Decreto Rilancio e imprese: il new Deal prospettato dal governo Conte

Pubblicato il 14 Maggio 2020 alle 16:26 Autore: Eugenio Galioto

Decreto Rilancio: ruolo della Cdp, sostegno PMI e ricapitalizzazioni, ecobonus. La possibile influenza delle idee della task force nelle scelte del governo

Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa del 26 aprile 2020

Decreto Rilancio e imprese: il new Deal prospettato dal governo Conte

Abbiamo esaminato, punto per punto, le novità del decreto Rilancio per quanto riguarda gli aiuti alle famiglie, lavoratori e piccoli professionisti. Tuttavia, la manovra contiene anche degli interventi strategici sul piano macroeconomico da parte dello Stato, nonché ingenti aiuti alle imprese per affrontare l’insostenibile crisi economica che stiamo attraversando.

Il decreto Rilancio prevede un meccanismo sblocca-pagamenti da 12 miliardi per la liquidazione dei debiti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2019 da parte di enti territoriali e Asl. Di questi, 6,5 miliardi sono destinati a Comuni, Province e Città metropolitane, 1,5 miliardi sono per le Regioni e 4 miliardi sono riservati alle aziende sanitarie locali. Risorse, queste, che saranno gestite dalla Cassa Depositi e Prestiti, attraverso anticipazioni da restituire entro il prossimo trentennio.

Sarà sempre la Cassa Depositi e Prestiti ad attuare l’operazione “Patrimonio destinato” per gli aiuti alle imprese al di sopra dei 50 milioni di fatturato, mentre per le imprese da 10 a 50 milioni di fatturato scatterebbe il “pari passu“, in cui lo Stato interviene nella ricapitalizzazione con somme analoghe a quelle messe dai privati.

Decreto Rilancio: finanziamenti a fondo perduto per la piccola impresa e Fondo per il turismo

Per le piccole imprese, come spiegato da Conte nel corso della conferenza stampa sul decreto Rilancio, sono previsti finanziamenti a fondo perduto per le imprese che fatturano fino a 5 milioni di euro l’anno. L’indennizzo sarà calcolato in modo proporzionale alle perdite di fatturato subite ad aprile 2020 rispetto al fatturato dello stesso mese del 2019. Per la piccola e media impresa sono previste agevolazioni anche per quanto riguarda il costo delle utenze: si prevede un taglio di 600 milioni, attraverso una rimodulazione delle componenti fisse della bolletta, come i costi di trasporto e gestione del contatore e gli oneri generali. L’intervento riguarderebbe 3,7 milioni di Pmi.

Poi c’è il Fondo per il turismo, l’altra novità di questo decreto Rilancio. Si punta innanzitutto al sostegno della domanda, attraverso un credito per i nuclei familiari con Isee non superiore a 50mila euro, utilizzabile dal 1° luglio al 31 dicembre per accogliere l’offerta ricettiva di alberghi, b&b e altri servizi turistici in ambito nazionale. L’importo del credito è 500 euro per ogni nucleo familiare (300 euro per i nuclei di due persone e 150 per i single), fruibile per l’80% sotto forma di sconto (rimborsato poi al fornitore come credito d’imposta) e per 20% come detrazione di imposta.

Il decreto Rilancio rivoluziona anche la mobilità, con risorse ad hoc per il sostegno al Tpl, riduzione tariffarie per gli abbonamenti annuali e incentivi alla mobilità alternativa ed eco-sostenibile con i bonus per l’acquisto di biciclette a pedalata assistita o monopattini.

Un ruolo imprenditoriale per lo Stato? L’idea di Mariana Mazzucato, vicinissima a Conte

Come è noto, per l’obiettivo del rilancio economico durante la cosiddetta “fase 2“, Conte aveva annunciato lo scorso 10 aprile la costituzione di una task force di esperti, guidata da Vittorio Colao, con l’obiettivo di “elaborare e proporre misure necessarie a fronteggiare l’emergenza e per una ripresa graduale nei diversi settori delle attività sociali, economiche e produttive“. La funzione della task force, dunque, è stata quella di coadiuvare il governo nelle scelte di natura economica e sociale che sarebbero poi confluite nel Dl di maggio, chiamato appunto “decreto Rilancio”.

Tra le figure di spicco della task force guidata da Colao, c’è indubbiamente Mariana Mazzucato. Insegnante all’University College London, la Mazzucato, celebre per le sue idee neo-keynesiane di intervento dello Stato nell’economia, fu fortemente voluta dal Premier Conte a comporre il team degli esperti.

In una vecchia intervista a Repubblica, Mariana Mazzucato aveva parlato espressamente di «occasione per trasformare l’economia italiana». In quell’occasione, aveva ribadito come fossero necessari aiuti immediati alle imprese, ma il sostegno non dovesse affatto essere a pioggia, bensì legato a condizioni chiare, cioè indirizzando «investimenti pubblici e privati verso aree che possano catalizzare innovazioni a livello intersettoriale per affrontare questioni che vanno dalla crescita verde all’invecchiamento della popolazione. Si tratta – aveva proseguito l’esperta – di avere uno Stato con un ruolo catalizzatore con l’obiettivo di intercettare e indirizzare gli investimenti».

Nell’intervista, la Mazzucato aveva individuato quel che, secondo lei, rappresenterebbe il problema principale del capitalismo italiano: «in Italia, il problema è che la maggior parte delle imprese soffre di una certa inerzia e negli anni abbiamo perso grandi attori in grado di guidare le filiere produttive. Dunque, è il momento di attuare una politica industriale decisa che utilizzi gli aiuti pubblici per un cambio di direzione quanto mai necessario». Per cui, secondo l’esperta della task force di Colao, occorrerebbe pensare «in primo luogo a tutti i temi della green economy», nonché al «divario tra Nord e Sud da ripianare», al «divario digitale» , senza dimenticare agli «aspetti di politica fiscale», sull’esempio della Danimarca che «ha deciso che non darà aiuti alle imprese che hanno sede dei paradisi fiscali».

E a proposito di ciò che accade all’estero, la Mazzucato notava come i Paesi che hanno risposto meglio alla crisi pandemica sono quelli che riconoscono allo Stato un ruolo chiave nell’intervento in economia, come Germania e Corea del Sud; per cui per l’Italia «è tempo di riscoprire che la nostra economia ha tutto da guadagnare da uno Stato imprenditore».

«Oggi lo Stato dà già molto alle aziende, ma sempre sotto forma di sussidi e incentivi a pioggia per cercare di risolvere fantomatici fallimenti di mercato – aveva sostenuto la Mazzucato, ribadendo la sua contrarietà agli interventi a pioggia che sono presenti nel decreto Rilancio solo per quanto riguarda la piccola impresa. Lo Stato, secondo l’esperta, dovrebbe «agire in simbiosi con le imprese, indirizzando e coordinando investimenti e iniziative» e «prendendo i suoi rischi come investitore ma ricevendo anche i suoi utili se le imprese, come è augurabile, fanno profitti e li reinvestono in crescita e innovazione». «L’estensione del golden power a una serie di settori considerati strategici – aveva poi aggiunto – va nella giusta direzione, così come aver dotato la Cassa depositi e prestiti di fondi per intervenire nelle aziende in crisi.

Probabilmente, dunque, dietro gli interventi sulla Cassa depositi e prestiti previsti con il decreto Rilancio c’è quest’idea di rilanciare un ruolo attivo e interventista dello Stato nell’economia. Parimenti, il sostegno alla green economy, di cui parlava la Mazzucato, è ben visibile per quanto riguarda l’altra novità del decreto Rilancio: l’ecobonus che prevede la detrazione nella misura del 110 per cento delle spese che le aziende sosterranno tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021 per interventi volti a incrementare l’efficienza energetica degli edifici e all’installazione di impianti fotovoltaici e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici.

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L'autore: Eugenio Galioto

Sociologo, un passato da ricercatore sociale e un presente da analista politico. Scrivo principalmente di economia e politica interna. Amo il jazz, ma considero l'improvvisazione qualcosa che solo i virtuosi possono permettersi.
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