Obsolescenza programmata smartphone dopo aggiornamento: è truffa?

Pubblicato il 1 Agosto 2019 alle 13:02 Autore: Claudio Garau

Obsolescenza programmata: di che si tratta e quali sono le conseguenze per gli smartphone? Si può parlare di reato di truffa?

Obsolescenza programmata smartphone dopo aggiornamento è truffa
Obsolescenza programmata smartphone dopo aggiornamento: è truffa?

Di seguito vediamo di fare luce su un argomento tanto diffuso quanto delicato: stiamo parlando della cosiddetta obsolescenza programmata degli smartphone dopo i periodici aggiornamenti al software. Vediamo allora se è in gioco, anche in queste circostanze, il reato di truffa.

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Obsolescenza programmata: di che si tratta? qual è la finalità?

Preliminarmente, diamo di questo fenomeno una definizione di sintesi. Esso non è altro che una sorta di pianificazione, tipica dell’economia industriale, per la quale i produttori di un data apparecchiatura, ne definiscono a priori il ciclo vitale, ovvero la durata nel tempo. La finalità è quella di limitarne pertanto la durata e l’utilizzo, entro un periodo predefinito, assicurando così la ciclicità delle vendite dei prodotti nel corso del tempo. Ovviamente, vista la diffusione delle nuove tecnologie, l’obsolescenza programmata vale anche con riferimento agli smartphone, ovvero ai cellulari di ultima generazione, in cui – anzi – gli aggiornamenti software di prestano bene a questa pratica senza dubbio “discutibile”.

Obsolescenza programmata: come funziona negli smartphone e la situazione normativa attuale

La dinamica è sempre la stessa, l’utente del telefonino viene di fatto caldamente consigliato ad installare l’aggiornamento software, al fine di continuare ad utilizzare il proprio dispositivo. Ma gli aggiornamenti, invece di migliorare le prestazioni, rendendo lo smartphone più veloce e performante, lo rallentano, rendendolo talvolta quasi inutilizzabile. Ciò perché vengono “sovraccaricati” di file e dati di aggiornamento, che non fanno altro che appesantire le prestazioni del dispositivo. E ciò secondo una volontà ben precisa del produttore.

Dal punto di vista normativo, al momento non c’è una legge vigente, che specificamente regola e reprime i comportamenti delle case produttrici che spingono verso l’obsolescenza programmata. Ciò nonostante le ripetute proteste e segnalazioni delle associazioni dei consumatori. Tuttavia in merito è intervenuta l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (la cosiddetta Agcm), la quale ha recentemente affermato che gli smartphone lenti dopo l’aggiornamento, e quindi vittima di obsolescenza programmata, integrano gli estremi dei reati di truffa e frode (sarebbero in gioco quindi i cosiddetti “artifici” e “raggiri” del produttore ai danni del consumatore). Ci sono profili penalmente rilevanti dunque. Si tratterebbe inoltre di un caso di “pratiche commerciali scorrette”, disciplinate dal Codice del Consumo.

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Il progetto di legge in materia

Tuttavia è molto probabile che presto arrivi una legge dello Stato, anche sull’obsolescenza programmata. Infatti, in questo periodo è in discussione al Senato il progetto di nuova disciplina in materia che, da una parte vorrebbe finalmente introdurre un divieto espresso di obsolescenza programmata e, dall’altro, vorrebbe rafforzare i diritti dei consumatori e, in corrispondenza, gli obblighi dei produttori. Tale iniziativa ha ricevuto l’approvazione dell’Antitrust e delle associazioni dei consumatori. In particolare il Codacons sta spingendo verso una soluzione del problema, dato che ha avuto modo di sottolineare come tale fenomeno (tipico non solo degli smartphone ma di tanti altri apparecchi più o meno tecnologici) costi ai consumatori europei ben 100 miliardi di euro all’anno.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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