Carlo Cottarelli: “Finita emergenza l’economia si riprende”

Pubblicato il 9 Marzo 2020 alle 12:49 Autore: Eugenio Galioto

Carlo Cottarelli assicura: “finita l’emergenza, l’economia si riprende”. Ma l’economia italiana in recessione potrebbe rappresentare un ostacolo.

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Carlo Cottarelli: “Finita emergenza l’economia si riprende”

Mentre anche in campo economico in Italia si fa a gara chi lancia l’allarme più forte, per fortuna esiste una voce fuori dal coro: quella di Carlo Cottarelli. L’economista ed editorialista de La Stampa è stato ospite da “Che tempo che fa” di Fazio, dal quale ha rassicurato quanti, in queste settimane, sono allarmati per l’aggravarsi della recessione in Italia e l’instabilità dei mercati a causa dell’emergenza coronavirus.

“Finita emergenza l’economia si riprende”

Se è vero che “le epidemie hanno effetti economici molto forti“, – ha spiegato Carlo Cottarelli – è vero anche che “questi sono di breve periodo: finita l’emergenza epidemica, l’economia si riprende rapidamente“. il problema – ha proseguito – è se questi effetti si innestano su situazioni finanziarie già traballanti. In questo caso,” lo shock permane nel tempo”.
Questa sembrerebbe proprio la situazione dell’Italia: poiché il nostro Paese sta attraversando una recessione, il rischio è che qualsiasi ripresa stenti a realizzarsi.

In una situazione di incertezza e instabilità – quale quella provocata da un’epidemia i mercati finanziari subiscono l’influenza dei fattori psicologici implicati. Non sono rari, infatti, i casi di profezie che si autoavverano: previsioni che si realizzano per il solo fatto di essere state ritenute vere. In questi casi, come spiega esaustivamente Carlo Cottarelli, le quotazioni azionarie cominciano a scendere e, di conseguenza, lo spread sale. Ora, se l’economia reale è vitale e ben sostenuta, gli effetti di questi down finanziari possono essere contenuti e limitati nel tempo. Ma se viceversa, come nel caso italiano, è l’economia reale a non godere di buona salute, il rischio è che la ricrescita tardi ad arrivare.

Carlo Cottarelli: “bene il governo, ora soluzione nelle mani dell’Europa

Carlo Cottarelli ha poi aggiunto che “dal punto di vista economico il governo ha fatto quello che era necessario fare“. La possibilità di arrestare il processo recessivo ora è nelle mani dell’Unione Europea che purtroppo “al momento abbastanza silenziosa”. Dalla possibilità di fare spesa in deficit, infatti, dipende non solo la stabilità del sistema sanitario, ma anche la capacità da parte dello Stato di intervenire nel mercato, attraverso gli investimenti necessari.

“L’epidemia – ha precisato Cottarelli – si sta estendendo ad altri Paesi, c’è stato il primo morto in USA e questo secondo me dal punto di vista psicologico è una notizia che tenderà ad ingigantire ulteriormente l’impatto sui mercati finanziari”. L’economista si è detto ottimista circa la possibilità da parte dell’Europa di consentire all’Italia di sforare il deficit per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica: “quando un’economia rallenta – ha ribadito Cottarelli – ci sono perdite per lo Stato, ci sono meno entrate, ma le regole europee tengono conto di questa perdita”.

Del resto, se è consentita una certa elasticità per gli interventi in presenza di catastrofe naturale (come ad esempio in caso di terremoti), non si capisce perché la stessa elasticità non sarebbe consentita in caso di shock finanziario. Soprattutto se altri dati – come quello del Fondo Monetario che aveva realizzato una previsione di revisione verso il basso della crescita del -0,1%, purtroppo smentita dal dato reale ben più basso – non sono affatto incoraggianti. Se si pensa, infatti, che all’epoca dell’epidemia di Sars, quando la Cina rappresentava meno del 10% dell’economia mondiale (contrariamente all’attuale 20%), l’impatto sulla finanza globale fu fortissimo, si può immaginare quanto possa esserlo oggi. Appare improbabile, dunque, che in questa situazione l’UE esiga dall’Italia quella fedeltà assoluta ai parametri di bilancio previsti dai trattati e dai regolamenti.

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L'autore: Eugenio Galioto

Sociologo, un passato da ricercatore sociale e un presente da analista politico. Scrivo principalmente di economia e politica interna. Amo il jazz, ma considero l'improvvisazione qualcosa che solo i virtuosi possono permettersi.
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