Crisi economica: definizione, quando scatta e chi è maggiormente colpito

Pubblicato il 13 Novembre 2019 alle 07:05 Autore: Claudio Garau
Crisi economica definizione, quando scatta e chi è maggiormente colpito
Crisi economica: definizione, quando scatta e chi è maggiormente colpito

Cerchiamo di seguito di fare chiarezza su un’espressione frequentemente usata nelle notizie di cronaca degli ultimi anni, vale a dire la cosiddetta “crisi economica”. Ecco allora di che cosa si tratta, quali sono i presupposti per i quali scatta e quali sono i soggetti maggiormente colpiti da essa. Appare opportuno parlarne visto che gli effetti della grande crisi economica mondiale, scoppiata nel 2007, sono tuttora presenti anche nel contesto europeo ed italiano.

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Crisi economica: di che si tratta? come si manifesta?

Fondamentalmente, con l’espressione citata intendiamo un brusco e repentino passaggio dalla prosperità economica di uno o più Stati, alla depressione o declino nella vita economica. Quest’ultima, in concreto, può manifestarsi in vari e differenti modi: basso livello dei prezzi dei prodotti, degli stipendi, dei profitti e dell’interesse; ristagno generale degli affari, alto livello di disoccupazione in più aree territoriali, scarsa produzione industriale ecc. Tanti i possibili fattori che generano una crisi economica: la globalizzazione e la deregulation dei mercati, la sproporzione gigantesca tra redditi da lavoro e redditi da capitale, l’eccesso di prestiti a carattere speculativo, la cattiva gestione di banche ed industrie ecc.

Se si parla di crisi economica – come molti sanno – il più noto precedente è la “grande crisi economica” statunitense del 1929, scoppiata con il crollo della borsa di Wall Street, che rapidamente si allargò anche al di fuori degli USA a livello planetario e continuò fino al secondo conflitto mondiale. Per certi versi paragonata alla crisi citata, è la crisi economica del periodo 2007-2013, legata alla banca di investimento Lehman Brothers, una delle più rilevanti banche di investimento degli Stati Uniti, con interessi e filiali in tutto il mondo, la quale fu costretta a dichiarare fallimento. Le conseguenze immediate furono le tensioni nei mercati finanziari mondiali, che segnarono il via della crisi poi protrattasi negli anni successivi, la quale – secondo molti osservatori – ancora fa sentire i suoi effetti nella vita di famiglie ed imprese.

Ed in effetti, se ci si chiede quali sono i soggetti che maggiormente sono colpiti da una crisi economica, è difficile escludere qualcuno: certamente, i soggetti più esposti sono banche, società finanziarie, borse e operatori del settore economico in generale. Ma non solo ovviamente, dato che a rimetterci – nel medio – lungo termine – sono purtroppo anche comuni cittadini, lavoratori, famiglie ed imprese anche locali. Ciò che infatti caratterizza la crisi economica è la sua capacità di ramificazione, ovvero di estendersi a più aree socio-economiche, con effetti a catena e con portata geografica assai ampia.

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Recessione economica e tecnica: qual è la differenza?

Spesso, nel linguaggio giornalistico, si utilizzano i termini “depressione” o “recessione” come sinonimi dell’espressione crisi economica. Ma la recessione, a sua volta, nel gergo degli economisti, ha le sue sfaccettature. In via generale per recessione, si intende uno status caratterizzato da valori di attività produttiva (PIL) inferiori rispetto a quelli che si potrebbero avere utilizzando estesamente ed in modo efficace tutti i fattori produttivi a disposizione. In altre parole, la recessione è la situazione opposta alla cosiddetta “crescita economica”. Ma qual è la differenza tra recessione tecnica ed economica?

In parole molto semplici ed in estrema sintesi, con la prima espressione, intendiamo una situazione in cui il prodotto interno lordo di un dato paese è negativo e quindi decresce, da un trimestre all’altro. Si tratta insomma di una variazione congiunturale in peggio. L’Italia si è già trovata in questa situazione. La recessione economica è data invece laddove il PIL di un paese è negativo, sulla base di un raffronto da un anno all’altro. Si parla in queste circostanze di variazione tendenziale ed è operato un confronto tra un trimestre e lo stesso dell’anno precedente.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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