Servizi VAS a pagamento non richiesti: multa per Tim dal Garante

Pubblicato il 14 Gennaio 2020 alle 14:39
Aggiornato il: 16 Gennaio 2020 alle 21:20
Autore: Daniele Sforza

La storia degli odiati servizi VAS a pagamento non richiesti dagli utenti ha portato il l’AGCM a multare Tim. Ecco per quale importo e il motivo.

Servizi VAS a pagamento non richiesti
Servizi VAS a pagamento non richiesti: multa per Tim dal Garante

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato Tim per aver violato l’articolo 22 del Codice del Consumo. Oggetto della decisione i servizi VAS a pagamento non richiesti. Sarà capitato a molti di ricevere dei messaggi informativi con l’avviso di essere abbonati a questo o a quel servizio di news (o altro) al costo (ad esempio) di 5 euro a settimana. Da lì partiva la trafila (nella maggior parte dei casi breve, ma comunque pur sempre inopportuna e fastidiosa) per disattivare il servizio e chiedere il rimborso alla compagnia.

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Servizi VAS a pagamento e non solo: Tim multata dall’Agcm

L’articolo 22 del Codice del Consumo è dedicato alle omissioni ingannevoli, relativamente alle pratiche commerciali, per le quali il consumatore medio non è messo al corrente di informazioni rilevanti al fine di poter prendere una decisione consapevole. Inoltre, “una pratica commerciale è altresì considerata un’omissione ingannevole quando un professionista occulta o presenta in modo oscuro, incomprensibile, ambiguo o intempestivo le informazioni rilevanti” e “non indica l’intento commerciale della pratica stessa qualora questi non risulti già evidente dal contesto”, e inoltre quando “è idoneo a indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso”.

Tim è stata quindi sanzionata per 4 milioni di euro dall’Agcm perché, secondo all’Autorità, a partire da giugno 2018 Tim non è stata chiara sulla promozione di offerte personalizzate per l’utente, nonché sui servizi winback per richiamare ex clienti tramite call center o via sms. Come spiega Il Salvagente, gli operatori informavano gli ex clienti “limitandosi a indicare le sole condizioni del piano tariffario proposto in termini di prezzo mensile e traffico incluso e omettendo nel messaggio e nel corso della telefonata di dar conto di ulteriori costi o vincoli di fruizione delle offerte”.

Un comportamento questo che secondo l’Agcm ha indotto in errore il consumatore medio, non dandogli la possibilità di effettuare una decisione consapevole in merito.

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Servizi Vas non richiesti: cosa dice l’art. 65 del Codice del Consumo

Oltre all’articolo 22, Tim avrebbe violato anche l’articolo 65 del Codice del Consumo, dedicato ai pagamenti supplementari. Quest’ultimo recita quanto segue: “Prima che il consumatore sia vincolato dal contratto o dall’offerta, il professionista chiede il consenso espresso del consumatore per qualsiasi pagamento supplementare oltre alla remunerazione concordata per l’obbligo contrattuale principale del professionista. Se il professionista non ottiene il consenso espresso del consumatore ma l’ha dedotto utilizzando opzioni prestabilite che il consumatore deve rifiutare per evitare il pagamento supplementare, il consumatore ha diritto al rimborso di tale pagamento”. La compagnia avrebbe dunque violato tale articolo, preattivando i servizi a pagamento e opzioni aggiuntive rispetto all’offerta principale che non prevedeva anche pacchetti VAS a pagamento, con un aggravio di costi non indifferente senza peraltro che il consumatore ne fosse informato, anche se sovente l’attivazione dei servizi VAS avviene cliccando su un annuncio su un sito (a volte un pop-up, a volte un banner) e autorizzando in questo modo affatto consapevole ad attivare un servizio di abbonamento a pagamento dal costo settimanale decisamente esoso.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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