Come restare nel Regime Forfettario 2020 e requisiti per l’accesso

Pubblicato il 23 Novembre 2019 alle 13:07 Autore: Guglielmo Sano
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Come restare nel Regime Forfettario 2020 e requisiti per l’accesso

Con la prossima Legge di Bilancio si sta definendo il nuovo perimetro del regime forfettario. Come funzionerà e quali saranno i requisiti necessari per accedere alla tassazione agevolata nel 2020?

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Dal prossimo anno potranno accedere al regime forfettario, quindi alla cosiddetta Flat Tax al 15%, tutti i lavoratori autonomi e i professionisti che non superano la soglia dei 65mila euro di reddito annuo (e non più quella dei 100mila euro come inizialmente proposto dal primo Governo Conte). Tuttavia, vengono fissati due limiti per l’accesso alla tassazione agevolata: innanzitutto, quello relativo ai compensi da lavoro dipendente cumulati che non potranno superare la soglia dei 30 mila euro e l’altro che riguarda le spese per il personale dipendente e per i collaboratori che non potrà superare quota 20mila euro.

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Decidere Ingresso, permanenza o uscita entro il 2019

Tuttavia, per determinare l’ingresso o la permanenza ma anche l’uscita dal regime forfettario non si può aspettare il prossimo anno: in sostanza, le nuove regole si applicheranno alla situazione “cristallizzata” del 2019. Quindi, autonomi e professionisti devono sbrigarsi a fare bene i conti così da capire cosa sia più conveniente: accedere, rimanere o uscire dal regime forfettario?

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In primo luogo, una verifica in merito dovrà riguardare l’ammontare dei compensi percepiti nell’anno: se si attendono dei compensi da qui a fine anno che potrebbero far sforare la soglia dei 65mila euro, per esempio, sarebbe da valutare un rinvio degli incassi. Ancora più importante questa operazione se tali compensi sono di natura “straordinaria”, cioè non vengono percepiti abitualmente.

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Detto ciò, è bene ricordare che per determinare il superamento o meno della soglia dei 65mila euro non si dovrà considerare il cosiddetto “ribaltamento” dei costi fra professionisti. Capita molto spesso, infatti, che alcuni professionisti dividano le strutture operative, l’ufficio, ma con solo uno di essi a comparire come intestatario del locale e delle utenze. Quest’ultimo naturalmente poi addebita la quota parte dei costi a ciascun collega: l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tali somme non hanno natura di compenso professionale e devono essere considerate in diminuzione diretta dei costi.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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