Coronavirus ultime notizie: cosa cambia rispetto a marzo per il covid

Pubblicato il 23 Ottobre 2020 alle 11:05 Autore: Guglielmo Sano

Coronavirus ultime notizie: è utile confrontare i dati su contagi e ricoveri di marzo, quando è scattato il lockdown, con quelli di oggi?

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Coronavirus ultime notizie: cosa cambia rispetto a marzo per il covid

Coronavirus ultime notizie: è utile confrontare i dati su contagi e ricoveri di marzo, quando è scattato il lockdown, con quelli di oggi? Una panoramica sui numeri, focalizzandosi sulle differenze tra la “prima” e la “seconda” fase dell’epidemia.

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Coronavirus ultime notizie: tra positivi e tamponi

Coronavirus ultime notizie – Con l’arrivo dell’estate il peggio sembrava passato, il lockdown ormai alle spalle e l’epidemia in contenimento. Tuttavia, le difficoltà che ci potrebbero essere state con l’arrivo dell’autunno erano ben note agli esperti: queste stesse difficoltà adesso che l’autunno è ormai arrivato si stanno presentando. Detto ciò, guardando i numeri, l’Italia è nella stessa situazione di marzo scorso, quando è stata imposta la serrata nazionale, in una situazione migliore o peggiore? Circa una settimana fa era stato il Corriere della Sera a mettere a confronto i dati odierni con quelli primaverili: “la prima impressione è che vada meglio di marzo, la seconda è che si stia mettendo decisamente male”. Tali impressioni si formano su una serie di considerazioni.

Aumento positivi, Rt, terapie intensive e decessi

Coronavirus ultime notizie – Aumento dei positivi? il quotidiano di Via Solferino, per esempio, rileva che il 21 marzo, uno dei giorni peggiori della pandemia c’erano stati 6.557 nuovi casi di positività. Attenzione: non malati o contagiati in generale ma casi diagnosticati che si è riusciti a diagnosticare. Ora, bisogna rapportare questo dato a quello dei tamponi: il 21 marzo erano stati 26mila i test. Il 14 ottobre i nuovi casi sono stati 8.800 circa su un numero di tamponi che ha superato quota 160mila. Dunque, se a marzo il tasso di positività (il rapporto tra positivi e tamponi effettuati) era del 25%, settimana scorsa era del 5,4%. Si può dire che più questo tasso è basso e meglio è (indicherebbe una bassa diffusione del virus), d’altra parte, è chiaro che dipende dalle persone a cui si fa il tampone (a marzo praticamente solo ai sintomatici veniva fatto il test).

Indice di contagiosità – Prima dell’estate si dava grande importanza all’indice di contagiosità (Rt) e agli sforzi che bisognava fare per portarlo al di sotto di quota 1. Questo parametro adesso è passato in secondo piano e non sembra utile, a detta degli esperti, per confrontare l’andamento dell’epidemia tra ottobre e marzo. Gli studiosi attualmente si stanno concentrando più che altro sull’indice di riproduzione virale per capire se abbia un andamento lineare, scenario migliore, o esponenziale, scenario decisamente più insidioso: purtroppo guardando i dati, la progressione del virus sembra procedere in modo esponenziale.

Terapie intensive e decessi – Parallelamente il calo dei ricoveri in terapia intensiva (2.857 il 21 marzo, 586 il 14 ottobre) non vuol dire che il virus sia meno diffuso ma solo che i medici hanno trovato dei modi più efficaci di trattare i pazienti ammalati. Cosa dicono, invece i numeri sui decessi? Neanche il calo delle morti dovute o favorite dal Covid (793 il 21 marzo, 83 il 14 ottobre) è indicativa di un rallentamento dell’epidemia: come per le terapie intensive, i decessi sono diminuiti perché oggi sono più efficaci le cure (inoltre, si è abbassata a 42 anni l’età media dei positivi).

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità
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