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Reddito di cittadinanza: importo ridotto a 390 €, l’analisi dei fondi

Reddito di cittadinanza: importo ridotto a 390 €, l'analisi dei fondi
Reddito di cittadinanza: importo ridotto a 390 €, l’analisi dei fondi

Cifra reale reddito di cittadinanza 2019


Nuovi problemi in vista per il reddito di cittadinanza? Secondo un’analisi di Svimez, accreditata da diverse testate nazionali, l’importo potrebbe ridursi di molto  – in pratica, si dimezzerebbe – rispetto a quanto più e più volte annunciato.

Reddito di cittadinanza: da 780 a 390 euro

Il decreto attuativo del reddito di cittadinanza dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri domani, giorno 17 gennaio. Tuttavia, al di là delle odierne certezze, secondo alcuni esperti almeno, la sua introduzione potrebbe subire degli ulteriori ritardi. Infatti, secondo uno studio di Svimez, allo stato dei fatti l’importo dell’assegno dovrà subire una drastica riduzione. I conti in questione sono emersi dal confronto tra le risorse stanziate e l’ipotetica platea dei beneficiari.

Sono 6 i miliardi stanziati esclusivamente per finanziare la misura, dunque, escludendo i fondi per la connessa riforma dei centri per l’impiego. Ora, basandosi sulla relazione tecnica che accompagna il decreto, il reddito andrà corrisposto ad almeno 5 milioni di persone (un milione e 700mila famiglie). Detto ciò, se dal governo si stima un importo medio di 500 euro, invece, per Svimez la cifra non supererà i 391 euro (da aprile a dicembre 2019).

Reddito di cittadinanza: ancora scontro sui numeri

D’altra parte, considerando le classi di reddito, rivela lo studio, l’assegno potrebbe arrivare mediamente a 630 euro; insomma, le coperture restano ancora insufficienti per arrivare alla nota soglia dei 780 euro. Ecco allora che Luca Bianchi, direttore di Svimez, precisa che per ottenere i risultati che si propone l’esecutivo le risorse stanziate dovrebbero essere almeno 9,8 miliardi “di cui 3 e mezzo solo per chi è a reddito zero”.

Tra l’altro, bisogna sottolineare uno dei dubbi principali di Svimez. La misura sarebbe indirizzata a un milione e 300mila working poor di cui il 60% residente al Nord. Questi ultimi potrebbero essere spinti a licenziarsi – o di passare a nero – per prendere il sussidio “pieno”.

Inoltre, altro nodo quello dei 2 milioni e 700mila inattivi di cui solo un milione potrebbe essere inserito in percorsi lavorativi. Detto ciò, sottolinea ancora Bianchi, “di quel milione però solo un 65-70% è davvero occupabile. La percentuale residua è fatta da persone non in grado di attivarsi, pur essendo in età da lavoro, perché malate o depresse”.

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ultima modifica: venerdì, 25 Gennaio 2019