pubblicato: giovedì, 1 Nov, 2018

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Angela Merkel: le tappe più importanti di una carriera ventennale

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Angela Merkel: le tappe più importanti di una carriera ventennale

L’annuncio dell’abbandono della scena politica nel 2021 da parte di Angela Merkel, conseguenza delle ultime elezioni in Assia, segna la fine di un’era quasi ventennale ai vertici della politica tedesca. Nata politicamente nell’ambito della Germania Est, la dote principale di Merkel è senza dubbio quella di essersi sempre trovata nel punto giusto al momento giusto. Infatti, quando cadde il muro, era già pronta ad aderire al progetto della Cdu promosso da Helmut Kohl.

Angela Merkel: una rapida ascesa

Da lì è stata una carriera rapida e verticale. Ministro delle Donne e della Gioventù dal 1991 al 1994. Ministro dell’Ambiente dal 1994 al 1998. Presidentessa dell’Unione Cristiano Democratica nel 2000; carica mantenuta ancora oggi.

Nel 2005, in un’elezione giocata punto a punto, Merkel diviene Cancelliere per la prima volta. Agirà in un governo di Grande Coalizione con la SPD, dopo una campagna condotta all’insegna dell’enfasi sulla deregolamentazione del mondo del lavoro e dei tagli alla spesa pubblica. Un programma che le valse il soprannome di “Thatcher tedesca“. Sarà confermata Cancelliere per altre tre volte.

Angela Merkel: le abilità alla base del successo

Merkel è sempre stata abile a sfruttare a suo favore le differenze e le inimicizie reciproche tra gruppi di potere all’interno del suo partito; allo stesso tempo, si è distinta per la capacità di conciliare i contrasti tra le fazioni che rappresentano gli interessi del mondo industriale tedesco.

In questo senza dubbio è stata abile nel capitalizzare l’onda lunga della crescita del PIL dovuta prima alla riunificazione e in seguito all’impatto delle leggi Hartz del governo Schroeder. Queste, criticate dal mondo sindacale per l’aumento della precarietà lavorativa e la spirale al ribasso dei salari innescata, sono state invece ampiamente omaggiate dai gruppi industriali.

Più importante, la sua capacità di rappresentare gli interessi dei principali potentati tedeschi in merito ad uno dei core asset della diplomazia di Berlino: la politica comunitaria. Del resto, nell’ambito della crisi greca – il primo serio scossone alla tenuta dell’Unione progettata da Berlino – si è dimostrata inflessibile nell’imporre politiche di austerità ad Atene; obiettivo: difendere soprattutto gli istituti di credito tedeschi.

Angela Merkel: i motivi dell’enorme consenso

Quest’ultima politica le ha fatto guadagnare, probabilmente più di ogni altra cosa, il consenso avuto negli ultimi 18 anni. Non un “falco” rispetto ad altri compagni di partito come Wolfgang Schauble o Jens Weidmann, Merkel ha fatto della relazione con Draghi il pilastro della sua politica economica europea; ha reso il Quantitative Easing uno dei principali meccanismi di stabilizzazione della politica macroeconomica Ue.

Ad un pro-europeismo dichiarato si è accompagnata però una decisa chiusura ad ogni tentativo di deviare dalla politica economica ordoliberista tedesca; cioè, basata sul primato dell’industria finalizzata all’export e su stringenti paletti imposti, in particolare, sui paesi indebitati della sponda nord del Mediterraneo.

La moderata apertura a temi progressisti sul fronte interno, simboleggiata soprattutto dalla decisione di accogliere nel 2015 un milione di profughi siriani e afghani, ha significato probabilmente l’inizio dell’attuale crisi della SPD tedesca, scavalcata nelle sue politiche dallo spostamento lievemente verso sinistra della CDU merkeliana. Contemporaneamente, la mossa ha aperto però il fianco alle critiche e alla crescita di movimenti xenofobi e populisti di destra ( PEGIDA; Alternative für Deutschland). Sempre in ambito di governo dei movimenti migratori, Merkel ha attirato forti critiche per il contemporaneo accordo con la Turchia di Erdogan sul controllo dei movimenti dei profughi siriani.

Angela Merkel: verso l’ultimo atto

Le recenti contrapposizioni tra Stati Uniti e Germania, relative allo scandalo NSA ed oggi alle politiche unilateraliste di Donald Trump, non devono fare suggerire un’ostilità antiamericana di Merkel. Nel 2003 infatti attaccò duramente il governo Schroeder, dichiarandosi a favore dell’attacco americano in Iraq.

Allo stesso modo, Merkel ha appoggiato il corso degli eventi politici in Ucraina seguiti ai fatti di Euromajdan; applicando e sostenendo le sanzioni economiche applicate alla Russia. Merkel ha però condotto una politica di relativa apertura nei confronti della Cina, per quanto di recente l’aggressività cinese in merito agli investimenti esteri in Europa abbia portato ad un raffreddamento nei rapporti tra i due paesi.

Oggi, di fronte alla fine del programma della BCE e alle tensioni globali che si innalzano, Merkel è chiamata ad una elezione europea che rischia di essere decisiva per il futuro dei progetti di integrazione comunitaria. L’ultima sfida di Merkel è probabilmente anche quella che permetterà di valutarne il lascito politico.

Michele Mastandrea

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