Flat Tax e Partita Iva 2020: nuovi paletti, cosa cambia per l’evasione

Pubblicato il 21 Novembre 2019 alle 09:29
Aggiornato il: 22 Novembre 2019 alle 20:38
Autore: Daniele Sforza
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Flat Tax e Partita Iva 2020: nuovi paletti, cosa cambia per l’evasione

La flat tax era una delle principali parole chiave della scorsa Manovra, con la promessa da parte del precedente governo (il Conte I composto da Lega e M5S) di fare qualcosa in più per il 2020, estendendola alle famiglie. Poi ad agosto è successo il finimondo: il governo è caduto e si è rialzato con un ricambio all’interno della maggioranza. Come sappiamo oggi i 5 Stelle governano con Pd, LeU e Italia Viva. La flat tax è stata subito messa in cantiere e anzi, in un primo momento si voleva anche eliminare quanto deciso lo scorso anno, ovvero l’aliquota sostitutiva del 15% per i redditi fino a 65 mila euro annui. Poi c’è stato il dietrofront (cambiare ogni anno le cose non aiuta la stabilità psichico-professionale), che tuttavia non è stato esente da modifiche e ritocchi, soprattutto per contrastare l’evasione fiscale.

Le mosse del governo oltre 65 mila euro

Flat tax e partite Iva: cosa cambia veramente nel 2020?

Uno dei problemi che attanagliano il settore dei lavori autonomi è certamente quello delle false partite Iva. Ovvero, lavori come un dipendente ma ti apri la partita Iva. Così facendo, si blocca il lavoratore ad altri sbocchi, lo si tratta come un dipendente qualsiasi (solitamente è il lavoratore autonomo che fa il prezzo, non il committente in questi casi) e si risparmiano le tasse. In un servizio di Barbara Romano andato in onda nel corso del programma tv DiMartedì, si fa presente che da gennaio i nuovi paletti per accedere al regime forfettario rischiano di far rimanere fuori molte partite Iva. La flat tax non sembra più essere un’oasi felice, ma ci potrebbero essere delle furbizie da tenere sotto controllo.

Cosa cambia per i beni strumentali

Paletti partite Iva: i rischi principali

La giornalista fa l’esempio di un lavoratore che non supera 65 mila euro di ricavi annui: se quest’ultimo ha dei dipendenti, la somma degli stipendi non deve superare i 20 mila euro. Perciò per mantenere i dipendenti dovrà pagarli in nero, oppure costringerli ad aprire partita Iva. In quest’ultimo caso i lavoratori non saranno considerati nella soglia dei 20 mila euro.

Facendo un altro esempio, quello di un medico dipendente che fa anche visite da libero professionista con partita Iva. Alla flat tax potrà accedere se il suo reddito da lavoro dipendente non supera i 30 mila euro annui. Tuttavia, anche in questo caso, si potrebbe pensare di aggirare la regola lavorando a nero. Insomma, i paletti che si stanno ponendo alla flat tax rischiano di incentivare e incrementare i guadagni in nero: paradossale per una Manovra che intende puntare e investire molto alla lotta contro l’evasione fiscale.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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