Obblighi datore di lavoro: quali sono e come si manifestano

Pubblicato il 15 Aprile 2020 alle 18:30 Autore: Claudio Garau

Obblighi del datore di lavoro: quali sono e dove trovano fondamento. Ecco alcuni tra gli essenziali e di cui il dipendente deve tener sempre conto.

Obblighi datore di lavoro quali sono e come si manifestano
Obblighi datore di lavoro: quali sono e come si manifestano

Ben sappiamo che ogni rapporto di lavoro ha le sue peculiari caratteristiche, che derivano dalla struttura del contratto di lavoro individuale che, a sua volta, fa riferimento ad un CCNL. Vediamo di seguito quali sono, in dettaglio, alcuni dei principali obblighi che il datore di lavoro deve rispettare sul luogo di lavoro, anche a tutela dei suoi stessi lavoratori. Facciamo chiarezza sugli obblighi datore in modo che ciascun dipendente possa valutare se davvero il proprio capo è ligio ai propri doveri oppure no.

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Obblighi datore essenziali: riservatezza, retribuzione e non discriminazione

Premettiamo che uno dei primari obblighi datore è quello mirato a garantire privacy e riservatezza del lavoratore; ovvero ogni informazione legata al proprio dipendente, che dovesse emergere sul luogo di lavoro, deve essere correlata all’attività in azienda, in modo da impedire che eventuali informazioni private e strettamente personali costituiscano oggetto di libera divulgazione verso terzi. Analogamente, ogni adempimento da parte del datore deve essere compiuto nel rispetto della legge sulla privacy. Tale obbligo permane per tutta la durata del contratto di lavoro, anzi fin dalla fase preassuntiva.

Come tutti ben sanno, un altro assai significativo obbligo del capo è quello di garantire il proprio lavoratore sul piano economico-retributivo, versando regolarmente lo stipendio, i contributi obbligatori (ed eventualmente integrativi) alla gestione di previdenza cui è iscritto il dipendente (e che è a sua volta è legata all’inquadramento dato dall’Inps), e svolgendo con regolarità tutti gli adempimenti fiscali, in veste di sostituto d’imposta. Il fondamento dell’obbligo della retribuzione si rintraccia nella Costituzione, all’art. 36. Anzi, avere la busta paga è sempre un diritto del lavoratore, anche quando è stata smarrita, come spiegato qui.

Va rimarcato che tutti gli stipendi erogati, i contributi pagati, e tutte le informazioni previdenziali rilevanti vanno comunicate mensilmente, da parte del datore, all’Inps con il modello Uniemens.

È chiaro poi che sul datore grava un altro obbligo non secondario, ovvero quello di non attuare comportamenti discriminatori ed adottare tutti gli accorgimenti necessari affinché tra gli stessi lavoratori non siano attuati, per tutta la durata del rapporto di lavoro, ed anzi a partire dalla fase preassuntiva. Insomma, non è possibile violare il principio di parità di trattamento dei lavoratori, e non debbono essere distinti lavoratori di serie A da lavoratori di serie B, in base magari a fattori come la disabilità, l’etnia, il colore della pelle o la religione. D’altra parte la difesa del principio di non discriminazione si rintraccia in una fonte normativa essenziale del diritto del lavoro, ovvero la legge n. 300 del 1970, lo Statuto dei Lavoratori (art. 15).

Obblighi datore: la comunicazione dell’assunzione

Al datore spetta un altro rilevante obbligo: entro le 24 ore antecedenti l’inizio del rapporto di lavoro, attraverso il modello Unilav, deve rendere nota l’assunzione con la cosiddetta “Comunicazione obbligatoria” (CO) ai servizi d’impiego del proprio territorio. Questa comunicazione vale verso una pluralità di soggetti quali Agenzia delle Entrate, Inail, Ispettorato del lavoro e Inps. Inoltre, un altro degli obblighi datore è quello di consegnare copia della CO al dipendente, insieme al contratto di lavoro che di fatto formalizza l’assunzione. Non adempiere all’obbligo di CO e non comunicare le eventuali modifiche del rapporto di lavoro con Unilav, comporta una sanzione amministrativa non di poco conto, per lavoro non dichiarato al Fisco.

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Salute e sicurezza dei lavoratori: il Testo Unico del 2008

Norme vincolanti anche per quanto riguarda l’obbligo di garantire la salute e sicurezza sul luogo di lavoro, in ragione magari della pericolosità dei macchinari utilizzati (e che vanno regolarmente messi a punto) o delle sostanze utilizzate (tossiche, corrosive, infiammabili ecc.) in alcuni stabilimenti industriali. La legge di riferimento in materia è la n. 81 del 2008, ovvero il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul luogo di lavoro, un dettagliatissimo apparato di norme che prevede molteplici e giustificate tutele a favore del lavoratore, cui corrispondono altrettanti obblighi datore.

Vogliamo qui di seguito richiamare almeno alcune delle più significative tutele, cui l’azienda è sempre obbligata:

  • anzitutto la nomina del medico competente per i controlli sanitari, laddove si tratti di mansioni che necessitino una sorveglianza periodica;
  • attribuzione degli incarichi e dei compiti ai lavoratori in base alle loro capacità e condizioni, in relazione alla loro salute e alla sicurezza in azienda;
  • nomina di coloro che si occupano della gestione di possibili emergenze come incendi, esplosioni e quant’altro;
  • invio dei dipendenti alla visita medica entro le scadenze disposte dall’iter di sorveglianza sanitaria;
  • imposizione della frequenza, da parte dei lavoratori, ai corsi obbligatori di formazione, aventi ad oggetto salute e sicurezza (da un minimo 8 ore di lezione, in rapporto alla classe di rischio aziendale).
  • valutazione di ogni rischio legato al particolare ambiente di lavoro (laboratorio, sala macchine ecc.) e a ciascuna mansione svolta in azienda, consentendo l’accesso ad alcune aree del luogo di lavoro soltanto ai lavoratori altamente specializzati;

Come è ben noto, un ulteriore obbligo in materia di salute e sicurezza è quello legato alla garanzia della fornitura di dispositivi di protezione individuale come guanti e mascherine, in ragione delle specifiche mansioni e, in questo periodo, anche in relazione all’emergenza coronavirus.

Concludendo, la lista di obblighi del datore è davvero vasta, tuttavia vogliamo citare ancora qualche obbligo fondamentale, in capo al datore di lavoro. Il datore di lavoro, quando intraprende la propria attività lavorativa, deve comunicare all’Inail la denuncia dei lavori (ovvero la denuncia di esercizio o di iscrizione telematica) per il calcolo dei rischi e del premio di assicurazione. Il datore è altresì tenuto al versamento dei premi Inail, che quantifica anno dopo anno annualmente con autoliquidazione. Vi sono eventuali altri obblighi datore che sono legati alla natura dell’attività svolta, o alle dimensioni del luogo di lavoro, o alle modalità con cui si svolge il lavoro (ad esempio smart working). Ma si tratta di doveri di cui poter trovare traccia nel contratto di lavoro, nei CCNL e nelle leggi in materia, per cui è sempre consigliabile esserne al corrente in modo da capire se il proprio datore di lavoro li rispetta uno ad uno.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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