Pubblicato il 17/06/2019 Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2019 alle 12:53

Clausola rescissoria calciatori e allenatori: come funziona e chi la paga

autore: Claudio Garau
Clausola rescissoria calciatori e allenatori come funziona e chi la paga
Clausola rescissoria calciatori e allenatori: come funziona e chi la paga

Nel periodo estivo il calciomercato è argomento clou, quanto meno per gli appassionati del mondo del pallone e per chi, ovviamente, dentro questo mondo ci lavora. Vediamo di seguito come funziona la clausola rescissoria calciatori e allenatori e chi deve pagarla.

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Clausola rescissoria: cos’è e qual è il fondamento normativo in ambito calcistico

In sintesi, occorre subito far notare che, nel gergo calcistico, i termini “clausola rescissoria” sono, in verità, impropri rispetto alla situazione cui fanno riferimento. Si tratta insomma di un utilizzo in senso molto ampio di un concetto tipico del diritto civile. Infatti, nelle circostanze di trasferimenti più o meno “forzati” dei calciatori (e oggi, nella prassi, anche degli allenatori), sarebbe più opportuno parlare di clausola risolutiva piuttosto che di clausola rescissoria. Anzi, ad essere ancora più precisi, si tratta di clausola penale, di cui agli articoli 1382-1384 del nostro Codice Civile. Secondo il diritto, la rescissione e la clausola rescissoria presuppongono una sorta di “anomalia”, presente al momento della firma del contratto. In questi casi, invece, si tratta piuttosto di risoluzione, in quanto con tale termine, il diritto civile intende indicare motivi che comportano il venir meno a quanto pattuito, per inadempimento o comunque per cause sopravvenute. La clausola impropriamente detta rescissoria, in ambito calcistico, trova la sua base normativa nel principio di diritto romano “pacta sunt servanda”. Tale regola cardine è ribadita ed affermata anche nel Regolamento FIFA sullo status e sui trasferimenti dei calciatori, adottato nel 2004 dai vertici dell’organizzazione mondiale del gioco del calcio.

In sintesi, secondo le regole attuali vigenti nel calcio, la clausola rescissoria (o penale), indica la possibilità da parte di un calciatore (e oggi anche un allenatore) di recedere unilateralmente, durante il periodo di applicazione del contratto con la società sportiva cui si appartiene, pagando però una sorta di penale in denaro. Capita spesso che un calciatore o allenatore, particolarmente ambiti e capaci di grandi exploit nel corso di una stagione, siano poi tentati dalla “fuga” verso offerte contrattuali economicamente molto più vantaggiose. Ma ciò, appunto, dietro il pagamento di un prezzo.

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Chi paga in concreto questa clausola?

È di orientamento il Regolamento FIFA menzionato sopra, in quanto all’art. 17 parla espressamente di clausola rescissoria, e ne consente quindi l’eventuale utilizzo. Infatti, è disposto che la quota dell’indennità o clausola, può essere prevista nel contratto o stabilita fra le parti. Più che di sanzione, si tratta piuttosto, almeno in ambito calcistico, di una particolare modalità con cui sono regolati i rapporti contrattuali tra le parti e le ipotesi di risoluzione senza giusta causa. Anzi la previsione della clausola rescissoria è utile proprio al fine di stabilire a priori le conseguenze, onde evitare eventuali strascichi in tribunale.

In teoria, l’importo della clausola rescissoria andrebbe versato dal calciatore o dall’allenatore. Nella prassi, però, tale cifra è solitamente versata dalla nuova società che lo acquista, molto spesso sulla base di una negoziazione in cui sono stabilite con precisione le modalità di pagamento. È ovvio che se è la società a pagare, l’iter di trasferimento, anche con clausola rescissoria di mezzo, risulta in ogni caso più veloce e meno complesso.

Autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità. Cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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