Prescrizione debiti novembre 2019: quando scatta e a chi è concessa

Pubblicato il 7 Novembre 2019 alle 17:30 Autore: Claudio Garau
Prescrizione debiti novembre 2019: quando scatta e a chi è concessa

I contribuenti italiani possono contare su una norma tributaria di tutela: infatti, a partire dal primo novembre, non potranno più ricevere avvisi di accertamento del Fisco, considerabili come validi ed efficaci. Scatta insomma la prescrizione debiti: vediamo più nel dettaglio perché e a chi è rivolta.

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Prescrizione debiti: di che si tratta?

Come anticipato, la legge in materia di fisco ed imposte stabilisce che ogni annualità di imposta segue specifici termini, superati i quali ogni atto di accertamento, disposto dall’Agenzia delle Entrate, è inefficace. Nel linguaggio comune, in questi casi, si dice è in gioco un caso di prescrizione debiti con il Fisco, anche se più propriamente si tratta degli effetti della cosiddetta “decadenza”. In altre parole, il diritto dell’Agenzia delle Entrate di esercitare la pretesa impositiva viene meno e cade, se l’iniziativa da parte degli uffici delle imposte è avviata oltre il termine previsto dalla legge. Termine che come visto coincide con il 31 ottobre di ogni anno. Ne consegue che i pagamenti dei debiti legati a tasse, non possono più essere utilmente domandati (ed ottenuti) da parte dello Stato.

Insomma il cittadino contribuente, in queste circostanze, è ben garantito: nel caso in cui gli fosse notificato casa un atto di accertamento tardivo (magari a dicembre), ben potrebbe rivolgersi al giudice tributario, al fine di far rilevare l’invalidità dell’atto emesso oltre i termini, attraverso la cosiddetta eccezione di decadenza, rilevata dal proprio avvocato di fiducia.

Perché è applicata tale prescrizione?

Tale prescrizione debiti si rivolge, potenzialmente, a tutta la platea dei contribuenti italiani, più o meno in regola con il Fisco. Si rintraccia un significativo fondamento di tale istituto nello Statuto del contribuente, ovvero la legge n. 212 del 2000 (“Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente“). Infatti, in tale normativa è contenuta una regola per la quale, al Fisco è imposto di anticipare i termini in scadenza 60 giorni prima della fine dell’anno solare. La finalità della prescrizione debiti è semplice: l’Agenzia delle Entrate deve rispettare il diritto di difesa del contribuente, il quale deve avere un congruo ed opportuno lasso di tempo, per difendersi e addurre argomenti a sostegno della sua posizione. Insomma, a partire dal primo novembre il Fisco deve restare in attesa delle eventuali osservazioni, richieste e controdeduzioni del contribuente, in modo tale che il “contraddittorio” avvenga in modo equilibrato. Ed infatti, in questi casi, si parla comunemente di “contraddittorio preventivo”, in quanto precede l’iniziativa del Fisco. L’ufficio delle imposte deve aspettare 60 giorni, prima di poter emettere tale avviso e, nel frattempo, il contribuente potrà effettuare tutte le controdeduzioni che riterrà opportune, in risposta alle precedenti operazioni di verifica da parte del Fisco. Soltanto in caso di motivata e documentata urgenza, il Fisco può ignorare tale lasso di tempo.

In sintesi, da pochi giorni sono scaduti i termini di accertamento fiscale per l’annualità d’imposta 2014; pertanto il 31 ottobre è stato l’ultimo giorno utile al Fisco, per notificare gli avvisi di accertamento (basati sulle verifiche fiscali) ai contribuenti, come commercianti, artigiani, imprenditori e autonomi in generale. A partire dal primo novembre vale quindi la prescrizione debiti.

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Che cosa può opporre il contribuente?

In pratica, se un soggetto ha subito dei controlli fiscali, ma entro il 31 ottobre non gli è stato notificato il processo verbale di constatazione, il quale attesta i controlli svolti e i rilievi compiuti, egli non potrà più essere accertato per l’anno di imposta 2014, in quanto vale la regola suddetta della prescrizione debiti (i termini per emettere l’avviso di accertamento sono scaduti). Sarà quindi agevole per l’interessato, nel caso il Fisco notifichi l’atto a novembre o dicembre, chiedere ed ottenere l’annullamento dell’atto, disposto dal giudice competente.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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