Pubblicato il 09/10/2019 Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2019 alle 23:31

Reddito di cittadinanza e pensione: metà autocertificazioni all’Inps. La nota

autore: Giuseppe Spadaro
Reddito di cittadinanza e pensione: metà autocertificazioni all’Inps. La nota

Come spiegato in questo nostro articolo alcuni dei beneficiari di reddito e pensione di cittadinanza sono stati invitati dall’Inps a presentare una integrazione. La notizia diramata dallo stesso Istituto Nazionale di Previdenza Sociale è che una buona parte degli stessi si è attivata inviando l’autocertificazione integrativa già nei primi giorni. Per la precisione, sino alle ore 8 di martedì 8 ottobre 2019 sono arrivate all’Inps 264.637 autocertificazioni integrative delle domande di Reddito o Pensione di Cittadinanza in risposta agli sms inviati a quanti avevano presentato la domanda prima del 2 aprile 2019. In termini percentuali il 48,87 per cento del totale ha dato riscontro nei primi 2 giorni lavorativi da quando è stato messo a disposizione sul sito istituzionale il link al quale collegarsi per integrare la domanda.

Motivo dell’integrazione per reddito e pensione di cittadinanza

Qual è il motivo della richiesta di integrazione per i percettori del reddito e della pensione di cittadinanza? È sempre l’Inps a spiegarlo: la necessità dell’integrazione delle domande nasce dalla circostanza che le prime richieste sono state effettuate, a partire dal 6 marzo 2019, utilizzando il modello che era stato elaborato in base a quanto prescritto dal Decreto Legge istitutivo del beneficio (D. L. 4 del 2019). Successivamente, la Legge di conversione (L. 26 del 2019) ha apportato modifiche al Decreto Legge istitutivo, chiedendo agli interessati di produrre ulteriore documentazione. Questo ha reso necessario cambiare il modello di domanda. Dal 2 aprile 2019 le domande sono state presentate secondo la nuova modulistica. Pertanto la questione riguarda coloro che hanno presentato domanda per reddito e pensione di cittadinanza nel periodo compreso tra il 6 marzo 2019 e l’1 aprile 2019.

La scadenza

La stessa Legge ha previsto che chi aveva legittimamente presentato la domanda prima del 2 aprile continuasse comunque a percepire il beneficio fino a settembre. Proprio ottobre 2019 è il mese entro il quale, pena la sospensione, gli interessati devono fornire i dati richiesti.

Gli interessati sono stati avvertiti di questa possibilità tramite sms o e-mail ai recapiti da loro indicati. Messaggi che sono stati quindi inviati non per sollecitare nuove domande, ma per consentire a chi aveva già presentato domanda a marzo di integrarla in maniera molto semplice utilizzando il collegamento telematico e, permanendo il diritto, non subire la sospensione dell’erogazione della prestazione. Il collegamento alla pagina rimarrà sempre attivo. Solo per le domande aggiornate fino al 21 ottobre, però, sarà possibile l’elaborazione nei tempi utili per la liquidazione della rata di Rdc/Pdc spettante per la mensilità di ottobre. Per chi effettuerà l’aggiornamento dopo il 21 ottobre, la prestazione resterà sospesa sino all’acquisizione della dichiarazione.

Autore: Giuseppe Spadaro

Direttore Responsabile di Termometro Politico. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti (Tessera n. 149305) Nato a Barletta, mi sono laureato in Comunicazione Politica e Sociale presso l'Università degli Studi di Milano. Da sempre interessato ai temi sociali e politici ho trasformato la mia passione per la scrittura (e la lettura) nel mio mestiere che coltivo insieme all'amore per il mare e alla musica.
Tutti gli articoli di Giuseppe Spadaro →