Pubblicato il 05/06/2019 Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2019 alle 11:51

Marco Rizzo (PC): “a sinistra manca idea di società realmente alternativa”

autore: Alessandro Faggiano
Marco Rizzo (PC) a sinistra manca idea di società realmente alternativa
Marco Rizzo (PC): “a sinistra manca idea di società realmente alternativa”

Tra i pochi partiti a crescere in termini di consensi reali nelle ultime elezioni europee – e non solo in percentuale – è il Partito Comunista, guidato dal segretario Marco Rizzo. Andando vicino all’1%, il PC si è avvicinato a “La Sinistra”, l’opzione politica sospinta da Nicola Fratoianni, ex segretario di Sinistra Italiana. Il Partito Comunista ha più che raddoppiato i propri consensi (+120%, passando da 106.000 a 235.000 voti) rispetto alle ultime elezioni nazionali.

Parliamo proprio delle ultime elezioni europee con il segretario del PC, Marco Rizzo. Facciamo anche il punto della situazione sullo stato di salute della sinistra e discutiamo dei principali temi di discussione in agenda.

ESCLUSIVO – l’intervista di Termometro Politico a Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista

Qual è la stata la prima reazione ai risultati di queste europee?

Nessuna in particolare. Si tratta di risultati in linea con le nostre previsioni, e largamente attesi sia in ambito nazionale che internazionale. Siamo consapevoli di operare in un contesto sfavorevole che viene dalla sconfitta storica del movimento comunista e della classe operaia, da un’incapacità della sinistra di reagire alla crisi e di diventare fattore propulsivo per un cambiamento. Certo vedere la Lega oltre il 30% fa impressione…

Cosa le suggeriscono questi risultati in ottica nazionale? Come cambia lo scenario?

C’è un rovesciamento del peso effettivo delle forze di governo che inciderà a breve periodo sulla tenuta dell’esecutivo. Il problema è che sia Lega che Cinque Stelle hanno fatto promesse elettorali che non si possono mantenere nell’ambito di questo sistema e della permanenza nella UE. Tutti sanno che la prossima finanziaria sarà lacrime e sangue, nessuno vuole intestarsela, ma nessuno è disponibile a mettere in discussione questo sistema.

Nella sua analisi elettorale, afferma che i verdi siano stati spinti da colossi industriali e finanziari legati alla green economy. Perché qui in Italia hanno avuto un esito così scarso?

I Verdi si inseriscono in un processo generale che devia il voto di protesta dai partiti di sinistra a quelli più europeisti come i liberali. Dietro la riconversione green ci sono interessi di importanti settori di capitale, in concorrenza tra loro: l’interesse non è l’ambiente ma il profitto. In Italia siamo più indietro in questo processo rispetto al nord Europa e i Verdi italiani sono meno innovativi.

Ancora peggio è andata a La Sinistra, a cui vi siete avvicinati in termini di consensi. Cos’è mancato: un progetto, una narrazione? Esiste ancora un elettorato di sinistra in Italia?

Alla sinistra manca un’idea di società realmente alternativa e una coerenza politica. Questa lista era l’ennesima operazione elettoralistica che serviva a contarsi in vista dell’alleanza con Zingaretti. Finite le elezioni di nuovo liberi tutti. In dieci anni a ogni elezione la sinistra ha cambiato nome, simbolo e leader, una strategia suicida che non fa sedimentare nulla nella società, non ti fa riconoscere come soggetto politico.

Zingaretti ha dichiarato che cercherà la via del progetto federatore, andando da LeU fino a +Europa. È realmente conciliabile? Quanto possono influire le divergenze ideologiche e programmatiche, in particolare nell’ambito economico?

I risultati delle ammucchiate di centrosinistra si sono viste solo pochi anni fa e hanno distrutto la sinistra. Il punto cruciale per noi è il giudizio su Unione Europea, euro e Nato e su questo modello di sistema: dentro questi paletti non possono esistere governi in favore delle classi popolari. Cambieranno nomi e facce, ma resterà la sostanza: se governi con i parametri di Bruxelles governi per le banche, per le multinazionali e la Confindustria non per i lavoratori.

Il Partito Comunista è stato citato in molte occasioni, negli ultimissimi tempi, per alcune analogie con il programma di CasaPound riguardo la prospettiva geopolitica (fuori dall’Unione e fuori dalla NATO). Considerando che è un caposaldo del vostro programma, avete previsto un vero e proprio piano di uscita e le sue conseguenze? 

Innanzitutto la posizione contro Unione Europea e Nato è da sempre una posizione dei comunisti, quindi non intendiamo lasciarla alla destra come ha fatto la sinistra in questi anni. Le basi di questo ragionamento sono ovviamente opposte e assolutamente non sovrapponibili con quelle dell’estrema destra. Noi immaginiamo la rottura con Ue e Nato parallelamente a un processo di rovesciamento di questi rapporti sociali, e cioè parallelamente a un processo di costruzione di una società socialista che è incompatibile con la permanenza in queste alleanze internazionali.

Rizzo: “Siamo moderni senza rinunciare alle nostre parole d’ordine e alla nostra analisi”

L’Italia è un Paese ricco che produce di tutto, se fosse guidato dai lavoratori nel loro interesse ci sarebbero più ricchezza, diritti e servizi per tutti. Per il resto, in questo processo, anche il contesto globale di concorrenza tra grandi potenze potrebbe essere utilizzato realmente in favore del popolo, per rompere l’isolamento e ottenere condizioni vantaggiose.

Come si è evoluto il Partito Comunista, in termini ideologici. programmatici e pragmatici? Spesso si accusa il PC di un certo anacronismo, per l’ortodossia marxista…

La rimozione dell’analisi marxista ha privato la sinistra e i lavoratori di categorie con cui leggere il mondo che sono attuali e le uniche in grado di spiegare i fenomeni che accadono. La FCA si unisce con Renault: io la chiamo concentrazione di capitale, e mi aspetto licenziamenti e un peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Gli Usa impongono sanzioni all’Iran: io lo chiamo imperialismo. Il capitalismo è il vecchio, il socialismo è il nuovo.

Il PC è probabilmente la forza politica che si esprime con maggior complessità. Avete pensato a una ridefinizione della strategia comunicativa?

Siamo sui social network con pagine che hanno grande seguito sia del partito che della gioventù. La nostra organizzazione giovanile è fortissima nelle scuole e tra i giovani, realizza video e materiale di propaganda molto efficaci, vedere per credere. Siamo moderni senza rinunciare alle nostre parole d’ordine e alla nostra analisi.

La stessa critica – seppur con termini diversi – può essere mossa ai partiti dell’area di centro-sinistra, spesso accusati di elitismo. È un’accusa fondata?

In larga parte sì perché quella sinistra oggi rappresenta interessi di classe opposti e un radicamento di classe nelle fasce più alte. Ha rinunciato a parlare con i lavoratori, a quel lavoro con cui spiegare le proprie idee alle classi popolari. Preferiscono i salotti alle periferie.

Altro tema che divide in Italia è quello migratorio. La supremazia del centrodestra in questo campo deriva da una questione contenutistica o da errori comunicativi?

Contenutistica e spregiudicatezza comunicativa, insieme con la difesa degli interessi dei poteri forti. Sparare sugli immigrati, fare di tutta un’erba un fascio fa prendere facili consensi a tutto vantaggio dei veri responsabili della crisi, che possono agire indisturbati. Facile dire che l’immigrato ti toglie il lavoro, più difficile che lo fa una società con residenza in un paradiso fiscale. Dopo di che anche la sinistra ha sbagliato molto sull’immigrazione, facendo l’errore opposto e non lavorando realmente per combattere discriminazioni e sfruttamento, né le cause che generano l’immigrazione.

Nella sua analisi elettorale, ha chiuso affermando che la costruzione del Partito Comunista non chiede tifosi o spettatori, ma protagonisti attivi. Quanto ha influito proprio questo fattore – la possibilità di partecipare attivamente alla vita politica e partitista – sulla partecipazione alle ultime europee?

Marco Rizzo: Nei partiti tradizionali molto poco. Ormai la politica è davvero ridotta a tifo, senza strutture, corpi intermedi. Noi siamo un’eccezione. Abbiamo costruito un’organizzazione animata da tantissimi giovani che con la loro attività la stanno costruendo in tutta Italia. Per i comunisti la partecipazione diretta è tutto. Per questo noi avanziamo, anche se di poco in termini assoluti, ma raddoppiamo i voti e triplichiamo la percentuale dalle scorse politiche.

Quanto pesa, al giorno d’oggi, il contesto internazionale – in particolare, quello europeo – nelle dinamiche politiche interne al Paese?

È tutto. Viviamo in un mercato sempre più connesso globalmente, in cui una multinazionale guadagna in un anno quanto il Pil di uno Stato medio. L’Unione Europea è responsabile delle politiche antipopolari e la maggior parte delle leggi che il Parlamento approva sono emanazione di direttive o provvedimenti europei. Per non parlare della Nato.

Come si supera il dibattito di fascismo contro antifascismo? È un discorso utile (in termini elettorali) o necessario (nel campo sociale e culturale)?

L’antifascismo vero si misura sui temi sociali e sulla capacità di togliere terreno all’estrema destra. Il PD lo ha trasformato in una macchietta elettorale, insieme ai suoi giornali di riferimento con Repubblica in testa. Urlare al fascismo è l’unico modo che hanno per chiamare al voto utile e nascondere le loro responsabilità. Gran parte della sinistra accorrerà ancora, si faranno coalizioni larghe di centrosinistra in nome dell’antifascismo. Noi non ci caschiamo.

Qual è l’orizzonte da cui dovrebbe ripartire la sinistra per contrastare l’egemonia della Lega?

Riconnettere le fila di una coscienza di classe insufficiente. Aumentare il radicamento nei posti di lavoro, nelle scuole, nei quartieri popolari perché è lì che si deve e si può contrastare davvero l’egemonia mediatica della Lega oggi e di qualunque altro partito filo-padronale domani. Dare organizzazione alle lotte. Ma non è una generica sinistra a poterlo fare: lo faremo noi comunisti.

Intervista a Marco Rizzo realizzata da Alessandro Faggiano per TP

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Autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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