Coronavirus: la Svezia potrebbe diventare un modello per tutti?

Pubblicato il 17 Maggio 2020 alle 13:21 Autore: Guglielmo Sano

Diversi studiosi stanno elogiando la strategia con cui la Svezia ha gestito fin qui l’epidemia di Covid. Potrebbe essere un modello per gli altri?

Vista Stoccolma
Coronavirus: la Svezia potrebbe diventare un modello per tutti?

Diversi studiosi stanno ampiamente elogiando la strategia con cui la Svezia ha gestito fin qui l’epidemia di Covid. A quanto pare, per le autorità del paese scandinavo l’immunità di gregge è l’unica opzione realistica, quindi, è fondamentale raggiungerla nel modo più sicuro possibile.

In Svezia non c’è mai stato un lockdown

Quando l’epidemia di nuovo coronavirus ha cominciato a mostrare tutta la sua pericolosità le autorità cinesi hanno stretto in una rigida quarantena tutta la provincia dello Hubei, il cui capoluogo Wuhan è stato il primo focolaio mondiale di Covid. Sulla scorta di quanto fatto da Pechino, anche molti altri paesi “democratici” hanno scelto di imporre una più o meno rigida forma di lockdown. Solo un paese occidentale sin dall’inizio dell’emergenza ha scelto una strada decisamente diversa: si tratta della Svezia. Di fatto nel paese scandinavo non è stato mai imposto niente che possa assomigliare allo “stato di emergenza” visto ad altre latitudini; certo, sono state molto forti le raccomandazioni fatte ai propri cittadini e qualcosa è stato proibito ma niente sembra essersi mai davvero fermato.

D’altronde, un po’ ovunque le misure di contingentamento si sono dimostrate le uniche efficaci nel rallentare l’espansione dei contagi: tuttavia, il divieto di assembramento in Svezia è scattato solo per i gruppi superiori alle 50 persone, le scuole non sono state chiuse così come le università (anche se bisognava sempre mantenere il distanziamento di sicurezza), per bar e ristoranti non è stata prevista una vera e propria serrata anche se il servizio era sottoposto a misure di contingentamento. In pratica, agli svedesi è stato chiesto di cambiare (volontariamente) i propri comportamenti e di adeguarsi alle norme anti-contagio ormai ben note ovunque, ma non è stato messo in campo nessuno strumento particolarmente repressivo, niente controlli a tappeto: a differenza anche della vicina Norvegia e non solo di molti paesi asiatici, il governo svedese non prevede nemmeno l’introduzione di un app di tracciamento.

Immunità di gregge l’obiettivo (non) ufficiale

Anche se non è mai stato dichiarato ufficialmente dalle autorità, questa strategia non può che avere come obiettivo il raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge. Per quanto il dibattito degli studiosi in merito alla questione “si può/non si può sviluppare” possa continuare, il governo svedese sembra essersi fidato di chi sostiene che l’epidemia sarà effettivamente sotto controllo quando il 60-70% della popolazione avrà contratto il nuovo coronavirus. Una percentuale molto vicina a questa, secondo numerosi esperti, potrebbe essere raggiunta già prima dell’estate; detto ciò, non mancano i critici visto che a essere maggiormente colpiti dagli “effetti collaterali” di tale strategia sono e saranno le fasce più deboli della popolazione (anziani e immigrati su tutti), nonostante gli sforzi che possono essere messi in campo per proteggerle.

In parallelo, i suoi sostenitori, anche se con molte sfumature, ribadiscono a più riprese il concetto che il regime di lockdown di fatto non appare sostenibile nella misura in cui dovesse essere applicato fino alla (eventuale) scoperta del vaccino. Non solo per quanto riguarda l’economia ma anche per la tenuta psicologica della popolazione. In un caso o nell’altro, però, si è quasi al livello di una “lotteria”, purtroppo: il lockdown può evitare grandi danni nelle fasi iniziali dell’epidemia, la ricerca dell’immunità di gregge, almeno per gli svedesi, dovrebbe portare a maggiori vantaggi nel lungo termine. Infine, molti esperti sottolineano come ogni paese sia “un mondo a sé” per certi versi: questo vale anche per la Svezia naturalmente.

Svezia: un modello per tutti?

Dunque, si possono elencare alcuni fattori “chiave” di una strategia definita “vincente” ma che risultano difficilmente replicabili altrove: in primis, gli svedesi – mediamente – sono più in salute di altri popoli, in secondo luogo, tendono a contraddistinguersi per la “fiducia” nelle proprie istituzioni e nei confronti l’uno dell’altro. In più, non si può dimenticare – anche se la questione spesso scade nel proverbiale – come la loro società sia maggiormente improntata all’«individualismo» rispetto a molte altre. Insomma, non chiudere a causa dei contagi ma restare aperti “intorno” al contagio ha funzionato in Svezia ma chissà cosa sarebbe successo nel resto del mondo. D’altra parte, tutti i paesi travolti dal Covid stanno pian piano cercando di ripartire e molti aspetti della “teoria alternativa” svedese potrebbero tornare utili.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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