pubblicato: martedì, 11 settembre, 2018

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Flat tax e Partite IVA 2019: tre aliquote ed esempio, come funziona

Reddito di cittadinanza e flat tax: i punti negativi

Flat Tax 2019: come funziona ad esempio


Tramonta (almeno per quest’anno) il sogno della flat tax di Matteo Salvini. Stando alle ultime notizie, infatti, l’aliquota unica (flat tax significa questo, in pratica) non vedrà la luce per nessuno nel 2019. Neanche per le partite IVA. Il motivo è presto detto: la flat tax vera costa troppo e i margini della legge di bilancio 2019 sono già molto ridotti.

Il governo cercherà comunque di introdurre qualche modifica per le partite IVA, introducendo un sistema a tre aliquote (più le cinque attualmente presenti). Queste tre aliquote saranno applicate solo a piccole imprese e professionisti, escludendo quindi le società di capitali. Il motivo? Ridurre l’impatto sui conti di quella che verrà in ogni caso definita erroneamente “flat tax”.

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“Flat tax”: le aliquote

Dovrebbe essere confermato il regime agevolato per le startup, alle quali si applicherà un’aliquota del 5% sui profitti.

Per le partite IVA con fatturato fino a 65mila euro, la “flat tax” sarà al 15% sugli utili. In pratica il governo desidera estendere l’aliquota del regime forfettario attualmente vigente per le piccole partite IVA (fino a 30mila euro di fatturato).

Esempio molto “spannometrico”: ipotizzando un coefficiente di redditività del 65%, l’imposta su ricavi di 65mila euro è di 6338 euro. Senza considerare detrazioni e deduzioni, in regime ordinario la partita IVA pagherebbe circa il doppio.

Inedita è invece l’aliquota del 20% per le partite IVA con ricavi fra 65mila e 100mila euro. Il sistema fiscale sarebbe quindi a due aliquote per le piccole partite IVA non startup se ricavano meno di 100mila euro l’anno.

Esempio altrettanto “spannometrico”: ipotizzando un coefficiente di redditività del 65%, l’imposta su 100mila euro di ricavi sarà 6338 euro fino a 65mila euro e 7000 euro sui rimanenti 100mila. Totale 13338 euro applicando le due “flat tax”. In questo caso, e nelle ipotesi precedenti, la partita IVA in regime ordinario potrebbe pagare anche il triplo.

Cosa non cambia: IRPEF ordinaria e problemi di coperture

Le partite IVA sopra 100mila euro pagheranno le aliquote IRPEF ordinarie, che sono al momento cinque. Si parte dall’aliquota al 23% per i redditi fra 8mila e 15mila fino all’aliquota del 43% per i redditi sopra i 75mila euro. Ricordiamo che sotto gli 8mila euro è presente una no tax area.

Il costo di questa “flat tax” si aggirerebbe intorno ai due miliardi di euro, che dovrebbero derivare dalle misure di “pace fiscale”, dalla voluntary disclosure su contanti e cassette di sicurezza e sulla web tax sui money transfer.

Il problema è che le prime due misure sono una tantum, e quindi non risulteranno nelle entrate delle casse dello Stato l’anno prossimo. Per tale ragione l’anno prossimo il governo dovrà trovare buona parte dei soldi necessari per rifinanziare questa mini-riforma per il 2020.

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