Giudice arbitrale: chi è, cosa fa e come si diventa. La guida rapida

Pubblicato il 8 Settembre 2020 alle 15:42 Autore: Claudio Garau
Giudice arbitrale: chi è, cosa fa e come si diventa. La guida rapida

Giudice arbitrale: chi è, cosa fa e come si diventa. La guida rapida

E’ noto a tutti che i tempi della giustizia in Italia non sono di certo celeri: sia in ambito civile, sia in ambito penale occorrono lunghe attese per addivenire ad una sentenza che dia ragione o torto. Ebbene, in questo contesto, forse però non tutti sanno che esistono strumenti alternativi alla giustizia ordinaria, ovvero sono disponibili strumenti alternativi di risoluzione delle controversie che, una volta azionati, permettono di non passare per interminabili e costosi procedimenti in tribunale. Vediamo dunque di seguito chi è e a che cosa serve il giudice arbitrale, una delle figure appunto chiamate a svolgere questa utile funzione di “giustizia alternativa”.

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Il giudice arbitrale: su che cosa può decidere

Mancanza di personale, farraginosità di alcune norme processuali ed un enorme numero di cause su cui decidere: ecco alcuni motivi – ma non di certo tutti – per i quali la giustizia ordinaria italiana è perennemente ingolfata, tanto da non riuscire a garantire pronte risposte ai cittadini. Ecco allora che il legislatore italiano ha deciso di introdurre, nel corso degli anni, strumenti come la mediazione obbligatoria (di cui abbiamo già parlato qui) o la negoziazione assistita (già analizzata qui).

In particolare, come sopra accennato, ci focalizziamo qui su una figura che rientra nella giustizia alternativa a quella ordinaria, denominata “giudice arbitrale”o “arbitro”. Attenzione: non si tratta tuttavia di un magistrato che ha superato una selezione pubblica, bensì di un figura differente ma comunque operante nel campo del diritto, con una formazione adeguata al ruolo e soprattutto con il potere di emettere un provvedimento che decide una controversia insorta tra privati.

Le norme che disciplinano il giudizio arbitrale e quindi poteri e funzioni del giudice arbitrale possono essere rintracciate nel Codice di Procedura Civile (artt. 806 e seguenti). Per quanto riguarda invece le materie su cui detto giudice può decidere, la legge pone delle esclusioni. Infatti, non può aversi il giudizio arbitrale nel caso la controversia verta su:

  • diritto di famiglia (come ad esempio questioni relative a separazioni e divorzi, affidamento figli ecc.);
  • diritti indisponibili (di cui abbiamo già parlato qui);
  • ipotesi espressamente non consentite dalla legge, come ad esempio controversie che hanno a che fare con reati (in questi casi il tribunale è d’obbligo).

E’ chiaro che la delicatezza di alcune materie impone che a decidere sia un giudice ordinario di tribunale. Invece, in tutte le altre possibili controversie inerenti diritto civile o commerciale, è certamente applicabile la procedura alternativa con giudice arbitrale.

La decisione dell’arbitro: l’efficacia del lodo

Le parti ovviamente debbono accordarsi per decidere che una figura terza ed imparziale – ma non un giudice di tribunale – si occupi della controversia che le vede contrapposte. Ci sono formali regole procedurali da seguire e chi intende affidarsi ad un giudice arbitrale, deve utilizzare un apposito atto da sottoscrivere, detto “compromesso“: esso in particolare deve indicare con precisione quali sono i quesiti su cui il giudice arbitrale deve esprimersi. Alle parti è altresì permesso di optare o per un unico arbitro o per un collegio di tre membri.

Rileva soprattutto l’atto finale, attraverso cui la procedura giunge a conclusione ed il giudice arbitrale si pronuncia: il lodo arbitrale è appunto quell’atto che include la decisione del giudice arbitrale e che ha gli stessi effetti di una sentenza pronunciata dall’autorità giudiziaria. In buona sostanza, l’accertamento presente nel lodo non più impugnabile fa stato stato ad ogni effetto tra le parti, i loro eredi e aventi causa. Nel dettaglio, il provvedimento diviene definitivo dal momento in cui è sottoscritto dalle parti: in tal ipotesi, come appena detto, produce gli effetti della sentenza di un giudice. In un secondo tempo, le parti del procedimento possono altresì valutare se depositare il lodo presso il tribunale per farlo divenire titolo esecutivo.

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Come diventare arbitro?

A questo punto, è opportuno vedere in sintesi come si può diventare giudice arbitro. Sebbene non sia necessario superare un concorso pubblico come accade per chi vuole diventare giudice di tribunale, è comunque vero che l’iter per acquisire la qualifica professionale di arbitro, prevede una serie di step da rispettare. Vediamoli:

  • l’interessato a diventare giudice arbitro deve anzitutto essere in possesso di requisiti di imparzialità, correttezza ed onorabilità. Tali requisiti sussistono se il soggetto non ha mai subito sanzioni disciplinari dal proprio ordine professionale, non è mai stato interdetto dai pubblici uffici, non è mai stato sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza e se, in particolare, non ha mai subito condanne penali;
  • sempre sul piano dei requisiti, va ricordato che acquisiscono la qualifica di giudice arbitrale senza necessità di far domanda, ovvero sono arbitri di diritto:
    • professionisti, ovvero avvocati, commercialisti, notai e consulenti del lavoro, iscritti all’albo di appartenenza da un tempo non inferiore a 10 anni; tuttavia, negli ultimi cinque anni debbono aver avuto delle esperienze come giudice arbitrale;
    • i professionisti, ovvero avvocati, commercialisti, notai e consulenti del lavoro, iscritti all’albo di appartenenza da almeno 6 anni, a condizione che abbiano frequentato con successo un corso di alta formazione in campo arbitrale. Gli enti di arbitrato, ovvero le camere ADR, possono comunque stabilire altri e diversi requisiti e presupposti per l’accesso al ruolo;
  • sul piano invece delle regole disciplinari, va ricordato che un giudice arbitrale è tenuto ad un comportamento compatibile con il ruolo ricoperto. In particolare:
    • deve seguire corsi di formazione periodica;
    • deve specializzarsi il più possibile;
    • deve essere estremamente riservato su tutto quanto attiene ai fatti e questioni oggetto di arbitrato;
    • non deve subire condanne per illeciti penali non colposi;
    • e non deve subire sanzioni disciplinari, inflitte dall’Ordine in relazione all’esercizio della professione di appartenenza.
  • per accedere alla professione di giudice arbitrale, è necessario fare domanda presso la Camera Arbitrale di appartenenza, includendo tutti i documenti necessari a rafforzare la candidatura per il ruolo.

Concludendo, come si può ben notare, ci sono rigide regole formali da rispettare sia per accedere alle funzioni di arbitro, sia per svolgerle in modo deontologicamente corretto. Tutto ciò però va a favore di una giustizia più celere, più economica e più vicina ai bisogni dei cittadini.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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