R0 e R1 coronavirus: cosa significano i valori e quando ne usciremo

Pubblicato il 30 Marzo 2020 alle 10:03 Autore: Daniele Sforza

In questi giorni si sente spesso parlare di fattore R0 o R1 in merito all’epidemia di Coronavirus. Ma cosa significa questo parametro e perché è importante?

R0 e R1 coronavirus
R0 e R1 coronavirus: cosa significano i valori e quando ne usciremo

In questi giorni è quasi difficile orientarsi tra le comunicazioni e gli approfondimenti legati al tema Coronavirus. Tra gli aspetti principali di questa tematica, ultimamente, sta emergendo il fattore R0 o R1 legato all’epidemia. Il concetto chiave da sapere è: quando R sarà inferiore a 1, allora significa che il peggio sarà passato. Ma cosa significa esattamente “quando R sarà inferiore a 1”, come si calcola e cosa s’intende quando si parla di questo parametro?

R0: cosa significa questo parametro e perché è così importante

Per rispondere alle domande di cui sopra abbiamo fatto riferimento alla comunicazione dell’ente più autorevole in campo sanitario, ovvero l’Istituto Superiore di Sanità, che sul sito ha spiegato per bene cosa significa e perché è importante il parametro R0. In un’epidemia di una malattia infettiva, infatti, il parametro R0 è quel “numero di riproduzione di base” che di fatto rappresenta il numero di infezioni secondarie che ogni individuo infetto produce in una popolazione totalmente suscettibile, ovvero che non è mai venuta a contatto con il nuovo patogeno. Questo fattore, pertanto, “misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva”.

Facendo un esempio pratico, nel caso in cui l’R0 di una malattia infettiva sia pari a 2, questo significa un soggetto malato avrà la capacità di infettare due persone. Questo significa che tanto più R0 è elevato, tanto più elevato è il rischio di diffusione dell’epidemia. Per questo motivo R0 deve essere inferiore a 1 perché, come avrete intuiti, questo equivarrebbe a una capacità infettiva estremamente contenuta.

R0 Coronavirus in Italia: gli studi

L’Iss rende noto che l’Oms e altri istituti di ricerca hanno diffuso stime di R0 dell’infezione quando è esplosa l’epidemia in Cina. “Queste stime sono comprese tra 1,4 e 3,8 nelle aree colpite in questa prima fase di diffusione”. Stando ad alcune stime, in Lombardia il fattore R0 è stato anche più alto di 4, come anche riportato da uno studio effettuato da un team di ricercatori italiani e greci, che hanno considerato nel periodo compreso tra il 21 febbraio e l’8 marzo, un fattore R0 pari a 4,04.

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Le misure restrittive utili a contenere l’epidemia

L’importanza del fattore R0 è determinata dal suo essere “funzione della probabilità di trasmissione per singolo contatto tra una persona infetta e una suscettibile, del numero dei contatti della persona infetta e della durata dell’infettività”. La riduzione di questo valore significa controllare o ritardare la diffusione del patogeno, ridimensionando così l’emergenza ospedaliera e permettendo al sistema di reggere. Anche per questo motivo restare a casa è importante, così come sarebbe importante identificare nell’immediato una persona infetta, in modo da controllare e ridurre la possibilità di contatti e consequenzialmente di contagio. Infatti, spiega l’Iss, “le misure di allontanamento sociale e la riduzione della trasmissione per contatto comporterebbero riduzioni del numero di riproduzione di base”.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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