flat tax” e “reddito di cittadinanza” (che non sono flat tax e reddito di cittadinanza) sono due misure molto costose. Per un Paese con alto debito pubblico e crescita anemica la loro introduzione in una volta sola può essere uno shock fatale. Per questo Tria spinge per una loro introduzione graduale.

Questo significa che nel 2019 ci saranno vincitori e vinti.

LEGGI ANCHE: Anche le pensioni nella legge di bilancio 2019

Quando arriva la flat tax e a chi conviene

Per dipendenti e pensionati l’arrivo della flat tax nel 2019 rischia di essere una doccia fredda. Una delle ipotesi di copertura, infatti, deriva dagli 80 euro (il cosiddetto “bonus Renzi”). Questa misura (molto inefficiente) va a beneficio di chi riceve un reddito da pensione o da lavoro dipendente fra gli 8mila e i 26mila euro.

La maggioranza, lato Lega, vuole usare parte di quei soldi per tagliare le tasse ai lavoratori autonomi. Ma, attenzione, non a tutti: solo a quelli “meno poveri”.

La “flat tax” prevede, in sintesi, l’estensione del regime forfettario alle partite IVA che guadagnano fra 50mila e 100mila euro. Chi è al di sotto di questo scaglione, infatti, già paga il 15%, mentre non cambierà nulla per chi è al di sopra.

Chi guadagna 100mila euro potrebbe pagare fino a un terzo delle tasse che pagava prima.

Quindi, se saranno confermate queste ipotesi, per lavoratori dipendenti, pensionati e autonomi “poveri” (fino a 50mila euro) il 2019 sarà un anno in cui stringere i denti.

Quando arriva il reddito di cittadinanza e a chi conviene

Come la “flat tax”, anche il “reddito di cittadinanza” dovrebbe essere parzialmente finanziato togliendo gli 80 euro a dipendenti e pensionati.

In questo caso a beneficiarne sarebbero 2,76 milioni di famiglie che hanno un reddito inferiore alla soglia di povertà, per un totale di 8,3 milioni di persone. Queste famiglie riceverebbero un sussidio che permetterebbe loro di raggiungere la soglia di povertà (780 euro al mese).

In questo caso, se venissero confermate le ipotesi, nel 2019 a tirare un sospiro di sollievo potrebbero essere i membri più deboli della nostra società (ma anche, purtroppo, chi ha un reddito basso perché non ha granché voglia di fare qualcosa di produttivo).

Per dipendenti e pensionati l’unico barlume di speranza sarebbe un piccolo aumento delle detrazioni che dovrebbe attenuare l’impatto del taglio del “bonus Renzi”.

Va tuttavia ricordato, come ha detto Tria, che il governo punta a finanziare flat tax e reddito di cittadinanza anche con un taglio delle tax expenditures. Quindi dipendenti e pensionati rischiano di perdere anche da qualche altra parte, nel 2019.

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